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Pitti Immagine Uomo numero 106

I numeri ufficiali del Pitti 106 indicano: 106 compratori esteri, 11.500 Buyer e più di 15.000 visitatori. Tutto ciò significa che Pitti vive autonomamente a prescindere da quello che succede, una finestra dell’universo maschile che accoglie tutte le sfaccettature dell’uomo, come un diamante

Pitti 106: Mr JP
Pitti 106: Mr JP

Al Pitti 106 torna la dimensione artigianale

Sta tornando la dimensione artigianale e non solo dell’artigiano italiano, prezioso, che riesce brillantemente a confrontarsi con realtà estere di alto livello.

 La cura nei dettagli, l’abbinamento, la cromia dei colori messi assieme, il tocco cromatico è nella qualità delle stoffe è molto elevata: c’è tanto colore a partire dalla gamma del rosa e ci voleva! Rimane core-colour il bellissimo blu e il bianco, anche in accoppiata e tante sfumature tra il viola e il lillà.  Belle le giacche doppio petto colorate: sono aumentate le cravatte e diminuiti i papillon e questo lo afferma un simpatico e colorato dandy, come lo ha definito la stampa nazionale.

Xausa Jan-pierre (MR JP)

 Xausa Jan-pierre (in arte MR JP) nominato dalla fashion week come ambasciatore dell’artigianato e dell’eccellenza italiana è referente dell’associazione Unimpresa Moda uomo, opera nel settore metalmeccanico ma la passione che lo anima e non lo fa dormire, è quella della moda e del Made in Italy.

JP lunedì indossava un abito disegnato da lui: coglie l’occasione del Pitti per “indossare l’arte” dato che questo anno ricorre la lotta alla fibromialgia e lui è attivo a favore del riconoscimento dell’LEA (livelli essenziali di assistenza).  JP crea abiti per ogni causa importante e lotta attivamente creando pezzi unici, anche molto originali, come potete vedere dalla foto di copertina.  

Ritorniamo ai tanti brand presenti che hanno popolato la Fortezza per vendere le collezioni e il su misura, ed oggetti brandizzati che sono il punto di forza del Made in Italy. Per un buyer che compra una collezione, brandizzata, avere il proprio logo porta molto valore nella sua boutique estera.

Il Pitti apre le danze poi della fashion week maschile e i buyer partendo dal Pitti poi si spostano a Milano. Come sappiamo, la moda nasce a Firenze e Jean Pierre coglie l’occasione per ricordare che la prima kermesse è stata a Firenze.

Keyone e brand cinesi e dandismo

C’è tanta attenzione al riciclo da parte dei piccoli brand ecosostenibili. Il brand cinese Keyone (in foto) per esempio, produce una tintura per i cappelli in seta con una radice: bolliscono la radice e mettono la seta all’interno e immergono il cappello per realizzare un cappello in seta che mantiene la memoria.

Il brand cinese al Pitti 106

Un altro brand cinese stampa le scarpe/pantofola in 3d sia sneaker che scarpe da ginnastica, molto simili alle crocs. Adidas ha addirittura “copiato” una loro linea, dato che questo brand attivo da cinque anni su questa produzione particolare.

Ci sono poi brand che producono bastoni da passeggio e calza scarpe da viaggio e da casa che sono dei veri e propri gioielli.

Questi ultimi sono i pezzi utili e necessari per un Dandy, come JP, e di questo parliamo visto approfondendo l’argomento del dandismo che rappresenta sì una nicchia ma che al Pitti è molto forte e anima i corridoi della manifestazione. Il dandismo e molto apprezzata all’estero. In Italia purtroppo ha meno rilevanza rispetto all’Inghilterra, Londra e New York.

Il dandy non tollera la borghesia anche se in quella vive. Al di là della ricerca di un abbigliamento eccentrico, che lo faccia riconoscere a prima vista, il dandy è perennemente alla ricerca del bello nella cultura e nell’arte. È tenacemente individualista, contro la società dell’omologazione.

Gabriele Pasini: la moda e il genere

Chiedo a Gabriele Pasini, titolare del marchio omonimo, se ci siano dispute di genere al Pitti e se predomini il maschilismo.

Gabriele mi risponde” Questo evento rappresenta la fiera del buon gusto maschile”. Interviene anche il suo vice il direttore commerciale dicendo “Ci sono delle commistioni, è il luogo per eccellenza per la contaminazione in un mondo dove la differenza tra generi e diventata molto sottile in certi casi molte donne comprano giacche da uomo”.

 In una delle sue giacche sartoriali esposte troviamo un fiore, simbolo di gentilezza.

Lo stilista afferma” Su una giacca da uomo apporre una rosa significa raffinatezza, eleganza assoluta, l’uomo buono gentile e galante è tornato, e qui teoricamente non dovrebbe essere mai sparito”.

Gabriele ha una linea Made to measure, e un progetto di collezione ready to wear, altamente sartoriale molto affonda nel mondo della sartoria. Si differenzia nella cura della qualità, e della vestibilità della giacca. Il designer ha voluto esplicitare tutta la sua filosofia di avvicinamento tra i due mondi, maschile e il femminile.

Il classico è evergreen

Il classico è evergreen e viene riproposto ogni anno in diversi colori e tessuti: ci sono meno giacche destrutturate. Molti stilisti hanno la linea destrutturata per l’estate, ma poi l’inverno è religiosamente classica. Bisogna evitare la ripetizione, la globalizzazione, nel vestire tende a farci sembrare tutti uguali, ma dando fiducia ai piccoli artigiani siamo sicuri di acquistare ed indossare un pezzo unico, sostenibile e duraturo.

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Parlo con RiccardoTisci al Pitti 106

Parlo con Tisci, fashion editor e stylist, autore di un portale fashion, che come me, ha la visione della moda come una forma di arte.

Colora la sua vita indossando le cose contenute nel suo armadio e cerca di produrre una manifestazione curiosa venga fuori una connotazione artistica, facendo accostamenti arditi, va oltre il perbenismo di classico uomo ostentato.

Ricardo_Tisci_e_Naomi_Campbell – Repertorio PH. Renan Katayama (CC BY-SA 2.0 )

Dopo il covid, afferma Tisci, il Pitti è ritornato quasi agli antichi splendori, un po’ più scarico rispetto alla 105. “Trovo divertente la parte dedicata ai Peacock modelli che gravitano intorno alla fortezza, mi chiedo quanti di loro abbiano veramente questo modo di fare nel “everyday” se è solo per colorare il Pitti o sono proprio così.

Tutto quello che trovi è una sintesi di ciò che uno può ricercare. Al padiglione centrale c’è uno spaccato di identità maschile, c’è da chiedersi se questa parte è veramente rappresentata. Si palesa da anni il dandismo, fenomeno della moda maschile, ma quanti di quelli che passeggiano per il Pitti fanno parte attiva di quel movimento o sono solo modelli “prestati”: l’essere maschile di moda è totalmente rappresentato da questo approccio stilistico? Quali sono le altre varianti stilistiche che possono essere rappresentate?”

Queste sono le domande aperte che Tisci come me fa a sé stesso e che lasciano aperto un “varco”.

Chiedo ancora a Tisci, in merito alla presenza femminile tra i vari padiglioni

 “Ci sono una serie di personaggi femminili che manifestano la loro identità in maniera chiassosa all’interno del Pitti e fanno bene a manifestarla, è altrettanto giusto che siano “confinate”, è giusto che l’occasione è la manifestazione della moda maschile. Se la moda maschile viene indossata da una donna è comunque qualcosa di positivo ed è “gradevole”. Non si deve neanche inserire il gioco dei ruoli. La fortezza è un luogo “puro” dove non dovrebbero entrare dinamiche sociologiche e demagogiche.

Il Pitti rimane il tempio della bellezza maschile d’altri tempi, poi si può fare molta ricerca e trovare intuizioni interessanti che esulano dal doppio petto e il cappello classico”. Ci sono rappresentazioni avanguardistiche anche se il focus rimane il mondo della moda classica anche se ho trovato molto casual wear: è un luogo dove l’uomo può esprimere diverse dinamiche di attenzione.

Cosa pensi di questi nuovi brand emergenti?

Continua Tisci “I giovani strizzano l’occhio al sostenibile, apprezzando le nuove forme di riciclo degli abiti. Bisognerebbe avere la capacità di entrare nelle catene produttive per verificare che sia veramente sostenibile. Il tema è toccato, trattato e questo è giù un buon segno” dico che possiamo sicuramente fare di più e meglio.

Ti ha colpito qualcosa in particolare, colori/accessori?

Ho trovato pochi accenti di colori brillante, a parte il rosa. Ci sono molti colori pastelli che rimane con la classicità maschile che vuole essere al passo con i tempi ma con moderazioni. Siamo su dinamiche più democratiche e portabili. La ricerca artistica c’è ma è possibile e sostenibile da un punto di vista cromatico”.

La fase dell’uomo eclettico è stata ridimensionata

C’è il rosa de saturo, verde bosco colori tenui non aggressivi che sono piacevoli per la vista, visti i tempi passati c’è la voglia di comunicare serenità e sicurezza. La parte chiassosa del Pitti è stata messa a tacere per una stagione più meditativa rispetto al passato

Al Pitti il cappello e il bastone sono il pane quotidiano, elemento distintivo dei Peacock senza quello sarebbero nudi.

 Cosa auspichi per la nuova moda?

Penso che il futuro della moda maschile vada a braccetto con la storia e i valori del Pitti. Non si può che sognare dentro quelle mura nuove visioni sempre più eterogenee ed anche eccentriche. C’è un vigore artistico anche nello street style e nella visione della creativa rappresentata.

 Il Pitti vivere autonomamente a prescindere da quello che succede, una finestra dell’universo maschile che accoglie tutte le sfaccettature dell’uomo, come un diamante.

Ci auguriamo che l’espressività dedicata alla moda possa essere ancora più libera, la moda deve essere un sogno e un mezzo di espressione e libertà”.

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