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Io, scalpellino della scrittura, al Salone del Libro 2019

Lei è Federica Amadori, ospite al Salone Del Libro di Torino, in qualità di scrittrice di successo, decretato dalla critica e dai suoi lettori, che l’hanno subito premiata acquistando un numero considerevole di copie del suo primo libro AMARI SPICCHI D’ ARANCIA edito da Le Mezzelane casa editrice.

ll romanzo, che ha preso spunto da un incontro casuale della stessa scrittrice con una donna sconosciuta, narra la storia proprio di quella donna, scelta in fasce per fare da cavia in un esperimento pseudoscientifico , condotto da un misterioso servizio segreto che l’ha costretta a subire soprusi e violenze e a sottoporla a prove frustranti. Federica, ora è anche collaboratrice del nostro giornale e ci propone un resoconto molto personale delle sensazioni vissute come protagonista e in doppia veste professionale.

Quando ho deciso di scrivere un romanzo e trasformare un sogno in un lavoro organizzato ho iniziato a puntare la sveglia, a notti alterne, alle due del mattino perché di giorno un lavoro già l’avevo. Così come avevo due figli, un marito che non voleva saperne di concedermi la separazione e tanta voglia di affermare me stessa dopo anni trascorsi all’interno di un matrimonio sbagliato. Va detto che la scrittura è da sempre la mia forma di comunicazione ma resto un’autodidatta e voi non potete immaginare la fatica che ho fatto per confrontarmi con una parola, per cercare di capirla, di sentirne il suono all’interno di una frase, proprio come un fabbro che martella, curva e taglia per forgiare il metallo e il suo talento.

Così, con il ricordo delle notti passate a litigare col vocabolario, ho varcato la soglia della più importante fiera italiana dedicata ai libri, in qualità di relatore. Io, uno scalpellino della scrittura, in scena con intellettuali, scrittori, giornalisti, artisti, atleti, registi, scienziati e le loro idee senza frontiere, com’è giusto che sia. Il gioco del mondo racchiuso dunque in un salone senza confini, dove la lingua ospite è stata lo spagnolo e la regione Le Marche, quella della mia casa editrice, che nel padiglione uno aveva un grande spazio dedicato che, di fatto, è stato la mia roccaforte. Da lì sono passati autori importanti e lettori esigenti e, come spesso è accaduto, si sono fermati a parlare anche con me. La postazione per firmare le copie del mio romanzo era dietro ad un bancone che dividevo con altre due autrici, Francesca Mereu e Carla Magnani, alle nostre spalle la sagoma stilizzata di un giovane Leopardi campeggiava su un pannello rosso vivo e sembrava tenerci d’occhio. Sotto quello sguardo ho fatto la mia prima dedica al salone che, ironia della sorte, è stata “a Silvia“… La 32esima edizione di questa fiera così importante ha riservato quindi un posticino anche per me, non vi posso descrivere la soddisfazione nel vedere il mio nome inserito nel programma ufficiale di SalTo 2019 e l’emozione provata nel corso dei due dibattiti che mi hanno vista protagonista. Nel primo, andato in onda su TGR Rai Marche, il mio libro è stato messo a confronto con quello delle due autrici con cui ho fatto la firma copie e, contrariamente a quanto avrei detto, sono stata misurata e precisa e non mi sono fatta sorprendere da nessun avvenimento imprevisto. Ho persino sponsorizzato l’incontro che lo stesso pomeriggio Francesca ed io avremmo avuto in Sala Romania, incontro delicato, incentrato sulla schiavitù femminile che si fa rivoluzione. Un tema serio che ho avuto modo di anticipare in quel primo confronto perché alla domanda della giornalista che, riallacciandosi alla denuncia che la protagonista del mio romanzo fa a mezzo stampa, ci ha chiesto cosa pensassimo del giornalismo odierno, ho risposto dicendo che un giornalista corretto non dovrebbe mai autocensurarsi, in nome di nessun interesse, e avere a cuore sopratutto il rispetto della persona umana. Mi riferivo all’uguaglianza di genere che dovrebbe essere garantita a tutte le donne in ogni angolo di mondo e che invece spesso manca del tutto o si nasconde dietro a un progresso esclusivamente di facciata, a pseudo leggi come quella che permette al gentil sesso di guardare una partita di calcio allo stadio, confinato tra l’altro in un settore dedicato. E ho ripensato alle conquiste dei diritti delle donne in Occidente, a Olympe de Gouges che nel 1791 scriveva “La Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine” dichiarandole uguali agli uomini per natura e difendendo in quel modo qualsiasi minoranza, a Bertha Benz che nel 1888 si è messa in viaggio coi suoi figli alla guida di un’automobile, alle suffragette e a tutta quella serie di donne che con il loro coraggio e la loro solidarietà sono diventate simbolo dell’ emancipazione femminile. Una su tutte Artemisia Gentileschi, figura rivoluzionaria per il suo tempo e prima donna ad andare incontro a un processo pruriginoso, nel 1612, pur di denunciare lo stupro subito e far condannare all’esilio da Roma chi l’aveva deflorata. Con lei chiunque non si sia arresa a un progetto o a un tiranno, da Emmeline Pankguest a Rita Levi Montalcini passando per le staffette partigiane e Rosa Parks … Storie di donne unite da un filo per dignità e valore, di donne altruiste che hanno fatto la storia..

E nel mio primo salone anch’io, nel mio piccolo, ho cercato di fare rete, di dare potenza a quell’arma già forte che è la parola, a difesa delle minoranze e a sostegno di chi è in un momento di difficoltà. Di chi ad esempio, durante la presentazione del suo libro, non si è posto il problema di commuoversi e di mettersi a nudo davanti a una condizione fisica, come lui stesso l’ha definita, “di un certo tipo”, di chi ha salutato i suoi “compagni di viaggio” e ha cercato di fargli coraggio col suo esempio. Parlo di un grandissimo Gianluca Vialli che ha venduto oltre 50000 copie del suo libro e che ho raggiunto a fine conferenza per stringergli la mano e ricordargli che a Genova lo aspettiamo tutti, più in forma che mai. Ci siamo guardati qualche istante negli occhi e in quello sguardo ho visto un uomo provato, capace, però, di tenere testa a qualsiasi situazione. In quello sguardo ho visto il campione di sempre e tanta, tanta dignità. La stessa di chi si porta dentro contraddizioni e speranze di chi vuol rompere quell’idea di predeterminazione tipica di certe situazioni, di chi trova il modo di guardare al futuro come richiesto da quest’ultima edizione del salone, quella che mi resterà appesa all’anima per sempre.