“Gatti di Vicolo Miracoli”, è ora di…

Verona e “Arrivano i Gatti”. Uno sguardo che torna
È ora di riguardare quel film, “Arrivano i Gatti”. Non è il mio genere, non sono i miei anni, non è il mio linguaggio. Ma è la mia città, lo scenario delle mie origini e la Verona dei miei genitori. E ci ho trovato dentro molto altro.
Una storia di sfaccendati aspiranti, con tournée in bicicletta, palestre che sanno di noia e di adipe stagnante, immagini di paese dentro e fuori la capitale, le mie piazze, le automobili che guidava o commentava Antonino Scalia quando ero piccola.
La demolizione degli stereotipi fisici, la palestra sopportata male sia da chi deve dimagrire che da chi sbuffa per far dimagrire, le cortesie di paese raccontate per quello che sono – cioè degli obblighi perché non c’è niente di meglio in giro – e non con idealizzazioni brutte. Vanzina insomma la racconta così com’è, o meglio come era. O forse tutte e due, perché certe scene le rivedo ancora.
Rivedere un’epoca attraverso un film
Per ambientare mio padre nei suoi trenta o quarant’anni faccio prima a guardare I gatti che ad ascoltare i sociologi web con le loro pillole. E se qualcosa mi dà fastidio… bene, quello è il fastidio per quegli anni, belli sì, ma non perfetti come tendono a raccontare le persone che invecchiano.
Le zitellissime della scena del notaio (con Oppini in mutande vittima delle “canne”) mi hanno raccontato le recenti super-modernissime manager della Film Commission Verona, alla quale ci hanno mandati all’inizio dell’avventura di Sport Crime a discutere di turismo e finanziamenti. Reale, anzi no, le due di Vanzina sono più sveglie. All’epoca “Arrivano i Gatti” mi annoiava perché tutti facevano il verso degli slogan (evidentemente riusciti) di Jerry Calà e perché appena usciti da Verona tutti cantavano “Verona Beat”.
I GATTI DI VICOLO MIRACOLI – Verona beat (1979)
Scene che tornano, luoghi che restano
La scena iniziale di danza, con Smaila che suona il piano da danza noiosa, con l’insegnante macchiettistica che stufa le ragazzine: e appena se ne va, sotto di piano jumpy e rock and roll e risate, e i corpi si muovono liberamente. Lo ammetto: molto Sport Crime. Non cadrò nella trappola di trovare significati profondissimi dove non ci sono, ma ho capito che molti film vanno visti con un certo corpo, con una certa esperienza, insomma quando è ora.
Ciao, vado in palestra a pochi metri dalla scena dei quattro in bicicletta appaiati che parlano di introiti e calorie.




