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Nella bottega di Venezia del “falegname” Buggio

Alla scoperta della magia e autenticità di Venezia nella bottega del falegname – fisico Luciano Buggio che dà vita a una nuova vita

Luciano Buggio : Buggio
Luciano Buggio

Venezia

Il mestriere del critico non consente certo più nessuna gratificazione economica, ma sicuramente consente di girare il mondo, visitare città bellissime, e vedere tutto ciò che di bello c’è ancora su questa terra.

Ecco, Venezia è una di quelle città che offre tantissimo dal punto di vista culturale ed è una città che da qualche anno posso considerare la “mia seconda città” in quanto spesso riesco a tornare a trovarla appunto per il mio lavoro. La Biennale, con tutti i suoi svariati appuntamenti sparsi nell’arco dell’anno, è una di questa occasioni e poi c’è la stagione lirica e di balletto della Fenice, altro splendido appuntamento più dentro la  tradizione. Essere rapiti sempre più rapita dalla Serenissima  è la naturale conseguenza di ciò. Venezia con quel suo fascino arcano, tra il un malinconico e il decadente, così squisitamente imperfetto, ma  dolcemente ammaliante, che come un dolce veleno non rieci a respingere e che anzi scegli di buttare giù come un elisir d’amore è l’effetto che ha su di me.

L’ultima mia recente visita risale ai primi di febbraio in occasione appunto dell’anteprima di Biennale Danza in cui ho anche approfittato di vedere la replica domenicale di Boheme alla Fenice. Due giorni magici, come sempre, che finiti gli impegni lavorativi ho scelto di spendere girando lungo le strette calli, giù dai ponti e attraverso i canali, dentro i “campi” e nei sestieri, con una nascosta voglia di perdersi.

La bottega di Luciano Buggio

E qui, ad un passo da campo San Giovanni Evangelista, ho scoperto una bottega, quella di Luciano Buggio, in cui dentro c’è un universo. Definire il proprietario di quell’universo è molto difficile: un falegname? Un fabbro? Un libraio?…e no, molto di più quando, col suo fare burbero, il proprietario si scopre e racconta di sè. Tra un pupazzetto di legno ed uno di ferro Buggio elabora anche i suoi pensieri e le sue teorie di fisica molto in contrasto con quelle di Einstein.

Chi abbia ragione non si sa e non vogliamo entrare in merito, quello che è certo è che questo signore non parla a vanvera. Il talento per un certo tipo di studi lo dimostrò già da bambino quando a soli 10 anni ottenne una borsa di studi dal Collegio Foscarini che lo portò a trasferirsi da Gorizia, sua città natale, a Venezia dove deciderà di passare il resto della sua vita.

Il mestiere del falegname glielo ha insegnato il padre, un mestiere che  gli ha consentito di mantenersi gli studi a Venezia ed ora è lì, in quella bottega ricca di libri, fiori di plastica, carte geografiche, animaletti di ferro e quant’altro che sembra la sua missione sia quella di farsi scoprire.  Quando capisce che il passante per caso è interessato al suo operato gli lascia le fotocopie delle sue relazioni scientifiche e il suo biglietto da visita. Ammetto che non è facile entrare nelle sue simpatie, anche perchè sembra fare di tutto per essere scostante coi visitatori della bottega (che sia una tattica? …), ma non bisogna farsi scoraggiare, dietro la ruvida corteccia, c’è una persona che benchè aspra nei modi, nasconde sentimenti autentici e sinceri.

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Dà vita a una nuova vita

Luciano Buggio: opera di Buggio
Il quadro acquistato da me

Del resto dalle sue mani la plastica si trasforma in fiori perdendo quella negatività che tutti gli attribuiamo. Il suo è un reciclaggio della creatività. Luciano Buggio dà vita ad una nuova vita fatta di “scarti”. Lavora il legno come Mastro Geppetto, ma del paziente babbo di Pinocchio ha ben poco. Più simile ad un ligure che ad un veneto, sembra più propenso a mandarti via dalla bottega che a farti entrare, ma è il suo fascino, quello degli artisti veri o appunto degli scienziati. Da vecchi comodini nascono pinocchietti, da lamine di motori escono fuori animaletti e gondole, che quando spruzza di colore lasciano l’ombra sui cartoncini creando altre opere d’arte (una l’ho acquistata e già appesa in casa, come da foto).

E’ chiaro che la sua idea del mondo è quella di tornare all’autenticità, alla verità, se mai possibile. Trovare il bello dimenticato per vivere di questo. La sua bottega è una voce fuori dal coro se si pensa come oramai cinesi, pakistani e bengalesi abbiano monopolizzato il mercato dei souvenir veneziani. La sua è una vetrina originale, la bottega delle meraviglie. I libri glieli regala chi ne ha troppi in casa, lui non ci specula sopra, li rivende a pochi centesimi o al massimo qualche euro. La sua fantasia la spende per delle creazioni che fanno sognare, come aveva sognato lui da bambino quando il papà operaio non poteva permettersi di comprare nulla ai suoi figli. Immaginazione e creatività si sviluppano anche così, con la privazione.

Attraverso di lui la Venezia vera

Le sue teorie sul movimento cicloidale dei fotoni o le buche potenziali in cui si trovano le galassie e boxy sono un di più, per i più competenti. Noi ci accontentiamo di assaporare attraverso di lui una Venezia vera, quella dei tempo non contaminati dal commercio becero dei negozi paccottiglia gestiti da chi di Venezia non ne conosce nè la storia, nè l’importanza. Un processo di scadimento della città più bella del mondo che oggi, grazie a  questo, si trova molto lontana dai primi posti nella graduatoria di vivibilità delle città italiane. Una città venduta per pochi “skei”.

Andare a visitare la bottega di Luciano Buggio vuol dire riscattare Venezia.

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