Cina, un nuovo processo per i SAF punta a ridurre i costi
Una tecnologia sviluppata da ricercatori cinesi riporta l’attenzione sui carburanti sostenibili per l’aviazione. Il nodo, ancora una volta, è il costo

Un gruppo di ricercatori cinesi ha sviluppato un nuovo catalizzatore in grado di trasformare il syngas ottenuto dalla biomassa legnosa in carburante sostenibile per l’aviazione (SAF, Sustainable Aviation Fuel). La tecnologia è stata testata su scala pilota, con una capacità nell’ordine delle migliaia di tonnellate. Secondo un’analisi tecnico-economica riferita a un impianto da 100.000 tonnellate l’anno, il processo potrebbe garantire un margine lordo superiore al 50%.
Il dato va letto con cautela: si tratta di una proiezione economica relativa a un processo ancora in fase di sviluppo industriale, non di un rendimento già dimostrato da un impianto commerciale su larga scala. Per l’Europa, tuttavia, il tema è rilevante.
Le quote europee per i carburanti sostenibili
Con il regolamento ReFuelEU Aviation, l’Unione europea ha introdotto quote minime di SAF per i fornitori di carburante negli aeroporti europei: il 2% dal 2025, con un aumento progressivo fino al 70% nel 2050. Dal 2030 sono inoltre previste quote specifiche per i carburanti sintetici.

Il problema resta economico. La transizione del trasporto aereo è più complessa rispetto a quella del trasporto stradale. Per i voli a medio e lungo raggio, le batterie non rappresentano, almeno oggi, un’alternativa facilmente scalabile. Per questo i carburanti sostenibili sono considerati una delle principali leve per ridurre le emissioni del settore, ma la loro disponibilità e il loro costo continuano a limitarne la diffusione.
La possibile ricaduta sulla filiera italiana
È in questo contesto che il progresso tecnologico cinese assume interesse anche per l’Italia. Se il processo passasse dalla sperimentazione alla produzione industriale mantenendo costi competitivi, potrebbe aprire nuove prospettive nella filiera internazionale dei carburanti sostenibili: dall’approvvigionamento delle materie prime alla raffinazione, fino agli accordi di fornitura con compagnie aeree e aeroporti europei. Per l’Italia, che dispone di un sistema aeroportuale rilevante, di una forte presenza nel settore energetico e di una filiera industriale già coinvolta nella transizione verde, l’evoluzione del mercato cinese dei SAF è quindi un tema da seguire con attenzione.
La questione non riguarda soltanto l’ambiente. Riguarda chi riuscirà a produrre carburanti sostenibili su larga scala, a quale costo e con quale tecnologia.

La Cina punta così a trasformare la ricerca scientifica in capacità industriale. In Europa, nel frattempo, la domanda di SAF non è più soltanto volontaria: è diventata anche una questione regolatoria e industriale.



