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E’ incredibile, in Cina ci si “gioca” la vita!

Ci si “gioca” la vita!

Ormai nulla sembra capace di stupirci,  abituati come siamo a mode eccentriche e tecnologie avanzatissime.

Eppure, qualcosa fa sempre eccezione.

L’idea arriva dalla Cina, e precisamente dal parco divertimenti “Window of the world” di Shenzhen.

Si tratta di un “simulatore di morte”: un’esperienza molto, molto particolare riservata a persone dotate di un carattere decisamente “forte”.  

Che gusto ci sia a simulare la propria morte bisognerebbe chiederlo direttamente agli interessati noi, per ora, ci limitiamo ad osservare da vicino questo singolare “gioco”.

Il “giro” costa circa cinquanta euro.

Come funziona

Dopo una serie di situazioni proposte dal gioco stesso, il giocatore “decede”.

Viene quindi posto in una bara e portato al forno crematorio che ha già una temperatura di quaranta gradi.

Successivamente, per aumentare la percezione di calore, il partecipante è investito da getti d’aria (sempre calda) e una fortissima luce.

Dopo un certo periodo la “cremazione” ha termine.

Naturalmente non sarà appiccato alcun incendio e, alla fine del processo, il “soggetto” verrà fatto entrare in una sorta di “simulatore di nascita (o rinascita)”  dove subirà l’esperienza di trovarsi all’interno del grembo materno grazie ad un enorme utero di candido lattice ricolmo di “bambagia” formata da palline di polistirolo e tanta, tanta luce.

Qui finisce il tour: imboccata un’angusta uscita, il visitatore torna nel mondo che conosce.

Il tutto dura circa un paio d’ore (compresa la parte iniziale del gioco prima di entrare nel formo crematorio).

A cosa è servita questa esperienza?

Alcuni asseriscono di aver provato un fortissimo rilassamento ed essersi potuti focalizzare meglio  alcuni problemi legati alla loro esistenza, altri per esorcizzare la naturale paura della morte.

De gustibus non disputandum est” avrebbe detto Giulio Cesare e noi ci adeguiamo a questa massima di fronte ad una prova che, certamente, non è per deboli di cuore o claustrofobi.

Comunque vadano le cose,  resta un’esperienza che lascia traccia.

A riprova di questo  è da notare come nel mondo ci siano altri due parchi dello stesso genere che hanno preceduto quello di Shenzhen: uno si trova in Corea del Sud e l’altro  a Taiwan.

Se qualcuno vuole provare, è fortemente invitato a farci conoscere la propria opinione.