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E se il museo servisse anche a immaginare il futuro?

Sono già quarantacinque i musei italiani che stanno provando a sperimentare un cambiamento di ottica e visione del museo classico. Il passaggio consiste certamente nella conservazione di ciò che è stato, ma anche nel provare a immaginare quello che potrebbe essere

Musei dei Futuri - busti
(by engin akyurt)

Dal museo del passato al museo del futuro

Cosa pensiamo di trovare quando entriamo in un museo? Non c’è dubbio che la risposta più scontata e logica sia quella di ammirare un’opera, o un qualunque reperto, anche una fotografia che ci riporti indietro nel tempo: al passato. Nonostante questo rimanga fondamentale, diverse istituzioni culturali e musei hanno optato per orientarsi nella direzione opposta, ovvero guardare al futuro senza pretendere di prevederlo.

È proprio ieri, 5 ottobre, è iniziato il Public Programme del Network dei Musei dei Futuri, promosso da ICOM Italia e ASviS, con il sostegno del Ministero della Cultura nell’ambito di Ecosistema Futuro. Una rete museale e culturale che, come abbiamo scritto in premessa, coinvolge già 45 musei localizzati in diverse regioni e che prevede un ricco programma di incontri, mostre e laboratori, attività che si svilupperanno prendendo forma tra il 2026 e il 2027.

L’obiettivo non è semplicissimo da intuire. Ripetiamo: non c’è un sistema Nostradamus atto a prevedere il futuro, ma una più semplice idea, quella di capire quanto le immagini che abbiamo del futuro condizionino già le decisioni che prendiamo oggi. Qui diventa essenziale la Futures Literacy, ovvero la cosiddetta “alfabetizzazione ai futuri” di cui UNESCO rappresenta il primo e più importante sostenitore: sviluppare la capacità che ci consenta di confrontarci con scenari diversi, individuare quelle che sono le nostre aspettative e, nel contempo, ridiscutere tutto ciò che consideriamo inevitabile.

Futures Literacy e nuovi scenari culturali

Ecco il vero cambiamento, ecco svelato il vero rovesciamento mentale. Il museo riparte dalle proprie collezioni, mantiene il passato, ma si proietta non più soltanto sul futuro della mobilità, il futuro dell’intelligenza artificiale o il futuro dell’ambiente, o dell’arte, del design, come se ci fosse un’unica direzione possibile, ma si propone anche come uno spazio nel quale provare a capire quali futuri riusciamo ancora a immaginare.

Non è comunque un’esperienza o un esperimento soltanto italiano. Infatti UNESCO sta studiando proprio il rapporto fra musei, cultura e Futures Literacy, ritenendo che questi spazi aiuteranno le persone a mettere in discussione le proprie idee sul domani, costruendo, attraverso il confronto collettivo, nuove possibilità. Se volessimo chiudere con un claim, potremmo dire che il museo assume una funzione nuova: non dirci come sarà il futuro, ma impedirci di pensare che ne esista uno solo.

Fonti

Pubblicato il: 6 Ottobre 2026
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