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Eleonora de Nardis: il suo libro “Sei mia,un amore violento”

Eleonora de Nardis e il suo libro

Proseguono le interviste della nostra Federica. Oggi è il turno di una giornalista molto conosciuta Eleonora de Nardis. La protagonista del suo libro è vittima di un amore violento.

Codice rosso

Il 23 luglio, alla luce dell’approvazione in Senato del Codice Rosso a tutela delle vittime di violenza, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, le hanno fatto presentare il suo libro ” Sei mia, un amore violento” . Lei è Eleonora de Nardis, giornalista professionista e conduttrice televisiva, autrice, appunto, di questo romanzo molto forte sulla violenza sulle donne.

“Sei mia, un amore violento”

Eleonora de Nardis nel tuo libro racconti di un uomo, Massimo, che si sente sopra le regole e non accetta valgano anche per lui, un uomo infelice abituato a mentire, millantare, offendere, umiliare e alterare i fatti senza la minima vergogna; un uomo che si impone con la violenza, passando su tutto e su tutti. Cos’altro puoi raccontarci del protagonista maschile del tuo romanzo e del perché si comporta in un modo tanto meschino?

Massimo è un narcisista e un seriale: vive da seduttore manipolatore perverso ma, come sempre accade, non riconosce il suo disagio psichico e anzi lo impone come prova della sua “superiorità” e “onnipotenza”. Al contrario è un insicuro, un complessato, terrorizzato dal confronto con chi è migliore di lui.

 Dietro uomini come Massimo vi sono sempre macerie sociali, culturali e, su tutte, quelle affettive. Per poter comprendere se stessi e gli altri, fin da piccoli dobbiamo saper riconoscere le nostre emozioni e imparare a canalizzarle, dobbiamo poterci mettere nei panni dell’altro ed empatizzare.

La socializzazione di uomini e donne fin da quando sono bambini e bambine, fin dai ruoli loro assegnati nei giochi d’infanzia, segna un futuro di differenze nell’ambito sia pubblico che privato, nonché nei rapporti fra loro. Gli uomini violenti non sanno controllare la rabbia e la frustrazione perché a loro non è stato insegnato da piccoli. Il maschilismo e la violenza, infatti, si apprendono.

 Per questo le donne sono sì vittime, ma anche primo veicolo degli stereotipi di genere; tradizionalmente il modo di parlare, di comportarsi, di trattare l’ altro sesso lo insegniamo noi madri ai nostri figli, femmine e maschi. I maschietti devono imparare a relazionarsi a bambine, ragazze e donne di tutte le età, e costruire con loro delle amicizie per vederle come loro pari.

Devono imparare a giocare con loro, a trattarle in maniera corretta e a sentire la convivenza come normale. Solo così impareranno, da adulti, a non considerare le donne solo come possibili partner sentimentali o sessuali o, peggio, come una loro proprietà. 

Un consiglio alle donne

Nel suo diario Elisabetta, la protagonista del tuo libro, pone un accento importante sul problema della subordinazione economica e sul fatto che molte donne non hanno la possibilità di ribellarsi ai propri aguzzini e fuggire. A fronte di quanto hai scritto c’è un consiglio che ti senti di dare alle donne vittime di violenza?

Penso che parola e voce siano strumenti potenti per spezzare il silenzio in cui spesso si mascherano le paure e i dubbi delle donne abusate. Non sempre e subito si trova la forza di farlo. Ma è proprio con il racconto che la violenza può emergere fuori dal buio in cui soffocano le sue vittime.

Solo parlandone può filtrare luce, quella che riporta in vita. Ammetterlo, riconoscerlo, scriverlo, stimolare al dibattito. E soprattutto denunciare. Il silenzio e l’ isolamento sono nutrimento principale per la violenza. Credo che soprattutto le nuove generazioni di donne abbiano il compito di andare avanti, analizzare il rapporto tra i sessi, interpretare le nostre defezioni, guarire le piaghe sociali. O almeno devono provarci.

E’ anche un libro per gli uomini

Eleonora tu sei un personaggio pubblico e sono note le tue vicende personali, all’epoca dei fatti le più importanti testate giornalistiche nazionali hanno fatto rimbalzare le notizie che ti riguardavano sulle loro prime pagine. Quanto ti è pesato scrivere un libro di questo genere?

La verità? Non mi è pesato affatto. È stato anzi catartico.

 La vera difficoltà è stata, piuttosto, condividere quanto avevo scritto. Da solo e intimamente mie, quelle pagine sarebbero divenute di tutti e, quindi, di chiunque. Ho creduto fortemente, però, che fosse importante rendere pubblica la storia di una donna che è, incredibilmente, la storia di molte e forse, in parte, la storia di tutte.

 Sono convinta che i pensieri e i sentimenti della protagonista rispecchino la crescita interiore dell’ essere femminile in genere, al di là delle scelte critiche e degli errori che ciascuna può più o meno compiere nel corso della propria esistenza. È tuttavia un libro anche per gli uomini, soprattutto per coloro tanto “conclusi” da essere in grado di mettersi in discussione  e riscoprire le proprie sensibilità, fragilità, tenerezze.

All’altezza di una storia delicata

Eleonora de Nardis sul divano di casa

Inutile dirti che alcuni passaggi del tuo romanzo sono stati veramente angoscianti da leggere, allo stesso tempo parli di impalcature importanti che hanno sorretto Elisabetta, del suo amore di madre che le ha permesso di non perdere mai la bussola, della voglia di riscatto che le donne hanno il dono di avere, di tanto coraggio e tanta sopportazione.

 Cosa vuoi dire invece a chi, quando è stato il momento, ha voltato le spalle a una donna in difficoltà o semplicemente non è stato all’altezza di una situazione tanto delicata?

Elisabetta tocca il fondo più volte e nella disperazione più assoluta troverà conforto solo nell’amore dei figli. Una donna privata della sua dignità, della sua identità, della sua intimità, del suo orgoglio femminile, della sua autostima e della sua “libertà”.Tuttavia è figlia del proprio tempo e possiede l’autocoscienza che a lei sola spetta quel riscatto di autodeterminazione che nelle pagine non è più solo individuale, ma di un intero genere.

Elisabetta in aula di Giustizia si trova a lottare contro le catene di ipocrisie e pregiudizi. Sente che non le credono perché è donna, perché sa parlare, perché è appariscente, perché ha un carattere esuberante. E quindi non rappresenta la vittima che la società si aspetterebbe.

Non sono i singoli a non saperle stare accanto, bensì un intero sistema che è intriso di pregiudizi sino al midollo. Quando Elisabetta lo comprende, ricomincia a respirare, a correre, scrivere, nuotare. E a gridare la sua verità: unico modo per sentirsi viva e finalmente libera.

I progetti futuri

Prima di salutarti vorrei che ci parlassi dei tuoi progetti futuri.

Sono felice ed emozionata perché da tempo mi occupo – come sociologa, come giornalista e come attivista – di donne, di violenza e di abbattimento degli stereotipi di genere. Al Senato a luglio scorso è stata una giornata emozionante. Sopra, in commissione Pillon a nascondere dietro la truffa di un nuovo testo un attacco alla libertà nostra e dei nostri figli, sotto una sala stampa piena, a ribadire il nostro no alla concezione di amore proprietario e di famiglia come gerarchia di poteri.

C’ erano amiche, colleghe, volti di sempre e volti nuovi: avevamo gli occhi lucidi, è vero, ma di grinta ed empatia. Sui diritti non si torna indietro. Si può solo guardare avanti.

 Poi, ho appena terminato di scrivere un altro romanzo che uscirà in primavera; la protagonista adolescente assiste al passaggio di un’epoca attraverso la sua storia di vita, nei soffi estremi del secolo breve.

 E’ in tale contesto che scorrono i rapporti con le amiche, la famiglia e gli amori, nell’ultima stagione dell’impegno e della solidarietà prima del tramonto del primo tempo della Repubblica. Successivamente arriva l’età adulta e l’appassionante mestiere di scrittrice, con la realtà granitica e occhiuta delle parole e l’incanto della narrazione.

 Da qui la prospettiva, nei giorni nostri, di una donna che, come militante e come madre, solo nell’ ottica dell’amore e del dono riesce a dare senso al dramma della vita e della morte, attraverso la bellezza epica della lotta contro ataviche prepotenze e gratuiti domini che vorrebbero cristallizzare in eterno asimmetriche sofferenze e insopportabili disuguaglianze.

 Perché solo andando incontro all’ alterità è possibile sentirsi davvero concluse e libere.

Ti ringrazio per essere stata mia ospite e spero che la vita ti renda in proporzione a quanto ti ha tolto. Ti abbracciamo tutti.