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La tavola di Larino. Reperti archeologici che se potessero parlare…

Tavola di Larino - La tavola
La tabula larinates – La tavola di Larino – Museo Sannitico di Campobasso. Immagine della Direzione Regionale Musei Molise, foto Luigi Grandillo

La tavola di Larino reperti che se potessero parlare…

Dopo alcune curiosità sull’età del Bronzo in Europa, con la tavola di Larino, inauguriamo ora un nuovo filone con il quale conosceremo vari reperti archeologici che per particolarità, storia della scoperta o vicende che hanno determinato il loro interramento hanno storie curiose. Se potessero parlare potrebbero svelarci misteri che storici e archeologi non potrebbero mai risolvere, oppure raccontare vicende, anche tragiche, delle quali sono stati protagonisti.

La tabula larinates

Iniziamo questo nuovo filone con una tavola di bronzo di età romana. Trovata in prossimità della città di Larino, in Molise a pochi chilometri dalla costa adriatica. La città, che oggi conta circa 8000 abitanti, in età imperiale romana era un importante centro urbano, con tanto di terme e anfiteatro tutt’oggi visitabili in parte. La protagonista di questa storia, conservata oggi al Museo Sannitico di Campobasso, è una delle tante tavole di bronzo sulle quali venivano trascritte delle leggi stabilite dal governo imperiale e affisse nelle piazze delle città interessate dai provvedimenti.

Larino in Molise vista dall’alto

Una tavola molto speciale

Si tratta però di una tavola molto speciale, recando due provvedimenti legislativi, uno su ogni faccia, distanti tra loro 325 anni. Per il primo siamo nell’ anno 19 d.C., agli inizi del regno di Tiberio. In quegli anni era in vigore in tutto l’Impero una politica di difesa della dignità e della sobrietà nei costumi delle classi alte della società romana, cavalieri e senatori. Perseguendo la politica del suo predecessore Ottaviano Augusto, Tiberio era attento a che l’alta società romana si emancipasse da alcuni costumi ritenuti degeneranti.

E l’invio a Larino di un senatus consultum, ovvero una decisione del senato, da trascrivere in una tavola bronzea affinché venisse affissa in un luogo pubblico, forse il foro, va proprio in questo senso. Il documento, ci dice la tavola, fu redatto in senato da sei senatori. Molti dei quali già famosi per alcune iniziative contro lo sfarzo sfrenato delle classi elevate. Citiamo il senatore Octavius Fronto già famoso per le requisitorie contro il lusso a Roma e lo smodato uso di vasellame in oro ai banchetti. Un vero e proprio bacchettatore.

I divieti per gli abitanti di Larino

Con questa decisione senatoria si informa gli abitanti di Larino che, d’ora in poi, agli appartenenti alle classi equestre e senatoria del municipio di Larino è vietato partecipare come attori a rappresentazioni sulla scena del teatro. Ma anche partecipare attivamente a giochi gladiatori nell’anfiteatro, in modo da preservare la dignità e la forma da tenere in pubblico per le classi dominanti della società locale. Sembra quindi che queste decisioni che riguardano solo Larino, siano state la conseguenza di fatti realmente accaduti.

Ovvero che personaggi politicamente rilevanti si siano dilettati a recitare a teatro e partecipare come combattenti a giochi gladiatori nell’anfiteatro: cose, soprattutto quest’ultima, inaudite. Non solo, ma anche il fatto che l’eco degli avvenimenti sia giunto a Roma. Dove sempre da Roma si presero provvedimenti prima con una commissione di indagine, poi con una legge senatoria. Dalla curiosità, che potrebbe farci invidiare lo zelo della classe politica romana nel reprimere certi costumi disdicevoli da parte dei suoi stessi membri, passiamo al mistero.

Divieti si, ma anche misteri nella stessa tavola

Ovvero l’iscrizione sull’altra facciata della tavola. Siamo nell’aprile del 344 d.C., dice l’iscrizione, e un certo Herennius Lupercus viene nominato patrono del posto. Nel mondo romano il patronus era una figura di grande prestigio, riservata ai patrizi, che doveva rappresentare i ceti più bassi in tribunale. Per realizzare il supporto di questa nuova legge, si riciclò il senatus consultum del 19 d.C.  Lo si tagliò in modo da ottenere una tavola con la parte alta a punta e si incise la nuova legge di proclamazione del patronus in senso perpendicolare a quello del senatus consultum. Purtroppo oggi questo si trova mutilo.

Ma a questo punto, dove sta il mistero?

Sta nel fatto che la tavola non venne trovata dove esisteva il centro romano di Larino. Nel quale con tutta probabilità venne collocato il senatus consultum del 19 a.C., ma in località nei pressi della città. É noto che le tavole di bronzo con incisa la nomina a patronus erano date in mano allo stesso interessato, il quale poi le affiggeva in una sua proprietà. In quale edificio la avranni affissa nel 344 d.C.? Chi autorizzò a staccarla dal luogo pubblico in città nel quale si trovava da 325 anni? E perché riciclare proprio quella? Domande alle quali difficilmente si potrà dare risposta.

Serie “Misteri e particolarità” dei reperti archeologici – Art. 1