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Trump: comunicare in mezzo alla tempesta perfetta

La concentrazione di Donald Trump – Foto Library of Congress

Donald Trump

Trump è il secondo esempio di comunicazione politica presa in esame in questa nuova rubrica. Abbiamo attraversato simbolicamente l’oceano. Siamo partiti dalla regione Campania e dal modo di proporsi del Governatore De Luca, per approdare a Washington, alla Casa Bianca. Qui uno degli uomini più influenti del pianeta, attua una strategia di informazione interessante e da approfondire.

Gli USA ieri e oggi

Gli Stati Uniti nell’ultimo secolo sono sempre riusciti a rafforzarsi durante le grandi tragedie mondiali. L’America era lontana dal baricentro di entrambe le grandi guerre e aveva dalla sua una forte struttura industriale e un sentito patriottismo. Questi e altri fattori li hanno resi protagonisti e vincitori.

Il Coronavirus è invece la peggior piaga per gli USA, perché da una parte colpisce una delle loro più grandi fragilità – il sistema sanitario nazionale – e dall’altra limita la libertà individuale, che oltreoceano è considerata più sacra che in qualunque altro luogo del mondo.

Trump e una crisi senza precedenti

Trump si è quindi trovato a fronteggiare una crisi senza precedenti, perdendo quindi da subito molti consensi. I media, che sono i suoi veri nemici da sempre, ne hanno subito approfittato partendo al massacro, utilizzando come arma la semplice realtà, cioè i dati dei malati, dei morti, dei nuovi disoccupati ecc.
Quindi le mosse di Trump, in particolare quelle di comunicazione, sono state organizzate in maniera scientifica per provare a risalire la china.

L’analisi della strategia di comunicazione

OMS

L’attacco all’OMS gli ha permesso di trovare un colpevole per la mancata preparazione alla pandemia. Portando gli Americani, molto pratici e orientati ai risultati, a dubitare effettivamente che l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia fatto tutto ciò che era in suo potere per contenere la pandemia.

Anthony Fauci

Mette continuamente in discussione Anthony Fauci, consulente sanitario di tutti i presidenti americani da Reagan in poi, ma non lo rimuove dalla task force d’emergenza nonostante non siano in buoni rapporti. Gli americani non prenderebbero bene un suo allontanamento e i media parlerebbero di epurazione, allora Trump semplicemente lo fa affiancare da altri luminari, tenta di oscurarlo e in alcuni casi lo ha anche ridicolizzato mostrando agli americani che non è infallibile come credono.

Kim Jong-un e i media

I media americani affermano con certezza che Kim Jong-un è morto. In conferenza stampa viene chiesto a Trump se ne sa qualcosa. Lui risponde che non può dirlo, con l’aria di chi invece saprebbe benissimo cosa dire. Qualche giorno dopo si scopre che Kim Jong-un è vivo e vegeto e i grandi media USA (in particolare CNN e NBS) perdono credibilità.

Trump e il tweet su Obama

Il giorno della festa della mamma Trump twitta contro Obama accusandolo di aver avuto un ruolo (illecito) nelle indagini dell’FBI sul suo consigliere Michael Flynn, parla del “più grande crimine politico fino ad ora”, un “Obamagate che fa impallidire il Watergate”. E per qualche giorno distrae l’opinione pubblica americana dal Coronavirus.

Virus e Wuhan

Il coup de theatre: dichiara di sapere che il virus è fuoriuscito da un laboratorio di Wuhan e quindi finalmente ha un motivo “reale” per accusare la nemica Cina. Forse un giorno si saprà se il virus è naturale o artificiale, ma nessuno potrà mai provare che, benché naturale, non sia veramente fuoriuscito per errore da uno dei quei laboratori. Accusare la “dittatura comunista cinese” apertamente, arrivare persino a chiedere i danni, smuove gli animi degli americani, che potrebbero sentirsi traditi da un aspirante presidente che non prendesse una posizione così netta: questo per Trump può essere di per sé un vantaggio competitivo alle prossime elezioni.

È tutto in gioco

La sua lotta contro il Coronavirus, contro una forse troppo frettolosa riapertura, contro i media da sempre ostili e anche contro la magistratura è ancora in salita; ma Trump sta giocando tutte le sue carte di grande comunicatore. E se vincerà la battaglia, sapremo di essere di fronte non solo a un fuoriclasse della comunicazione, ma probabilmente al miglior comunicatore politico di questa epoca.