Globe Today's

Notizie quotidiane internazionali

Paolo Musso: innovare l’università? Serve tanta fantasia

Paolo Musso: innovare l’Università? Con i pochi mezzi a disposizione, per innovare l’Università italiana, è necessario contribuire con una massiccia dose di fantasia. Come, lo scopriremo leggendo il primo articolo dell’illustre scienziato di fama internazionale che in questo modo inaugura, all’interno di “Globe Topics”, la rubrica “Evoluzione”. In calce al pezzo di Paolo Musso, una lunga nota biografica, che la sua storia richiede.

Volevo fare l’astronauta

Inaugurazione del 70° Congresso Mondiale di Astronautica – L’omaggio agli eroi dell’Apollo 11 (Washington, 2019-10-21)

Da bambino volevo fare l’astronauta.

Purtroppo, però, i tempi non erano maturi, perché allora solo sovietici e americani ne avevano la possibilità. Mi affascinavano anche le stelle, i dinosauri e le antiche civiltà andine, per cui a lungo ho pensato di intraprendere una carriera scientifica, ma avrei dovuto specializzarmi e non sapevo decidermi ad abbandonare le altre mie passioni per seguirne una soltanto. Ero anche un grande appassionato di fumetti e di fantascienza, ma a disegnare sono negato, mentre a scrivere me la sono sempre cavata piuttosto bene, ma allora mi esprimevo soprattutto attraverso la poesia.

Così è finita che sono diventato un filosofo della scienza e dal 2004 insegno nel corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università dell’Insubria.

In quella sede ho trovato l’ambiente ideale per i miei metodi piuttosto anticonvenzionali e ho potuto sviluppare molte attività decisamente innovative, nonostante le sciagurate politiche messe in atto, in modo assolutamente multipartisan e senza eccezione alcuna, dai vari Ministri della Pubblica Distruzione alternatisi negli ultimi trent’anni, tutte riassumibili in due soli concetti: sempre meno soldi e sempre più burocrazia.

Ho ricuperato le cose lasciate per strada

Infatti (come sempre accade quando si trova la propria vera vocazione), oltre ad occuparmi dei temi canonici dell’epistemologia (peraltro con un approccio niente affatto “canonico”), un po’ alla volta ho ricuperato, benché in forme diverse, anche le cose che apparentemente avevo lasciato per strada: così ho cominciato ad insegnare come visiting professor in una Università peruviana, la UCSS di Lima; sono entrato in un gruppo di ricerca ufficiale della International Academy of Astronautics (IAA); poi sono stato coinvolto coinvolto in un progetto per costruire un linguaggio per le comunicazioni con eventuali civiltà extraterrestri; sono andato in Amazzonia a studiare uno straordinario modello di comunicazione tra le civiltà terrestri; sono diventato di casa alla Sergio Bonelli Editore, la più grande editrice italiana di fumetti; ho cominciato a tenere il primo corso universitario italiano sulla fantascienza.

Infine, proprio adesso sto per inaugurare un centro di ricerca di cui, tra gli altri, farà parte anche Walter Álvarez, lo scopritore del meteorite che ha causato l’estinzione dei dinosauri.

In questo mio primo articolo…

In questo primo articolo cercherò di darvi un quadro generale di come tutto ciò è accaduto, mentre in altri che seguiranno vi parlerò più in dettaglio di tutte le cose e le persone straordinarie che ho scoperto in questa appassionante avventura che ormai è la mia vita.

Come quasi tutti i filosofi della scienza, ho cominciato la mia carriera occupandomi del metodo scientifico, ma, diversamente da quasi tutti, l’ho fatto in un modo molto originale: difendendo il realismo scientifico. Se la cosa non vi sembra molto originale, ne sono contento, perché è un incoraggiante segno di sanità mentale. Tuttavia è purtroppo un fatto che (per ragioni che spiegherò la prossima volta) più la scienza è andata scoprendo cose fantastiche sull’universo in cui viviamo, più la filosofia della scienza ha messo in dubbio che tali scoperte fossero reali, fino ad arrivare alla situazione odierna, in cui ormai gli epistemologi che in tutto il mondo osano ancora dichiararsi realisti “senza se e senza ma” si contano sulle dita di una mano o al massimo di due.

Paolo Musso e l’incontro con la “grande bellezza”

Successivamente, durante il Dottorato, c’è stato l’incontro con la “grande bellezza” degli attrattori strani e della geometria frattale, che stanno alla base dei fenomeni del caos deterministico e della complessità, che rappresentano la terza grande rivoluzione scientifica del Novecento dopo la teoria della relatività e la fisica quantistica, con la differenza che riguardano anche i fenomeni economici e sociali, anche se quasi tutti fanno finta che non sia così, perché prenderne atto avrebbe conseguenze scomodissime, dato che ci costringerebbe a rivedere il nostro intero modello di sviluppo. Ora questa sta diventando (per fortuna) una necessità sempre più evidente, ma non si potrà trovare un’alternativa migliore finché non si accetterà la realtà per quella che è, riconoscendo a queste scoperte il loro giusto peso.

Un importante contributo dall’Amazzonia

Un contributo importante in tal senso spero possa venire, oltre che dalla revisione dei modelli teorici, anche dallo studio della straordinaria esperienza della UCSS-Nopoki, filiale della UCSS situata nella cittadina amazzonica di Atalaya, nel sud-est del Perù, sulle rive del grande fiume Ucayali, anche se l’ho conosciuta per tutt’altre ragioni.

Infatti, sul finire del 1997, appena terminato il Dottorato con la pubblicazione della mia tesi col titolo di Filosofia del caos (Franco Angeli, 1997), stavo cercando un nuovo tema che potesse appassionarmi e, quasi per caso, avevo cominciato a interessarmi al SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence), il programma che ricerca possibili segnali radio di altre civiltà.

Un po’ alla volta è iniziato un percorso che mi ha portato ad un sempre maggior coinvolgimento, finché nel 2004, proprio in coincidenza con il mio primo corso all’Insubria, sono stato nominato membro del SETI Committee, l’organo della IAA che fa da punto di riferimento per questo tipo di ricerca a livello mondiale.

L’anno seguente, su invito di un amico peruviano conosciuto a Genova ai tempi dell’Università, ho iniziato ad andare a Lima come visiting professor alla UCSS (Universidad Católica Sedes Sapientiae), finché nel 2017 la stessa UCSS, in collaborazione con un’altra Università di Lima, la UNIFÉ, ha vinto una delle sei Fellowship messe in palio dalla prestigiosa Oxford University tra tutte le Università dell’America Latina per invitare dei docenti stranieri che sviluppassero un progetto interdisciplinare al confine tra scienza, filosofia e religione.

 Il nostro progetto

Il nostro progetto, di cui io sono stato il responsabile, era intitolato La vida en el universo: su origen, su naturaleza, su sentido e comprendeva diverse attività di insegnamento, divulgazione e ricerca.

 Il “piatto forte” era rappresentato da una settimana di studio “sul campo” a Nopoki (tutti i video del progetto sono visibili cliccando il link).

Qui infatti a partire dal 2006 è stato inaugurato un modello educativo unico al mondo, per cui gli studenti dei vari popoli amazzonici originari presenti nell’Università, insieme alle materie caratteristiche della Facoltà a cui sono iscritti, seguono anche corsi sulla propria lingua e la propria cultura tenuti da un “saggio” del loro stesso popolo. Inoltre, gli stessi professori-indigeni stanno traducendo i libri di testo spagnoli nelle lingue dei propri rispettivi popoli, con l’obiettivo di consentire che in futuro gli studenti che si laureano nella Facoltà di Educación (quella in cui si formano i docenti delle scuole peruviane) possano insegnare ai ragazzi direttamente nella loro lingua originaria.

Il nesso con la vita nell’universo

Il nesso col tema della vita nell’universo era dato da un lato dallo studio comparativo delle diverse cosmovisioni dei popoli di Nopoki e dall’altro dalla possibilità di usare la loro esperienza di positiva interazione tra civiltà diverse e con diverso livello di sviluppo tecnologico come un possibile modello per una comunicazione tra civiltà di diversi mondi, come potrebbe accadere se il SETI avesse successo. Ma ben presto ci siamo resi conto che la ricchezza che avevamo scoperto a Nopoki eccedeva di gran lunga i limiti di quel progetto.

Da qui è nata l’idea di creare un centro di ricerca stabile, basato presso l’Università dell’Insubria, ma in grado di operare in tutto il mondo, che sarà varato a giorni e si chiamerà InCosmiCon, acronimo che sta per Intelligence in the Cosmic Context.

Avrà come tema lo studio dell’intelligenza in tutte le sue forme, considerata non riduzionisticamente, come purtroppo spesso accade, ma neanche dualisticamente, come una funzione completamente separabile dalla biologia e dalla storia, sia da quella della specie umana che da quella del nostro pianeta e dell’intero universo. Nopoki sarà uno dei temi principali, anche se non certo l’unico.

Un’altra fantastica avventura

Nel frattempo, era iniziata un’altra fantastica avventura.

Infatti quando nel 2013 all’Insubria abbiamo ristrutturato la laurea magistrale di Scienze della Comunicazione, tra le altre cose i miei colleghi mi hanno chiesto se potevo tenere un corso su scienza e fantascienza, sapendo che ero un grande appassionato di quest’ultima e che inoltre diversi argomenti del mio corso di Filosofia della scienza, a cominciare da quello della vita extraterrestre, si prestavano bene a un confronto tra fantasia e realtà.

È nato così Scienza e fantascienza nei media e nella letteratura, primo (e fino ad ora unico) corso universitario italiano sulla fantascienza.

Ho subito pensato di affiancare un ciclo di conferenze intitolato Scienza & Fantascienza, in cui illustri scienziati e grandi esperti di fantascienza si confrontano su un tema che varia ogni anno. Potete vedere i video cliccando qui.

Ormai abbiamo felicemente concluso la settima edizione e il successo sempre crescente sia tra i nostri studenti che tra il pubblico esterno sembra indicare che anche qui siamo decisamente sulla buona strada.

Nota biografica

Paolo Musso è Professore di Filosofia Teoretica all’Università dell’Insubria, dove tiene i corsi di Fondamenti della modernità, di Filosofia della scienza e di Scienza e fantascienza nei media e nella letteratura, unico corso universitario italiano dedicato alla fantascienza.

Paolo Musso è visiting professor di Epistemologia presso la UCSS di Lima, nonché membro della European Academy of Sciences and Arts e del SETI Committee, il gruppo interdisciplinare per la ricerca della vita intelligente nel cosmo della International Academy of Astronautics. Nel 2012 ha vinto il secondo premio in un concorso di articoli su filosofia, scienza e religione organizzato dalla Oxford University tra tutti i docenti universitari dell’America Latina. Nel 2017 è stato Fellow to Latin America della stessa Oxford University per lo sviluppo del progetto La vida en el universo. Ha pubblicato oltre 80 articoli e 5 libri, del più importante dei quali, La scienza e l’idea di ragione. Scienza, filosofia e religione da Galileo ai buchi neri e oltre (Mimesis 2019) è appena stata pubblicata la seconda e definitiva edizione. Recentemente la prestigiosa Enciclopedia Treccani ha chiesto di scrivere al Professore Paolo Musso, la voce Fantascienza per uno dei suoi periodici volumi di aggiornamento, Parole del XXI secolo, che uscirà nel 2020.