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Magnifica Humanitas, l’Enciclica di Papa Leone XIV

Magnifica Humanitas -  Sua Santidade o Papa Leão XIV
Sua Santidade o Papa Leão XIV (Foto: Ricardo Stuckert)

Riflessione sull’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV tra scuola, inclusione, speranza e sfide dell’intelligenza artificiale

Accingendomi alla lettura della prima Enciclica di Papa Leone XIV, non immaginavo che sarei stata così coinvolta, come invece è successo, dalle Parole del Santo Padre. Contrariamente a quanto forse si potrebbe pensare, non si tratta di un “monito”, espresso dalla Voce più autorevole della Cristianità, sui rischi etici e sociali della “questione tecnologica”. Tutt’altro.

La Magnifica Humanitas non ci indica i sentieri facili della fiducia in un cauto progresso, ma ci porta “fuori pista”, chiama in causa la nostra vita di tutti i giorni e il destino finale; ci chiama, spogliati da ogni sovrastruttura, a misurarci con l’autenticità dell’esistenza alla luce di innovazioni dottrinali che non offrono risposte, ma chiedono di sostare nella domanda, nella ricerca, nella lettura, nell’attenzione, nel confronto meditato. L’inestimabile forza spirituale la sottrae alla banalità del dualismo tra consenso o dissenso alle nuove tecnologie, per mettere in luce il pericolo più subdolo del regime tecnocratico: non solo e non tanto la possibilità che il pensiero umano sia sostituito dal pensiero algoritmico, ma che lo stesso pensiero umano diventi algoritmico.

Uno degli aspetti rivoluzionari dell’Enciclica è, infatti, la proposta di un nuovo modo di esistere: un approccio “totale”, come “totale” è la ricaduta dell’intelligenza artificiale sugli esseri umani: una dimensione che può arrivare a sostituire la sapienza con l’efficienza, la relazione con la competizione, l’approfondimento con la semplificazione. E siamo già a scuola.

La scuola di fronte all’intelligenza artificiale

Infatti, se decidiamo, con Papa Leone XIV, che la facilità del risultato ostacola la ricerca; che l’errore non è qualcosa da correggere e basta, ma può rappresentare la tensione verso il miglioramento; che il “limite” che incontriamo nella disabilità, nello svantaggio sociale, nella deprivazione culturale ed economica possa rappresentare la molla educativa che sviluppa competenze di contrasto, in quanto “ciò che non c’è” valorizza “ciò che dovrebbe essere”: allora la Magnifica Humanitas è rivoluzionaria. Allora la povertà può essere educante, perché riscoprirsi tutti poveri, con bisogni e fragilità, aiuta a non cedere all’autosufficienza.

È la finitudine che non limita, ma apre all’incontro con gli altri.

In particolare, le Parole del Santo Padre mi hanno cercata come dirigente scolastica di una scuola del Ponente genovese, dove la componente di alunni con background migratorio ha superato in un Plesso la percentuale autoctona e negli altri è arrivata al quaranta per cento, con una prevalenza etnica che sta cambiando la fisionomia sociale della delegazione, in un clima minacciato da tensioni divisive.

Nelle occasioni pubbliche e nell’ininterrotto dialogo con l’Amministrazione municipale, i genitori degli studenti, le Associazioni con le quali ho costruito un proficuo rapporto sistemico a beneficio dell’offerta formativa degli studenti e delle esigenze organizzative dei genitori, ripeto spesso che l’accoglienza interculturale è ormai diventata un modo di essere, fa parte del codice genetico della scuola, si “respira” prima di declinarsi in prassi relazionali ed educative. Per questo ho assunto le Parole del Papa sulla necessità di rilanciare il dialogo come un ineguagliabile incoraggiamento a proseguire su questa strada che porta all’“incontro autentico con l’altro, il diverso, lo straniero, il migrante, perché si tratta di acquisire un’attitudine a costruire legami di fraternità, fatti di ascolto, di sguardi sinceri, di tempo dedicato, persino di tempo perso insieme”.

Accoglienza, dignità e comunità

(Di Poznaniak CC-BY-SA 2.5)

Ma l’Enciclica mi ricorda anche che “la scuola è il luogo in cui le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona”.

Il riferimento alla dignità che appartiene a tutti e che precede ed eccede l’esistenza di ciascuno perché non esiste una condizione umana che non sia degna di Dio, fa tremare la coscienza di chi quotidianamente costruisce l’accoglienza dei “più piccoli”, poiché allora non si tratta solo di promuovere lo sviluppo della persona, secondo il dettato costituzionale, ma di riconoscerne quella dignità che non ha bisogno di essere coltivata, meritata, dimostrata, poiché appartiene già a tutti. È un principio che chiede di operare non solo accogliendo le “vittime”, ma assumendone lo sguardo, dunque nell’assoluto riconoscimento della pari dignità di ciascuno, chi accoglie e chi è accolto.

È il superamento della “solidarietà di fatto”, in cui “le nostre vite sono intrecciate”, poiché “non siamo semplicemente vicini gli uni agli altri, ma affidati gli uni agli altri”. Dunque, diventa imprescindibile “pensare e agire in termini di comunità”, in una logica di sussidiarietà secondo cui le famiglie, le associazioni, il volontariato, il Terzo Settore possano concorrere, ciascuno per la propria parte, alla costruzione della comunità, “senza essere sostituiti o ridotti a meri esecutori”. È la direzione di Neemia, icona biblica delle prime pagine dell’Enciclica, l’esule che torna nella Gerusalemme distrutta e invece che far calare dall’alto un piano di misure da eseguire e soluzioni da dettare, “prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire”, per far prevalere “la responsabilità condivisa di tutto il popolo”.

La speranza come azione educativa

Dal mio “microcosmo” mi sento incoraggiata a coltivare sempre di più il “pregiudizio positivo” della speranza, intesa non come acritico ottimismo ma come impegno quotidiano a investire nel futuro. La speranza è un approccio alla vita che arriva a coincidere con la stessa azione di insegnare, s’impasta con il curricolo di studi, è compagna di viaggio lungo la strada dell’orientamento, proiettando l’azione educativa nel futuro, con l’ambizione di stravolgere i pronostici, perché nessuno studente deve pensare di avere un “destino”, bensì di poter giungere, qualunque sia la condizione di partenza, al dominio delle proprie possibilità.

È un impegno che, dopo la lettura dell’Enciclica, assumo con più forza, la forza umile di ogni giorno in cui, anche nel tempo dell’intelligenza artificiale, deve continuare la storia di una Magnifica Umanità.

Pubblicato il: 12 Ottobre 2026
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