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SPORTBOUNCE: Telecronisticamente corretto (Carlton Myers)

Che significa “telecronisticamente corretto”? Forse esiste una forma di “telecronisticamente scorretto” certificata ed accettata? Cari lettori, chi scrive qui è Luca Tramontin, non è che da lui qualcuno si aspetta articoli e servizi stile “copia e incolla” per caso? Lui è di un’altra categoria, scrive, fa pensare e riflettere. Questo è giornalismo. Si proprio “(tele) – cronisticamente corretto”. Piaccia o meno.

Telecronisticamente corretto

Quello che mi spaventa di più del razzismo è la sua capacità mimetica.

«Carlton Myers ha preso la creatività e il fisico da parte del padre, e l’intelligenza tattica dal lato della mamma».

Spaventosa.

Suona innocua, ma questa frase che ho colto e segnalato da una telecronaca (e non da un’osteria) decenni fa mi ha spaventato.

Proprio perché passa sotto il radar.

Lo sport ha un dovere anti-razzista aggiuntivo rispetto a tutti gli altri bacini di utenza umana, ma sembra che le proteste, le energie, le raccolte di firme si scatenino solo contro il palese e molto meno contro il grave.

La apparentemente complimentosa frasetta nasconde l’idea che dal lato nero non si possa pescare un solido lato razionale. Il classico stereotipo positivo è come il mercurio nel tonno e le polveri sottili nell’aria, passano dentro, agiscono e magari ci fai anche una risatina.

Altre forme di “Simpa-Simpatia”

Ci sono altre forme di “Simpa-Simpatia” (sarcastico) che fanno da conduttore a concetti razzisti gravi che hanno per tratto e tubo comune il sorrisino e l’apparenza gentile.

E se lo sport ha un dovere «anti» aggiuntivo, SPORT CRIME in un certo senso ancora di più. Nella nostra serie TV gli scherzi sulla mia mano destra, sulla pelle di Jaden, sulla non-gamba di De Beni, sul doppio-sudismo di Gianluca sono continui e martellanti, come in spogliatoio.

Telecronisticamente: Toussaint Mavakala in una scena di SPORT CRIME
Toussaint Mavakala in una scena di SPORT CRIME

Perché si entra in un altro tema parallelo e sottovalutato, la libertà di ognuno di vivere le sue caratteristiche come vuole, e se non ha voglia di vederle come difetti sofferenti affari suoi. In questo caso nostri.

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Migliaia di rapper si autodefiniscono «N», così ha fatto anche Muhammad Ali. Nella linea di abbigliamento di SPORT CRIME ci sono dei capi con le 3 dita di stoffa, battute sugli slavi si perdono tra le sceneggiature.

Appurato che nessuno è obbligato a scherzare, nemmeno a guardare una serie che lo faccia, ci sono da fissare due punti, umani e sportivi:

1) l’offesa razziale e discriminativa va punita senza giustificazioni e fattori mitiganti,

2) non si può vietare alle persone di scherzare come vogliono.

Il confine

A me sembra facile e chiaro dove stia il confine, ma so che non è così.

Vorrei uno scenario nel quale (ripeto: come in molti spogliatoi) la pelle, le dita, le gambe sono argomenti così qualsiasi da poter essere (verbo transitivo) scherzati come la mancanza di capelli o la macchina tamarra. Perché significherebbe che sono passati da “difetti” a caratteristiche.

Con il mio vissuto non capirò mai come si possa scherzare sui capelli rossi di Walter Dal Farra e non sulla pelle nera di Jaden. Ci vorrà uno bravo per convincermi che ci sia una enorme differenza.

Mi riferisco al lato umano attuale ovviamente, perché sul piano storico è diverso, so bene che i grandi bassisti bellunesi non venivano strappati dalla loro terra per essere venduti qualche continente più in là.

Walter Dal Farra sul palco con Robin Le Mesurier

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