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Graziella Belardi Balbi dalla deportazione alla scuola

Ricordo di Graziella Belardi Balbi

Graziella Belardi Balbi - margherita
(L.Bick)

Lo scorso 8 settembre, presso il Teatro Akropolis, ho partecipato al Convegno dal titolo “Graziella Belardi Balbi: i suoi ideali, la sua scuola”, organizzato da un gruppo di ex docenti e componenti del personale scolastico della Scuola “25 Aprile” di Genova Sestri Ponente, per commemorare il centenario della nascita di una protagonista di grande rilievo della Resistenza genovese, la quale, dopo la Liberazione, dedicò la propria vita all’impegno civile e sociale, prima di tutto come Insegnante e Capo d’Istituto, capace di introdurre innovazioni metodologiche, organizzative e didattiche che nel tempo, sino ai nostri giorni, sarebbero diventate capisaldi della normativa scolastica e delle prassi pedagogiche.

Ma Graziella Belardi Balbi è stata anche una figura di spicco a livello nazionale, con la nomina ministeriale a membro del Consiglio del Centro Europeo dell’Educazione – in seguito diventato Invalsi, l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione – e ricoprì un ruolo di primo piano nell’Associazionismo Sindacale dell’Italia postbellica nell’Organizzazione SINASCEL Cisl, poi confluita nella CISL Scuola.

La deportazione e il ritorno alla vita pubblica

Nell’intervento con cui mi è stato dato l’onore di avviare i lavori del Convegno dal collega e amico Prof. Marco Traverso, Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo “Borzoli”, di cui fa parte la Scuola “25 Aprile”, che ringrazio per aver ricordato sia il mio ruolo sindacale che l’Istituto Comprensivo che dirigo, “Sestri Est”, in cui si trova lo stesso Teatro Akropolis, ho ritenuto opportuno far emergere un aspetto non secondario della ricca biografia della Staffetta Partigiana che, appena diciottenne, a causa del suo impegno politico antifascista, subì la deportazione nel campo di concentramento di Ravensbrück, in cui venne sottoposta a torture e sperimentazioni.

Ho ricordato, infatti, una reazione costante delle Vittime sopravvissute alle deportazioni naziste – la cui illustre voce diretta è destinata a spegnersi, rendendo ancora più preziosa e irrinunciabile la trasmissione della memoria storica alle nuove generazioni – che spesso, prima di rientrare nella vita pubblica per testimoniare le loro terribili esperienze, hanno scelto un lungo periodo di silenzio e di isolamento per ragioni diverse: la difficoltà di raccontare in un contesto storico improntato allo slancio della ricostruzione l’indicibile sofferenza subita; l’esigenza di ritrovare la “normalità” di una dimensione familiare e privata; addirittura il senso di colpa per essere sopravvissuti rispetto alla moltitudine dei Caduti.

L’impegno nella scuola e nel sindacato

La partigiana Pilly, nome di battaglia di Graziella, invece, a pochi anni dalla fine della Guerra si dedicò con slancio e una dedizione straordinaria alla professionione di Insegnante, poi diventò Direttrice Didattica e Sindacalista: ruoli accomunati dalla volontà di porre al centro della propria azione la relazione con gli altri, con particolare cura verso le esigenze degli studenti che ne avevano più bisogno, che oggi definiremmo “fragili”. Lo stesso impegno per una scuola “al plurale”, partecipata e inclusiva, si tradusse in innovazioni didattiche e metodologiche di imprescindibile attualità: l’introduzione del tempo pieno nell’organizzazione oraria della giornata scolastica, ad esempio, oltre al valore pedagogico e sociale di arricchimento dell’offerta formativa e di rafforzamento dell’alleanza tra la scuola e le famiglie degli alunni nella presa in carico delle esigenze organizzative dei genitori, implicava il superamento dell’autoreferenzialità dell’Insegnante unico per aprire il sistema scolastico alla reciprocità e al confronto collegiale.

Una figura autorevole e umana

Dalle commosse testimonianze dei docenti che hanno avuto il privilegio di essere suoi colleghi o di averla avuta come Direttrice, è emersa una Donna che nel nostro tempo sarebbe sicuramente un riferimento alto non solo del Ponente genovese ma probabilmente del Paese.

La terribile esperienza della Deportazione non solo non aveva mortificato, ma aveva potenziato uno straordinario profilo personale e pubblico: autorevole e determinata, ma sempre pronta all’ascolto e alla comprensione; rassicurante e al contempo sorprendente; capace di trasmettere e far condividere una visione di scuola ben radicata sui principi pedagogici fondamentali, ma in grado di rinnovare i modelli didattici a favore del percorso formativo dei discenti.

Delle tante considerazioni di profonda stima, affetto e rimpianto per la sua improvvisa scomparsa nel 1991, che ho ascoltato al Convegno, desidero riportare il commento più semplice, ma profondamente prezioso per la carica di umanità che esprime: “Metteva tutti a proprio agio”. Graziella Belardi Balbi, oltre agli aspetti civici e professionali della sua vita eccezionale, è stata una grande promotrice di benessere sociale. Confidiamo che attraverso l’impegno attivo di quanti ne ricordano il valore possa continuare ad esserlo.

Pubblicato il: 14 Settembre 2026
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