L’essenza del Made in Italy raccontata da Domenico Dolce
Da un libro Moda Sposi 2.0 della nostra autrice e collaboratrice Arianna Geronzi all’incontro dello stilista Domenico Dolce, ospite di un importante evento romano, il festival FORMA, ecco come nascono alcune considerazioni e spunti fra quello che è stampato sul libro e quello della voce viva di un grande personaggio della moda italiana

Domenico Dolce
Ho avuto il piacere di ascoltare l’intervista organizzata nell’ambito della manifestazione festival FORMA – Prospettive di Moda, Arte e Creatività, svoltasi a Roma lo scorso mese di marzo con il patrocinio del Comune di Roma e delle maggiori accademie di Moda d’Italia. Si tratta di un evento ricchissimo di spunti per gli appassionati del settore e dei futuri studenti, che ha coinvolto centinaia di appassionati di moda e design della capitale.
Il Teatro Nuvola di Roma ha accolto la conferenza stampa di Domenico Dolce. L’abbiamo ascoltata e ne facciamo un sunto con dettagli e spunti molto interessanti.
Un Brand di Eccellenza che va oltre la Moda
Il Made in Italy non è solo sinonimo di alta moda e sartoria di lusso, ma rappresenta un’intera filosofia di eccellenza, che abbraccia settori come l’enogastronomia, l’automotive e il design. È un marchio riconosciuto in tutto il mondo, sinonimo di qualità, creatività e ingegno, caratteristiche che continuano a rendere l’Italia un leader globale in molteplici ambiti.
L’eleganza è senza tempo
L’Italia è la patria delle più grandi case di moda, da Dolce & Gabbana a Valentino, da Giorgio Armani a Prada. La sartoria italiana è un’arte che ha influenzato il mondo intero, con un savoir-faire che combina tradizione, innovazione e attenzione ai dettagli. Ogni capo racconta una storia di maestria e qualità, rendendo il Made in Italy un sigillo di autenticità e raffinatezza.
Made in Italy di Domenico Dolce

Nel mondo della moda, dietro ogni grande stilista si cela una storia di tradizione, passione e artigianalità. Questo è particolarmente vero per Domenico Dolce, co-fondatore di Dolce & Gabbana, cresciuto tra le stoffe e gli aghi della sartoria paterna, visto che suo padre era sarto, e lo racconta con una nota di orgoglio.
Da lui, il giovane Domenico ha imparato il valore dell’attenzione ai dettagli, il rispetto per i tessuti e, soprattutto, la capacità di vedere oltre l’abito: di capire chi lo indosserà e quale emozione dovrà trasmettere. Nel corso degli anni, il Made in Italy si è affermato come un simbolo di eccellenza, creatività e autenticità. Domenico Dolce ha vissuto questo percorso in prima persona, trasformando l’arte sartoriale, partendo dal suo paesino siciliano di montagna, Polizzi Generosa, fino al trasferimento a Milano, dove la sua dimensione di moda entra a pieno titolo, dopo varie collaborazioni e sfilate, grazie al supporto di donne facoltose che acquistavano i loro capi in un linguaggio universale.
La moda come strumento di identità
Nei miei libri sono stati approfonditi gli stessi valori di cui ha parlato lo stilista, raccontando la moda come strumento di identità e cultura, molto vicina alla filosofia che lui stesso esprime.
I due giornalisti hanno chiesto allo stilista che cosa significasse per lui oggi il Made in Italy e lui ha risposto che per lui il nostro brand nazionale significa tradizione, radici profonde e un legame indissolubile con la nostra cultura. Quindi non si tratta solo di moda, ma di un intero sistema che parte dalla sartoria e arriva alla gastronomia, all’automobile, all’architettura. L’Italia è una somma di esperienze, di territori e di creatività che si fondono. Ognuno ha la propria identità, la propria tradizione, e secondo Domenico, che odia la globalizzazione, questo è il vero lusso: non omologarsi, ma rimanere autentici.
Premio Arbiter per il brand del Made in Italy per eccellenza
La coppia di stilisti, infatti, creò nel 1985 la loro griffe, spinti da consulenti ed esperti di moda, ma all’inizio fece molta fatica a uscire e conquistare il grande pubblico. Domenico Dolce ha affermato che il loro team non crea solamente abiti, ma racconta storie, trasmette emozioni e interpreta le esigenze di chi li indossa.
Questa funzione, diciamo sociologica nonché di appartenenza, risulta anche nelle mie interviste ad altri grandi della moda e dai famosi sarti italiani premiati dal Premio Arbiter.
E ancora nei miei libri, ho ritrovato la stessa idea primigenia di Dolce: la difficoltà di emergere nel settore moda e la fatica di tirar fuori la propria creatività legata al proprio mondo interiore, come i due stilisti, all’inizio della carriera e dopo il trasferimento a Milano, fanno fatica ad ingranare. Domenico ammette, nel suo racconto anche intimo, di fronte alla platea, di aver fatto salti mortali per creare la prima collezione del marchio ed aver dovuto chiedere piaceri perché non avevano i soldi per pagare le modelle.
Così ne parla il libro Moda Sposa 2.0

La stessa idea di Dolce viene espressa nel primo capitolo del libro “Moda Sposi 2.0“: “La moda non è solo estetica, è memoria, è appartenenza. Ogni abito, ogni accessorio ha una sua voce, un suo significato. E questo è ciò che rende unico il Made in Italy.” Perciò riflette sul valore dell’artigianato, in quanto oggi sia ancora determinante per la moda italiana.
L’artigianato è il cuore pulsante della nostra industria. Non è solo un gesto tecnico, ma un’interpretazione della materia. Pensiamo alle mani esperte che confezionano un vestito, che lavorano la pelle per creare una borsa, che intagliano il legno per i mobili di lusso. Tutto questo è Made in Italy. Non basta creare un prodotto, bisogna infondergli anima e valore.
L’Italia è moda, enogastronomia e automotive
Tutte queste forme di espressione culturale e iconiche, queste eccellenze si intrecciano poi con la moda nel discorso di Dolce. Moda e design dialogano con tutto ciò che è stile di vita. Pensiamo al Parmigiano Reggiano, ai grandi vini, alle supercar come Ferrari e Lamborghini: tutti esprimono un’identità culturale e un senso di appartenenza.
Lo stilista ci parla del momento della creazione di una collezione: lui pensa soprattutto che l’Italia non è solo un luogo, ma è anche un insieme di tradizioni che si incontrano. Il loro brand è diventato mondiale anche grazie a tante star che apprezzano la loro cifra stilistica, apprezzano i pizzi e i colori della Sicilia che in moltissime collezioni vengono utilizzati e proposti al grandissimo pubblico mondiale.
Cosa possiamo dire ai giovani che oggi vogliono seguire un percorso nella moda?
Sicuramente di essere coraggiosi, di non omologarsi e di credere nell’artigianato. Viviamo in un’epoca di grande cambiamento, ma il Made in Italy ha un valore intrinseco che non potrà mai essere sostituito. La qualità, la passione, la cura nei dettagli sono ciò che rendono la moda italiana unica.
Un’ipotetica domanda a Dolce: “Qual è il futuro del Made in Italy?”
Intanto medito, rispetto a tutto quanto sta succedendo nel panorama del mondo della moda, del lusso e le evoluzioni dei brand grazie alla tecnologia, credendo fermamente che il futuro è nelle mani di chi saprà innovare senza dimenticare le radici. Il nostro compito è preservare e promuovere ciò che ci rende unici.
Secondo me, la moda, il design, la gastronomia, l’automotive, tutto fa parte di un’eredità da custodire e far evolvere. E io, con i miei libri, sto contribuendo a questo racconto corale e globale.
Il festival FORMA è stato sicuramente un modo per mettere un ulteriore mattone a difesa delle nostre tradizioni e della competenza tutta italiana, e sono felice di percorrere, come un’ipotetica retta parallela, un viaggio nell’eccellenza italiana.
Questa intervista celebra il Made in Italy come un universo di tradizione e innovazione, un patrimonio culturale che continua a evolversi e a ispirare generazioni. La moda è parte di un grande sistema, che abbraccia molti aspetti della realtà umana e in cui la creatività “fa da padrona”.
Il Cuore Sartoriale del Made in Italy

La storia della moda italiana è profondamente legata al Sud. Basti pensare che molti dei più celebri stilisti che hanno dominato il panorama internazionale dagli anni ’60 in poi hanno origini meridionali. Questa radice culturale ha generato un’energia creativa unica, fondata su un mix irripetibile di tradizione, innovazione e savoir-faire artigianale.
Dolce afferma che il Made in Italy non è solo un’etichetta: è un’eredità, una promessa di qualità, un racconto che parte dai laboratori dei sarti e arriva sulle passerelle di tutto il mondo. Oggi, più che mai, la sartoria diventa un simbolo di resistenza culturale e di esclusività.
In un mondo dove tutto è prodotto in massa, il vero lusso è il tempo che un artigiano dedica a creare un capo perfetto, afferma Dolce. Ed è proprio questo il valore intrinseco del Made in Italy: una fusione di tecniche centenarie e modernità, che mantiene vivo un sapere antico pur restando all’avanguardia.
Il futuro della moda di alta qualità è qui, in Italia, dove l’importanza della sartoria e delle nostre tradizioni nel panorama mondiale devono venire esplorate con profondità. La moda non è solo semplice “vestire”, ma è cultura, è identità, è arte, è Made in Italy.



