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Emma Fenu ospite de “Il salotto letterario di Daniela”

Emma Fenu: Il salotto rubrica
Il Salotto letterario di Daniela Mencarelli Hofmann

Per il “salotto letterario di Daniela Mencarelli Hofmann”, ecco l’intervista a Emma Fenu, scrittrice, studiosa delle donne, ricercatrice e presidente di Cultura al Femminile.

Emma Fenu

Emma Fenu

Incontriamo Emma Fenu, nata e cresciuta in Sardegna, che dopo una laurea in Lettere e Filosofia e un dottorato in Storia delle Arti, si è trasferita, dopo una tappa negli Emirati Arabi, a Copenaghen. Ha pubblicato il libro-inchiesta “Vite di madri. Storie di ordinaria anormalità”, la silloge di poesie e racconti “Sangue e miele”, le fiabe “Il segreto delle principesse” e “La bambina misteriosa”, la silloge di filastrocche “È da una fiaba che tutti arriviamo”, il romanzo “Le dee del miele” e il saggio su Maria Maddalena “Nero rosso di donna. L’ambiguità del femminile”.

Il suo ultimo libro è “Le spose della Luna”, ispirato alla vera storia di una bandita di Orgosolo, avvenuta nei primi anni del secolo scorso durante la faida che insanguinò il paese: storia, leggenda, magia, mistero e sentimenti ancestrali si fondono in una realtà di donne fatte di miele e granito.

Emma Fenu è presidente dell’associazione “Cultura al Femminile”, da lei fondata; scrive recensioni, tiene seminari di letteratura, storia, iconografia e antropologia, corsi si scrittura creativa e espressiva, organizza eventi multiculturali in tutta Italia e nel nord Europa ed è attiva contro la violenza di genere.

Ciao Emma, grazie per aver accettato di partecipare al mio salotto letterario. Vorrei chiederti chi è Emma, ma ho l’impressione di avere a che fare con parecchie Emme, con tutto quello che fai. Perciò ti chiedo: chi è Emma, quella che lascia il mare di Alghero per trasferirsi nel freddo nord della Danimarca? E che spazio ha la tua sardità in un mondo culturalmente così diverso?

Ciao Daniela, hai ragione: ci sono molte Emma. Sono una donna non complicata, ma complessa, in un intreccio di luce e buio, entusiasmo e consapevolezza, forza e sensibilità, determinazione e desiderio di rinascita.

La Emma espatriata non ha compiuto tale scelta: è il risultato della necessità di lavorare in un momento in cui io e mio marito non avevamo alternative. Eppure la vita ha scelto bene per noi: le nostre giornate non sono sempre facili, ma intense e ricche di opportunità di conoscenza e comunicazione.

Ho un forte senso di identità e fierezza delle mie origini: questo atteggiamento non preclude il valore prezioso dell’accoglienza della differenza culturale, anzi lo potenzia perché si comprende che per costruire relazioni fondate sul rispetto e sullo scambio reciproco bisogna conoscere la propria storia ed essere pronti a condividere con l’altro.

Ne “Le donne del miele” e ne “Le spose della Luna” ho percepito in modo molto forte il tuo legame con la terra natale…ce ne vuoi parlare? E come sei arrivata a scrivere questi romanzi?

Io credo che la nostra storia non inizi nel momento del primo vagito. Ci sono memorie uterine, cordoni ombelicali non biologici, ma fatti di sangue, farina e racconti davanti al focolare, che ci legano al passato. Non mi addentro in teorie scientifiche di saggi e studi, legati soprattutto alle indagini su alcuni tipi di malattie, perché non è il mio campo, ma come donna sarda, figlia e madre di granito, sale, onde, maestrale, sabbia e antichi culti che risuonano fra boschi e pietre, sento la dolce nostalgia di epoche mai vissute.

Per tornare a casa, la casa che è Isola culla di tali memorie, ho scritto romanzi storici ambientati in Sardegna: “Le dee del miele” racconta, attraversando tutto il Novecento, la storia delle mie nonne e di mia madre; è il mio arazzo, il mio intreccio di nodi che mi è stato consegnato in dono da mani e ventri e parole, per cui anche io tesso la Storia universale e la storia individuale attraverso la sacralità del racconto che ci svela chi eravamo, chi siamo e chi vogliamo diventare.

Continua Emma…
Ancora la scrittice Enna Fenu

“Le spose della Luna”, invece, nasce dalla volontà di dare voce a Paska Devaddis, bandita innocente costretta a fuggire nei monti dove morì per tubercolosi: di lei ci rimangono un articolo di giornale e un’autopsia. Di lei ci rimane l’immagine di una virgo virago che mai fu e la specificazione, sulla stampa, di un imene intatto: perfino l’ultimo segreto del ventre le fu sottratto. Sulla scia di antichi componimenti letterari sulle vicende della sua vita e morte, ricchi di amore, fascino e rispetto, ho voluto scrivere di donne forti, indomite, resilienti, e di amore e morte, di legge scritta e codice morale, e ancora di storia vera e fiaba nera, di rituali e ombre di fantasmi, seppur in un contesto storico frutto di studio e documentazione.

Come ti è venuta l’idea di creare “Cultura al Femminile”? Raccontaci dell’associazione e degli eventi che organizza, non ultimo sulla violenza di genere.

Una sera di dicembre di circa nove anni fa, mentre la neve cadeva sui tetti di Copenhagen e ne osservavo il fluttuare dei fiocchi attraverso i vetri della mia casa di allora, non troppo lontana dalla Sirenetta, ho sentito il bisogno, l’entusiasmo e la voglia di mettermi in gioco per creare un salotto virtuale che fosse luogo di cultura come confronto, crescita, introspezione, denuncia. Un non luogo non solo di donne, ma sulle e per le donne, in cui gli uomini sono ammessi molto volentieri.

Non mi soffermerò sulle ipotetiche differenze nella scrittura fra i generi, oggetto della conferenza che hai tenuto a Sanremo e in cui ho ricevuto l’onore del tuo invito, ma preciserò che le scrittrici e le artiste sono diverse per storia. Anche inconsapevolmente, infatti, le donne contemporanee sanno di essere voci che si ergono da millenni di silenzio: voci negate, voci di donne che sono state emarginate o dimenticate e che oggi abbiamo il dovere di far risuonare, in coro con le nostre.

Da un gruppo Facebook è nato un portale web e infine un’associazione culturale che promuove la diffusione di ogni forma di arte, conoscenza e difesa dei diritti attraverso articoli, recensioni e eventi culturali, spettacoli di musica e parole, conferenze, laboratori, pièce teatrali. Ci occupiamo di letteratura, in primis, ma anche di violenza di genere e di ponte di comunicazione fra varie culture e etnie.

So che l’argomento “maternità” ti sta molto a cuore. Penso al tuo libro-inchiesta “Vite di madri. Storie di ordinaria anormalità”, ma anche ai tuoi video in cui racconti dei tuoi tentativi, purtroppo non riusciti, di diventare madre grazie alla fecondazione assistita. Trovo che tu abbia molto coraggio nel mettere a nudo esperienze intime e dolorose e nel discutere apertamente di argomenti che restano ancora per molti versi tabù. Ce ne vuoi parlare?

Ho cercato un figlio per 15 anni, se pur con una pausa, prima in modo naturale, poi con nove fecondazioni assistite in Danimarca, Repubblica Ceca e Spagna: non sono diventata madre anche se, soprattutto anni fa, i miei esami erano buoni e tutt’oggi il mio utero non presenta anomalie.

Non mi sono mai sentita incompleta, meno donna. Non ho mai pensato che la mia vita trovasse un senso solo nella maternità e che il mio desiderio di un figlio fosse una compulsione / ossessione che non mi permettesse una vita arricchente dal punto di vista personale, affettivo e lavorativo. Io e mio marito abbiamo un istinto viscerale alla genitorialità degno di rispetto come chi procrea facilmente o non vuole figli per scelta.

Ho voluto metterci la faccia per combattere stereotipi, tabù, sensi di colpa o vergogna per cui molti soffrivano, oltre ovviamente alla perdita dei propri embrioni che non sarebbero diventati bambini. Ho voluto far conoscere una realtà spesso celata, ho voluto comunicare con altre famiglie che vivevano la stessa situazione, ho voluto dire la verità, la mia verità, senza pretesa di giudizio ma con la gentile richiesta di rispetto e ascolto.

“Vite di madri” è un romanzo – inchiesta che nasce dalla ricerca sul campo: ho raccolto più di 150 storie vere di donne che si sono affidate a me, garantendone l’anonimato. Ho elaborato tredici storie di madri: madri infertili nell’utero, madri infertili nel cuore, madri affette da depressione post partum, madri condannate dalla società o da sé stesse, madri vincenti nonostante il duro percorso.

Ma soprattutto Madri oltre i figli biologici: madri di idee, progetti, creazioni; madri di partner, amici e perfino dei propri genitori; madri soprattutto di sé stesse, donne che si partoriscono e si rigenerano.

Passiamo alla Emma studiosa di storia delle donne e di iconografia di genere. Perché un saggio su Maria Maddalena?

Ho iniziato a studiare Maria Maddalena e altre donne della Bibbia nella mia tesi di laurea, per poi approfondire nel dottorato di ricerca. Maria Maddalena non era una prostituta, né la compagna di Cristo: era una donna capace di essere sola in un mondo di custodia maschile, di attraversare mari e terre per predicare, di compiere scelte in autonomia: in lei ritroviamo Iside, Astarte, Inanna… le antiche dee del femminile, donne dal sangue mestruale sacro e dal potere di dare insieme la vita e la morte. Nel mio saggio, molto fruibile, non c’è invenzione: la realtà non ha bisogno di veli, la verità ci appare nell’essenza della donna e nella proiezione che su di lei hanno gli uomini di ogni tempo. Potremo dire che ogni epoca ha la sua Maddalena.

Mi sono soffermata in particolare su due caratteristiche iconografiche che contraddistinguono le effigi della Santa: i capelli lunghi e sciolti e il colore rosso di tale chioma e delle vesti. E da questi due elementi, tramite un connubio interdisciplinare, si sviluppa uno studio che è talmente affascinante da non potersi mai definire concluso. La ricerca non si ferma, non mi fermo.

Che progetti hai per il futuro?

Sto completando un saggio sulle origini e le valenze simboliche, legate al sangue, alla femminilità e alla sessualità, della fiaba di Cappuccetto Rosso e un romanzo storico, ambientato sempre in Sardegna, con una nuova protagonista in un mare in tempesta, nata libera e ribelle, vittima di violenza, tacciata di follia, custode di segreti. Anche questa storia attinge a episodi realmente accaduti che si fondono con il verosimile: del resto è proprio quando scriviamo sogni e incubi che denudiamo la nostra anima e diamo forma al “non detto” collettivo.

Per quanto riguarda i seminari e i corsi di scrittura creativa e espressiva, continueranno e si evolveranno grazie al mio studio sempre più dettagliato e ai miei allievi che sono uno stimolo continuo alla dedizione e alla passione.

E per gli eventi? Spero ci rincontreremo, Daniela, nel tuo Festival “Le Muse”. Sto progettando eventi culturali vari per il 2023 in Germania, a Torino, Bologna, Roma e un festival itinerante della letteratura e delle arti, per il primo anno mi dedicherò alle tappe in Sardegna: poi vedremo.

Intanto io mi nutro di bellezza e mi inebrio di vita.

Grazie di cuore, Emma.

Grazie anche a te Daniela, per il tuo affetto e la tua stima che ricambio.

Pubblicato il: 1 Dicembre 2022
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