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Centomila, uno, nessuno

Siamo centomila. Ma continuiamo a comportarci come uno. E così, alla fine, diventiamo nessuno

Luigi Pirandello

Certo è evidente che prendiamo in prestito, e lo facciamo con molta umiltà, il titolo di una opera appartenente alla cultura mondiale: Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello. È immaginiamo altrettanto evidentemente che non possiamo e non vogliamo paragonarci a Pirandello, vogliamo semplicemente fare una riflessione sotto l’ombrellone, per provare a rovesciare quel concetto applicandolo al nostro sentimento sul momento etico della nostra società.

Pirandello intende per uno l’individuo, ciò che pensa di essere, mentre per centomila intende l’immagine che gli altri hanno di lui, cioè dell’uno singolo. Nessuno è il risultato finale, ovvero la presa d’atto che probabilmente una unica identità definita forse non c’è, non esiste.

Noi invece vorremmo iniziare dal contrario: dal noi. Dai centomila, che poi in realtà siamo milioni di persone, di lavoratori, di studenti, di imprenditori, di dipendenti, di consumatori, che se abbiamo un obiettivo comune possiamo rappresentare una forza enorme.

Il comportamento dell’uno

Poi però troppo spesso, anzi quasi sempre, ci comportiamo come uno. Uno solo con il proprio interesse personale o di categoria, per ottenere il proprio singolo piccolo vantaggio, spesso economico o di potere. E tutto ciò che non riguarda l’uno, ovvero ciò che accade agli altri, alla fine riguarda solo gli altri. Ed ecco che allora, col pensiero o con i fatti, l’espressione tipica è “Finché non tocca me, non mi interessa”.

Cosicché i centomila sono semplicemente centomila individui. Isole di un arcipelago: si vedono, si sfiorano quasi, ma mai si toccano. È la regola non scritta, ma di buon senso, dice che la moltitudine, senza una direzione comune, perde gran parte della propria forza.

Gli esempi della forza collettiva

Qualche esempio? Perché funziona uno sciopero? Perché migliaia di persone decidono di fermarsi contemporaneamente. Nel calcio, giusto per toccare un argomento che la stragrande maggioranza degli italiani conosce, naufragò in pochissime ore il progetto della Superlega. Ricordate? La reazione dei tifosi fu immediata e, col supporto dell’opinione pubblica, bastò veramente pochissimo in tutta Europa per decidere di lasciare stare tutto com’è ancora attualmente.

Attenzione però, non vorremmo che il ragionamento diventasse fuorviante. Essere in tanti non vuole dire però avere automaticamente ragione. Ma il significato è invece semplice, ma profondo: quando tanti individui riescono a riconoscersi in qualcosa di comune, diventano una forza.

Comunità e identità condivisa

Non è solo questione di egoismo, ma molto più probante è la difficoltà, degli italiani in particolare, a sentirci comunità. Non significa che dobbiamo tutti avere lo stesso parere, né che dobbiamo cancellare le differenze, ma è invece importante prendere coscienza che su alcune questioni possiamo avere un interesse comune.Ecco perché centomila non è solo un numero, ma può davvero essere una forza. Se siamo centomila, ma continuiamo a comportarci come uno, alla fine siamo nessuno.

Ecco allora nuovamente perché: Centomila. Uno. Nessuno!

Pubblicato il: 9 Agosto 2026
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