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L’anello di Alchek. Un mistero ancora irrisolto

L’anello di Alchek  - anello
L’anello di Alchek ( Museo Sannitico, Direzione Regionale Musei Molise). Foto di Luigi Grandillo

L’anello di Alchek  

L’anello di Alchek è il secondo articolo che affronta l’argomento dei reperti o siti archeologici “che se potessero parlare ne racconterebbero delle belle”. Abbiamo iniziato questo viaggio con la tavola bronzea romana di Larino (CB). Restiamo in Molise. Facciamo un balzo di qualche secolo avanti e arriviamo all’età del dominio longobardo in queste terre, che dal 571 al 1077 faceva parte del ducato di Benevento.

La “Historia” racconta dei guerrieri bulgari capeggiati da Alchek…

Paolo Diacono racconta molto brevemente nella sua Historia Langobardorum che quando Grimoaldo regnava sui Longobardi (662-671) calò in Italia un gruppo di guerrieri bulgari capeggiato da Alchek, o Alzecone. Questi guerrieri, con le famiglie al seguito, arrivarono in nord Italia. Qui chiesero asilo al re dei Longobardi in quanto erano scappati dalla Grande Bulgaria, oggi Moldavia e Ucraina, a seguito di lotte interne. I Longobardi eleggevano i loro re fra i vari duchi e re Grimoaldo, prima di essere eletto, era duca di Benevento. Durante il regno lasciò suo figlio Romualdo a tenere in sua vece le fila del ducato, che più volte i Bizantini avevano cercato di invadere. Così il gruppo di bulgari di Alchek fu invitato dal re a scendere nel ducato di Benevento per mettersi al servizio di suo figlio. Sarebbero stati preziosi in quanto erano guerrieri a cavallo temibili.

L’incontro tra bulgari e longobardi nella valle di Boiano

L’incontro tra i bulgari e i longobardi di Romualdo avvenne nella valle di Boiano (CB), a quell’epoca quasi totalmente deserta da guerre, pestilenze e carestie del secolo precedente, come la guerra greco-gotica del 535- 553, dopo essere state terre floride e popolate in età romana: in cambio dell’impegno a stabilirsi in questa parte del ducato, ripopolarla e difenderla, Alchek e la sua gente ricevettero le terre comprese tra le attuali Isernia, Boiano e Sepino.

Un salto nella storia di 1300 anni

E qui facciamo un balzo in avanti di poco più di 1300 anni e torniamo ai nostri giorni. Nel 1987 durante gli scavi di una cava a Campochiaro (CB), tra Boiano e Sepino, vennero alla luce centinaia di tombe scavate nella roccia. I successivi scavi dell’allora Soprintendenza Archeologica e per i Beni Artistici e Storici del Molise portarono alla luce corredi di tipo bulgaro. In parte, longobardo appartenenti a cavalieri sepolti con i loro cavalli, guerrieri e ricche signore. Tutti elementi che portarono a identificare le persone lì sepolte con i bulgari di Alchek, dei quali scrisse poche frasi Paolo Diacono e che si persero nell’oblio dei secoli fino alla scoperta della necropoli. Al Museo Sannitico di Campobasso si possono oggi ammirare parte dei corredi di queste sepolture uniche in Italia.

L’anello d’oro   

L’anello di Alchek  - la gemma romana
La gemma romana sul fronte dell’ anello ( Museo Sannitico, Direzione Regionale Musei Molise). Foto di Luigi Grandillo)

Fra ricchi gioielli, armi, preziosi vetri e pettini da signora e staffe da cavaliere, queste introdotte in Italia proprio da popolazioni come i bulgari, vi è un anello in oro con una gemma rossa attorno al quale aleggia ancora un mistero. Nella parte esterna della sua cassa c’è una gemma romana, reimpiegata in età longobarda, con i simboli dell’annona. Ovvero il potere civile di ridistribuire le derrate alimentari. Nella parte interna della cassa, quella che va a contatto con il dito una volta indossato, c’è una moneta longobarda con l’effige di Romualdo. Ci sono tutti gli elementi per pensare che questo sia l’anello che Alchek ricevette da Romualdo in segno di nomina a suo gastaldo sulle terre tra Isernia, Boiano e Sepino. E che lo avesse indossato al dito come segno dell’emanazione del potere ducale sulle sue terre.

Ma è l’anello di Alchek?  

La moneta longobarda con l’effige di Romualdo su retro dell’anello (Museo Sannitico, Direzione Regionale Musei Molise). Foto di Luigi Grandillo

C’è però un problema. Il guerriero a cavallo nella cui tomba fu trovato l’anello non aveva superato i 25 anni di età, secondo gli studi sulle ossa condotti dagli antropologi fisici sul suo scheletro. Poteva un capo guerriero come Alchek essere così giovane, contando che da quando guidò i suoi guerrieri fuori dalla Grande Bulgaria fino alla sua morte potevano essere trascorsi almeno 10 anni? Il fatto che nella tomba di questo giovane adulto ci fosse poi una spada tipicamente germanica, e quindi longobarda, una scramasax, induce a pensare che il guerriero appartenesse non alla generazione di quelli venuti con Alchek, ma a qualche generazione successiva che nel frattempo aveva adottato qualche costume longobardo.

E allora che ci faceva l’anello di Alchek in questa tomba? Forse un suo pronipote al quale venne tramandato in eredità l’anello.  Sta di fatto che questo gioiello potrebbe raccontare non solo la cerimonia con la quale Alchek ricevette il gastaldato da Romualdo. Ma anche risolvere il mistero della sua ultima deposizione in una tomba di un giovane cavaliere. Se solo potesse parlare!

Serie “Misteri e particolarità” dei reperti archeologici – Art. 2