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Quando perdi di 80 punti (il “Bersaglio corto”)

Bene dai “bersaglio corto” è carino in sé. Vuol dire tutto e vuol dire niente, ma… Ma? Ma un significato ce l’ha ben preciso nello sport. Magari ne risentiremo parlare in diretta su RSI la radio Televisione Svizzera, dove lui Luca sarà a fare le telecronache del mondiale di Rugby. Intanto cerchiamo di capirne il significato qui nel suo articolo, sempre di Luca. Poi dall’8 settembre accendiamo la TV.

Bersaglio corto

Stupisce che un «trucco» da spogliatoio così utile per aziende e famiglie non venga raccontato.

È usato. Un mistero.

Che tra i quintali di retorica «building» e «coaching» non trovino posto le utilità più dirette dello sport. Quando una squadra di alto livello sta perdendo di 80 punti spesso ci stupisce per la dignità, il combattimento e il (termine nauseabondo per usura) «non mollare».

Per forza, in spogliatoio l’allenatore o il capitano hanno stabilito un obiettivo ricalcolato.

In gergo si parla di «Bersaglio corto».

Cos’è sto bersaglio corto?

Cosa è:

«Dimentichiamo il risultato. Nei prossimi 3 minuti dobbiamo riuscire a non incassare punti».

«Dobbiamo mantenere il possesso palla per almeno almeno 50 secondi alla volta. A ogni mantenimento ci segniamo un punto mentale»

«Adesso dobbiamo segnare. Rischiamo pure l’intercetto, becchiamo pure un altro gol/meta/canestro ma dob-bia-mo segnare entro il 43esimo minuto»

Così le squadre entrano in campo con un obiettivo difficile ma reale, un motivo di unità, un bersaglio comune che NON VIENE raccontato al pubblico ma spiega gli atteggiamenti positivi, le espressioni facciali, i micro-festeggiamenti, insomma la dignità.

Bersaglio corto: Luca
E’ lui Luca

A cosa serve («…tanto hai perso comunque»)?

Serve a ripartire dall’allenamento del lunedì (se hai giocato domenica o sabato) con facce diverse, con dignità conservata, con motivi di scherzo, con frammenti video VINCENTI.

Leggi anche:  SPORTBOUNCE. La differenza tra avversario e compagno di squadra

A quel punto si può davvero concludere di aver perso perché gli avversari erano più forti.

Molto diverso dal registrare una sconfitta per rinuncia o per sciatteria. Tutto questo arriva al pubblico, agli sponsor, alla mitologia personale, all’autostima. Un lavaggio carsico che riemerge dove vuole.

Ok, sappiamo tutti che vincere è meglio, no?

Ma immaginiamo se anche le aziende in crisi, le famiglie coi conti in rosso si unissero in un bellissimo, ridotto, difficile (guai a darsi obiettivi da spogliatoio troppo facili) bersaglio invece di beccarsi come i capponi di Renzo Tramaglino o come tutti i coniugi medio borghesi che si rispettino («che si rispettino» per modo di dire, perché io non li rispetto, mettiti nei panni e negli occhi dei figli: due genitori che si compattano su un obiettivo ricalcolato o che si accusano con voce stridula).

Sai che rimbalzo sportivo (SportBounce) negli equilibri planetari?

Serie SPORTBOUNCE – Art. 8. Ecco gli altri altri articoli della serie: Volata (sport gaelico…”. basta con meglio che niente. “Troppo facile…“.” E nessuno si offende“. “Telecronisticamente corretto“. “Differenza tra avversario e compagno”.” Quando la partita è brutta“.

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