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Vita sempre. L’immortalità tra scienza e utopia – parte 2

Vita e immortalità. Continua l’articolo riguardante le sorprendenti idee per raggiungere l’immortalità, proseguire la vita sempre. Leggi la prima parte CLICCA QUI.

Vita - Uomo e caverna
La vita sempre, un sogno di sempre – By PhotoVision

L’immortalità ha un altro padre Dmitry Itskov

Ma c’è chi la pensa in maniera diametralmente opposta affidandosi interamente ai computers per ottenere la vita eterna. Si chiama Dmitry Itskov. È un imprenditore russo che, tra le varie attività, ha fondato nel 2011 un’organizzazione senza scopo di lucro chiamata “Initiative 2045” il cui scopo è raggiungere l’immortalità cibernetica.

Il progetto si articola in tre fasi che porterebbero all’obiettivo prefissato previsto per il 2045.

Le tre fasi

La prima

Inizialmente una persona che ha subito una qualche grave menomazione potrebbe essere trasformata in cyborg (e questo lo abbiamo già sentito).

La seconda

Successivamente, tramite la scansione e la mappatura del cervello, sarebbe possibile trasferire la mente umana all’interno di un computer collegato ad un robot in grado di provare le stesse sensazioni sensoriali di un corpo umano (chi volesse vedere un esempio “pratico” può dare un’occhiata al gioco spaziale “Eve on line” dove i piloti di astronavi, una volta perduto il loro corpo umano, trovano dimora in cloni cibernetici con analoghe caratteristiche. Il computer dell’astronave provvede, negli ultimi secondi prima della distruzione, ad inviare una scansione del cervello ad una stazione che contiene il “clone” del corpo del pilota. Non occorre giocare, basta solo dare un’occhiata per capire il concetto).

La terza fase

L’ultima fase prevede la creazione di un corpo attraverso l’uso di ologrammi. Per quanto incredibile possa sembrare, non è fantascienza. È un progetto ardito, certo, ma non “campato in aria” la cui “scadenza”, pur considerati eventuali ritardi nella tabella di marcia, è comunque molto vicina. Forse non sarà il 2045, ma potrebbe essere il 2060 o il 2090.

Una nuova specie umana

Vita - Nuova specie umana
Vita e immortalità. Forse una nuova specie umana

Insomma, i nostri figli potranno sicuramente assistere al nascere di una nuova specie umana, ammesso che di “umano” ci sia rimasto qualcosa.

In questo caso i filosofi avranno il loro daffare poiché, per i credenti ma non solo, l’anima continua ed esistere dopo la morte fisica del corpo e, in questo caso, ci ritroveremmo con un’anima “al posto giusto” e un “essere” (non l’originale ma una copia) che continua a vivere in una dimensione cibernetica rimanendo nell’ambito “terreno” e continuando la propria vita.

Il progetto R.A.M e il D.A.R.P.A.

Tra l’altro, l’idea di “salvare” i ricordi dei soldati attraverso un chip impiantato nel lato destro cervello (oltre a migliorarne le prestazioni in fase di addestramento e ridurre i tempi di reazione durante il combattimento) è previsto dal progetto R.A.M.  (Restore Active Memory) il quale è inserito all’interno del D.A.R.P.A. (Defence Advanced Research Project Agency).

Non abbiamo tempo di esplicarlo in questo articolo (potremo magari tornarci sopra se l’argomento interessa) ma basti sapere che il DARPA è una serie di progetti volti ad ottenere il soldato perfetto, l’integrazione ideale tra uomo e macchina (nel caso, caso da guerra).

Meraviglia e orrore, a seconda dei punti di vista, accompagnano queste tecnologie estreme che sono già tra noi, molto più “presenti” di quanto si possa immaginare.

Forse non conoscete il bio-haching?

Se solo pensiamo al bio-haching, ovvero quelle pratiche “casalinghe” dove esperti in materia hacherano il proprio corpo con sieri, medicinali e parti meccaniche pur di aumentarne l’efficienza, possiamo farci un’idea di come concetti una volta tabù siano ormai “sdoganati” e divenuti socialmente accettabili.

Le leggende narrano che grandi marchi tecnologici sono nati nei garage di casa o nei sottoscala. In futuro narreranno di come in quei luoghi siano nati i superuomini. Ma dobbiamo per forza utilizzare ciò che è artificiale? Assolutamente no. Esistono (secondo alcuni) potenziamenti naturali. Vi piacciono i vampiri?

A quelli che ancora non hanno chiuso la pagina dopo gravi attacchi di risate o di scetticismo, potrebbe interessare qualche informazione in merito.

Il metodo “vampiro” per ottenere una vita senza fine

L’idea che nutrirsi di sangue umano consenta, se non proprio la vita eterna, almeno un giovamento generale del corpo, è assai radicata e ha originato un vasto mercato. Si tratta ovviamente di un “prodotto” elitario giacché giovani volontari cedono il loro sangue a persone benestanti in cambio di denaro, tanto denaro.

Siamo veramente al limite dell’incredibile. Ma non è solo “roba da americani” (è facile immaginare la provenienza di certe “mode”), ma anche in Italia vi sono persone, raccolte in associazione, che abbracciano il vampirismo sia nella forma psichica e spirituale che nel vero senso della parola.  Non costringono gli adepti, questo bisogna dirlo, alla forma “estrema” che tuttavia è prevista.

In questo caso, i volontari cedono gratuitamente al gruppo il proprio sangue.

Il mondo parallelo degli Hikikikomori

Altro elemento “peculiare”, può essere l’accettazione del rapporto uomo-robot. Infatti alcuni obiettano che, se anche il progresso ci propone sempre più interazioni cibernetiche, l’essere umano potrebbe respingere tali rapporti, almeno i più intimi, se non altro per istinto primordiale sentendoli, appunto, alieni. Siamo sicuri?

In Giappone, gli Hikikikomori già vivono in un loro mondo parallelo. È sicuramente vero che si tratta di ragazzini con gravi disagi, ma è altrettanto chiaro che il mondo digitale sta invadendo quello reale e che, prima o poi, la realtà virtuale darà alle persone ciò che non possono raggiungere nella vita reale.

Le bambole umane sempre in Giappone

La fabbricazione (ancora in Giappone) di robot sempre più simili all’uomo, da il “là” ad un futuro di interazioni via via più “strette” come d’altronde già accade con bambole “umane” che, sempre più marcatamente, vengono elette a compagne e mogli nella vita quotidiana.

“E va bè, ma è roba da giapponesi … altra mentalità, altra cultura …”. E invece non è proprio così.

Le bambole in Italia bloccate dalla burocrazia

Nel 2018, a Torino, è stato bloccato, per motivi di tipo amministrativo (sottolineiamo amministrativo), un locale dove uomini e donne si “intrattenevano” con bambole di silicone di entrambi i sessi.

Le bambole erano a disposizione per qualunque desiderio: dai singoli ai gruppi di addio al celibato a… qualunque cosa che il cliente avesse desiderato, comprese le posizioni in cui trovarle ed i vestiti rispondenti al gusto del visitatore.

Dovevano essere costruite molto bene anche perché i prezzi, dipendenti dal tempo di “permanenza” con la bambola, erano pari ad una media tariffa applicata da una prostituta in carne e ossa. Tralasciando luoghi comuni, dobbiamo però notare come un rapporto intimissimo, anche se chiaramente fasullo, può essere accettato dalle persone.

È caduto un altro tabù?

Forse, ma comunque questa è la dimostrazione che, se l’imitazione è convincente, la mente accetta senza troppi problemi anche il “falso” certificandolo per “vero”. Ci sarebbero tantissimi altri casi da analizzare, ma dobbiamo fermarci qui con ancora qualche domanda: siamo veramente pronti per questo futuro? Può esistere un futuro a dimensione più umana?

Sta anche a noi determinarlo.

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