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Dolceacqua, Valloria e Triora. Liguria di magia e storia

Dolceacqua-Dolceacqua
Dolceacqua con la luna tra le nuvole

Dolceacqua, Valloria e Triora. La riviera di Ponente

Dolceacqua, Valloria e Triora, pochi chilometri dalla Francia e soprattutto dall’ambita Costa Azzurra o Côte d’Azur. E’ la Liguria conosciuta come Riviera di Ponente. Terra di confine, con tanti paesi incastonati in una natura racchiusa in un esile striscia ristretta. Tra mare e cielo. Tra sabbia fine e boschi prealpini a volte imbiancati in inverno. Dalla verde Umbria all’azzurro del ponente ligure.

Era il 1983

Correva l’anno 1983 quando Loredana Bertè cantava “Il mare d’inverno”. “E’ un concetto che il pensiero non considera, è poco moderno, è qualcosa che nessuno mai desidera…”. Ne siamo proprio sicuri? Noi nelle righe seguenti vi raccontiamo come vivere il mare sulla costa ligure di ponente, tra borghi, streghe, storia e buona cucina. Un unico imperativo su tutti: mettete scarpe comode e portate la macchina fotografica.

Dolceacqua

Sull’origine del nome esistono due filosofie di pensiero. La prima in cui “acqua dolce” deriva dal latino “villa dulciaca”. Fondo rustico di età romana ottenuto dal nome personale “Dulcius” (dolce), trasformato in seguito in “Dusàiga”, attuale nome dialettale e nella forma “Dulcisacqua”, denominazione ufficiale nei primi documenti del XII – XIV secolo. La seconda spiegazione accredita l’origine del paese ai Celti, che l’avrebbero chiamato “Dussaga”. Modificato poi in Dulsàga e infine in Dolceacqua.

Dolceacqua - carrugio
Tipico carrugio

 Quel che è certo è che il primo documento che cita Dolceacqua risale al 1151. Infatti fu proprio nel XII secolo che i conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo del castello alla sommità dello sperone roccioso che domina strategicamente la prima strettoia e la biforcazione della valle verso Rocchetta Nervina e la val Roia da un lato e la media e alta val Nervia dall’altro lato. Controllandone di fatto gli accessi.

Una tappezzeria naturale

Nel corso dei secoli seguenti, ai piedi del castello, venne sviluppandosi l’abitato della Terra (Téra nel dialetto locale), seguendo le linee di livello ai gironi concentrici attorno alla rocca e collegati fra loro da ripide rampe. Questa particolare architettura è da visitare con un buon paio di scarpe da ginnastica per passeggiare nei vicoli e nelle stradine. Il cuore della storia di Dolceacqua si identifica, però con le vicende del castello e della signoria dei Doria. Vi consigliamo di non perderne la visita.

Valloria: una porta per entrare nel mondo del passato

Dlceacqua -Valloria
Valloria una porta dipinta

A 15 km da Imperia, scoprirete Valloria, definito il paese delle porte dipinte per via delle sue 148 porte dipinte. Sono le porte di stalle, magazzini e cantine, interpretate da artisti di fama internazionale durante le feste estive che animano Valloria in un mix unico di cultura e allegria. La stessa cultura che si trova nel piccolo museo di Valloria dove gli oggetti del vivere quotidiano, le cose dimenticate perché oggi sostituite da apparecchi elettrici, elettronici o dotati di motore a scoppio, sono i veri protagonisti.

Dolceacqua - Porta con donna e bimbo
Un’altra porta con una donna e un bimbo

Tra i tanti oggetti quello più caratteristico è lo strumento musicale detto “ripercussiva”. Una via di mezzo tra il pianoforte e l’organetto, costruito in maniera integralmente artigianale da Giacomo Pisani detto “Minetto” (1886-1959). Fu un vero artista inventore che, da autodidatta, riuscì anche a creare un singolare violino nonché una macchina fotografica con autoscatto.

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Triora: superstizione e buona cucina

Risalendo la Valle Argentina per circa 30 minuti di auto da Arma di Taggia, l’ultimo borgo che vi consigliamo di visitare è Triora. La varietà di paesaggi la deve al vasto territorio che oscilla con altitudini da 458 m. a 2.153 m. sul livello del mare.

Dolceacqua - Triora
Panoramica di Triora

Due sono le attrazioni più caratteristiche e famose della località: le streghe e il pane. Le prime hanno origine lontane nel tempo. Dall’anno 1587 in cui una terribile carestia si abbatté su Triora e la sua vallata. Coltivazioni e raccolti distrutti e un’epidemia che colpì allevamenti e bestiame tanto da debilitare il fisico e le menti della popolazione. In un’epoca dove la lotta al paganesimo era molto forte e la paura serpeggiava, fu facile avallare l’idea che la causa della carestia fosse opera del demonio che agiva attraverso le streghe.

Per il Consiglio degli anziani di Triora, con il benestare dell’Inquisitore di Genova, ogni donna che non rientrasse nei canoni di “morale” dei tempi fu identificata e segnata come “strega”, quindi come colpevole dei mali di cui era afflitto il paese. Iniziarono le persecuzioni, il delirio pervase la gente, la caccia alle streghe incominciò. L’uso di corda e fuoco fu all’ordine del giorno, un susseguirsi di tremende torture finalizzate a far confessare le povere accusate.

Il paese delle streghe

Di tutto questo è giunto sino a noi quel fascino particolare, mix di realtà e fantasia che “ammalia” e che ritroviamo tra i carrugi del Borgo e presso il Museo Etnografico e della Stregoneria dove si trovano le testimonianze di quel passato.

Il pane di Triora

Non potete lasciare Triora senza aver mangiato suo famoso “pane”.  Apprezzato e conosciuto per le sue caratteristiche uniche (è uno dei 37 Pani d’Italia). È preparato con tre diversi tipi di farine ricche di fibre e proteine, si presenta nella sua caratteristica forma tonda e larga e con la crusca sul fondo. Tagliato a fette, si sposa con qualunque tipo di pietanza, ma è strepitoso spalmandoci sopra i formaggi locali. Nelle passeggiate pomeridiane lungo le vie di Triora oltre alla vista un altro senso potrebbe venire stimolato: l’olfatto. Potrà capitare che veniate rapiti da un delizioso profumo “accogliente”, e se cercherete la fonte di questa tentazione, raggiungerete il forno che quotidianamente, tutti i pomeriggi, prepara il “nostro” Pane di Triora.

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