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Questa è vita. Sono Alessandro ex lavoratore a posto fisso

Alessandro e Irene, sorridono anche per la loro scelta di vita

Questa è vita. La mia vita. -Sono Alessandro Mangione ex lavoratore a posto fisso-. Queste sono le parole che abbiamo immaginato potesse aver detto Alessandro presentandosi a noi di Globe Today’s. In realtà la sua storia e quella della sua compagna Irene, possono probabilmente davvero, riassumersi in questa frase immaginaria. Loro hanno avuto il coraggio di mollare tutto e cambiare tutto. La loro è una scelta di vita. Questa è la loro vita. 

Qui il primo articolo, creato dalla penna di Alessandro, che più che un racconto di un viaggio è un percorso emozionale all’interno di sé stesso. E’ l’inizio di una sua una rubrica con noi. Un mix di racconti, tra luoghi del mondo e sensazioni interiori. Siamo certi che non vi lascerà indifferenti.

Questa è vita, la mia

Mamma e figlia felici in modo molto semplice – Foto S.Tipchai

Siamo appena entrati in Laos dopo aver viaggiato trenta giorni in una Cina bella da incollarsi sotto pelle. Il mio corpo è visibilmente provato dagli infiniti spostamenti sui treni notturni cinesi. Ancora mi sembra di avvertire in bocca il sapore dei noodles precotti, inghiottiti guardando le aree più remote di quella terra attraverso i vetri luridi dei vagoni.

Ma ora è questa la mia vita.

Luang Prabang

Laos e Luang Prabang – immagini tipiche

Giungiamo a Luang Prabang, piccola cittadina nel nord del paese, grazie ad un aereo sul quale non avrei scommesso nemmeno cinquanta cent. La pista di atterraggio è parecchio corta ed immersa, quasi, nella giungla. Il guidatore del tuk tuk che ci prende su nel piazzale davanti l’aeroporto, è un tizio affabile nonostante prima di salire su quell’antenato del taxi nostrano, si sia dovuto trattare a lungo, discutendo animatamente un prezzo che fosse equo per il nostro viaggio fino all’ostello, sancito infine su uno straccio di foglio e con una stretta di mano. Questo ammasso di ferraglia in accelerazione, tossisce forte la stanchezza di una vita spesa a trasportare turisti più o meno interessati alla spiritualità di questo villaggio. Alziamo la polvere rossa delle strade laotiane, timido accenno di una realtà profondamente diversa dalla sfrenata cementificazione cinese.

Intorno a noi la natura sembra essere ancora la padrona di casa, gli animali al massimo ne sono i maggiordomi e l’uomo, un ospite indesiderato per cena.

Sembra il paradiso, forse lo è. La cascata d’acqua è rilassante – Kuang Si Waterfalls

Gli occhi di Irene

Amo osservare gli occhi di Irene, la mia compagna, adesso che ai bordi delle strade si intravedono i magnifici templi dorati circondati da palme altissime…su un qualche filo di plastica due tonache arancioni dimenticate dai monaci buddisti mi muovono una religiosità mai provata prima. Questa è vita.

Sostanza e apparenza

Entrando nell’ostello che ci ospita, penso che esistono ancora luoghi dove la sostanza conta più dell’apparenza.

Qualche pianta e qualche quadretto appeso alle pareti, fanno da apripista a un proprietario accogliente. Qui dentro c’è tutto ciò di cui si può aver bisogno, nella sobrietà di un luogo in cui si respira una serenità quasi irreale. Mi sento coerente al posto in cui sono e ricevo tra le mie mani la mappa cartacea della cittadina da questo ragazzo paffutello che parla un inglese più brillante del mio. Per quanto mi riguarda, l’esplorazione di un luogo comincia nel momento in cui lo studi sulla mappa. Sorridiamo e entriamo nella nostra stanza.

La mia immagine riflessa

L’immagine di me riflessa allo specchio del bagno ha catalizzato la mia attenzione. Mi sorprende non vedere più l’espressione fiera di quell’impiegato dal ciuffo sempre ordinato, con la settimana già organizzata sulla scrivania del lunedì mattina. Ho la barba disordinata, i capelli non hanno un senso, simboli di un tumulto interno che non posso più governare. Questa immagine, in qualche modo, mi turba.

È così profondamente diversa rispetto alle aspettative che gli altri nutrivano su di me. Infilo le scarpe di fretta sussurrando ad Irene che esco a correre e sarò di rientro in un’ora. Questa è vita. La mia.

Vivere un posto correndoci dentro

Che io sappia, Il miglior modo per vivere un posto è correrci attraverso.

È quasi l’ora del tramonto e correre lungo le rive del Mekong è uno di quei momenti in cui riesco solo a pensare “menomale sono partito”. Una chiatta di legno trasporta i passeggeri da una sponda all’altra del fiume e io, guardandola, mi sento terribilmente inadeguato della mia ricchezza.

Dopo qualche chilometro arrivo ad una piazza molto buia e vuota. Mi stupisce che il Dio, di Luang Prabang, abbia curato ogni dettaglio dimenticandosi soltanto questo posto. Una svista. Posso intravedere soltanto un piccolo lampione e una sagoma muoversi affianco. Mi paralizzo di paura, poi mi muovo di curiosità. Realizzo che un bambino scalzo sta calciando un pezzo di plastica che nemmeno un ottimista chiamerebbe pallone.

Le parole non servono

Ci guardiamo ma nessuno dice niente perché: tutto è stato deciso con un sorriso.

Lui lancia il pallone mentre io mi affanno a togliere scarpe e calzini. Iniziamo a giocare come amici di una vita al campetto di periferia. Le pietruzze di questa piazza mi si ficcano nei piedi, ma adesso non ho tempo da perdere col dolore perché questo bambino grida troppo forte di gioia, mentre un ragazzone biondo insegue il pallone insieme a lui. Sono il custode della gioia di un bambino sconosciuto. Questa è vita. Lo ripeto ancora. La mia nuova vita.

Ci separiamo qualche minuto dopo, un po’ perché l’emozione mi sta mozzando il fiato. Mi dice qualcosa nella sua lingua, una parola quasi melodica di cui non conosco il significato, mentre tutte le mie parole si ingolfano in bocca, una marmellata di pensieri che non riesco a comunicare.

Nemmeno rispondo, probabilmente.

Un bambino. Una lezione

Corro ancora fino all’ostello e sono frastornato. Lacrime bagnano altre pietruzze. Vorrei tornare indietro adesso, abbracciarti e dirti grazie, o forse scusa, o quella montagna di scemenze che noi occidentali diciamo in situazioni come queste. Mi accompagna la sensazione di essere andato a lezione di vita, scalzo e al buio, con un bambino come professore.