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Mozart: Don Giovanni, Così fan tutte e l’eternità della sua musica

Il mito di “Don Giovanni”

Don Giovanni: scena teatrale del Don Giovanni
Don Giovanni

Dove e quando possiamo contestualizzare il mito di Don Giovanni? Senza ombra di dubbio possiamo affermare in ogni epoca storica. Questo perchè i tratti di colui che fa parte dei grandi miti dell’Occidente sono soprattutto quelli di un rivoluzionario, di colui che a tutto si oppone, specialmente alla retorica e quindi alla legge.

Man mano che ci si addentra nella psiche di questo modello rivoluzionario, anticonvenzionale, si delineano caratteri sempre più precisi. Il suo modo di contrapporsi al sociale nasconde qualcosa di profondamente egoico, che poco ha a che vedere con il riscatto di una qualche comunità o la rivendicazione di taluni diritti: la sua legge è quella degli impulsi, motore vitale delle sue gesta, a discapito di tutto e di tutti, anche di se stesso.

Se pur le sue origini sono state attribuite a diversi autori, come il gesuita Paul Zehentner o l’abate Tirso de Molina con il suo El burlador de Sevilla y convidado de piedra, è già la Commedia dell’Arte che ci presenta questo personaggio e che in un certo qual modo ne approfondisce i dettagli. Nel ‘600 era assai rischioso presentare un certo tipo di sfumature che solo Molière avrà il coraggio di mettere alla luce. Dietro a “preoccupate” cancellature di un testo di quel periodo, il cui autore è anonimo, pare si celasse il fulcro del dramma, che poco tempo dopo appunto Molière, nel suo Dom Juan, ci svelerà: la bestemmia, quell’espressione ingiuriosa contro Dio da far paura solo a menzionarla.

Colui che sfida il cielo

Da qui le forme del personaggio si realizzano definitivamente, regalando un archetipo ad ogni forma d’arte e pensiero.

Don Giovanni diverrà colui che sfida il cielo: un percorso che inizia dal libertinaggio e passo dopo passo, scelleratezza dopo scelleratezza arriverà al confronto con il divino.

Confronto che in qualche modo potrà esser letto addirittura come gesto eroico, aldilà di ogni timore e amor proprio.

La scena del “Povero”, nel testo di Molière, segna un bivio nell’individuazione della psiche di Don Giovanni, poichè dopo averlo invitato a bestemmiare in cambio di denaro ed aver ricevuto un “due di picche” da quest’ultimo, Don Giovanni dona ugualmente il denaro al povero, nel nome dell’umanità.

Il Burlador de Sivilla torna a confonderci

Ecco che ancora una volta il Burlador de Sivilla torna a confonderci: mischiando il bene con il male, prima oltraggiando e poi aiutando. Sembra qui mettere il seme al grandioso monologo, nel finale di Molière, sull’ipocrisia. “Se l’ipocrisia è l’inganno dei nostri giorni allora ne diverrò maestro!

Mentre il compositore italiano Giuseppe Gazzaniga, con il suo Don Giovanni o sia Il convitato di pietra, conquistava le platee con un’opera di facile ascolto, Mozart prenderà invece piuttosto sul serio questa vicenda e il suo Dramma giocoso esalterà come mai prima d’ora la figura del giudizio, la sentenza celeste, il Commendatore.

Il finale impiegherà ben otto minuti d’opera per concedere al Commendatore di esprimersi: il testo del libretto, l’aggiunta del coro e le armonie del “metafisico” concorreranno ad un risultato letteralmente impressionante, che lascia lo spettatore folgorato, esattamente come il protagonista, a cui ormai seppur in maniera combattuta si era affezionato.

Lo stato di amarezza e desolazione che rimane alla fine dell’opera non è mai stato risolto e viene proprio dal fatto in sé che questo è un “dramma” irrisolto per l’umanità, questo è il suo carattere, questo è il suo fascino.

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“Così fan tutte”

Don Giovanni : scea teatrale
Così fan tutte

Di tutt’altro stampoCosì fan tutte, l’opera che ha rappresentato probabilmente il più grande equivoco, in epoca romantica, nei confronti di Mozart. Qui la concezione dell’amore ritrovava i suoi ideali nella chanson cavalleresca, nell’amor cortese, in quella visione medievale che in qualche modo lo ha inventato.

Per questo un’opera così smaliziata e diretta come Così fan tutte non poteva trovare il consenso se non nel ‘900. Tante invece le critiche sul finire del XVIII secolo che scrivono di un dramma insensato e stupido accompagnato da una musica di Mozart senz’altro bella, ma non abbastanza da salvarne l’opera in todo.

E’ chiaro che siamo di fronte ad una cecità e soprattutto sordità culturale che non ammette uno sguardo, sì disilluso, ma estremamente moderno dell’amore e di tutti i suoi impulsi.

Questa visione che vuole sicuramente scuotere e provocare gli animi sigillati dal buon costume è la talentuosità di questa messa in scena, in cui trasuda l’esperienza umana di Mozart e Da Ponte, che sembrano davvero divertirsi e ridere sotto quei “mustacchi da albanesi”.

Proprio questo gioco dei travestimenti permette invece a Mozart di sfogare i suoi più profondi affetti e quello che i critici romantici leggono come il “salvataggio” dell’opera è in realtà il fare dongiovannesco del compositore.

La costruzione del dramma, così geometrico nel ruolo dei personaggi e se vogliamo così freddo può elevare a capolavoro il “Così fan tutte” solo in un’epoca come la nostra, ormai spogliata di quegli ideali, se pur meravigliosi, che hanno motivato Wagner e tutto il pensiero che di lì a poco dalla morte di Mozart avrebbe messo definitivamente in ombra l’illuminismo.

Matteo Maria Camponero

Diplomato in Composizione col Maestro Carlo Galante presso il Conservatorio Paganini di Genova e in Direzione d’Orchestra al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, ha dedicato la sua formazione professionale principalmente alla composizione, tra le sue opere: il “Valzer Blu”, eseguito dalla Stanford Wind Symphony nel tour internazionale partito dalla California per toccare Spagna e Italia; La “Piccola Suite per pianoforte a quattro mani”, utilizzata dal coreografo Alex Atzewi per la sua creazione Individualità complessa con Antonella Albano, Prima Ballerina del Teatro alla Scala e Amilcar Gonzales, étoile internazionale; la Sonata a due per Clarinetto (Corrado Orlando) e Fagotto (Luigi Tedone) commissionata dal Direttore Artistico della GOG Pietro Borgonovo; il Concerto per violino e orchestra “Figlio del tuono”, diretto da lui stesso nel Primo foyer del Teatro Carlo Felice.

Il 7 Dicembre 2020 viene intervistato sul quotidiano Alessandria 24, nell’Intervista espone i criteri e gli obbiettivi di quello che verrà redatto il 25 Gennaio 2022 come vero e proprio Manifesto (IL NUOVO RINASCIMENTO ITALIANO e la Scuola di Genova) pubblicato sul blog “Danza & Cultura” di Michele Olivieri. Ha scritto per il famoso periodico di cultura e arte ArtsLife, fondato da Paolo Manazza (pittore e giornalista del Corriere della Sera), in veste di critico musicale. Il 9 Giugno 2023 dirige, in occasione di “Musica libera. Concerto straordinario”, i professori dell’Orchestra Nazionale della Rai e l’Orchestra del Teatro Regio, assieme all’Ensemble orchestrale del Conservatorio G.Verdi di Torino.

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