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L’auto venduta è segno di maturità e paternità per Denei. Mah!

L’auto venduta segno di maturità e paternità

L'auto - Mah
Niente da aggiungere!

L’auto, che crediamo sia “una défaillance mentale” non di poco conto nella vita di Carlo, torna nei racconti del nostro eroe. La Panda lo ha evidentemente “segnato “per sempre. Facciamo davvero fatica ha intuire il senso o il collegamento tra cambio auto e cambio vita, come indicato nel successivo paragrafo. Denei ci ha suggerito come titolo del pezzo “Maturità e paternità”. Noi non abbiamo capito, ma prendiamo atto e lo accontentiamo in parte. Fateci sapere per favore il vostro parere.

Paternità che diventa maturità

Certo, l’arrivo di un figlio impone un cambio nella propria esistenza, una trasformazione davvero radicale.

La tua vita mondana è praticamente finita… ma non la tua vita notturna: quella continua! Solo che invece di andare per locali a sbevazzare allegramente, giri per casa cantando nenie. Con un neonato in casa, però, non basta cambiare stile di vita, bisogna cambiare atteggiamento con le cose che ci circondano. Ad esempio con la nascita del mio primogenito avevo cambiato macchina. È stato un vero dolore, rinunciare alla mia vecchia Panda. No, non era la famosa Panda Invernale, era un’altra Pandina presa di quinta mano, ma il fatto è che io mi affezionavo alle automobili.

L'auto - Denei
Più chiaro di così!

L’auto sequestrata

Alla nascita del primo figlio ci rinunciai, anche perché mi era stata sequestrata, ma non dai Carabinieri, bensì dalle Belle Arti.

L’avevo portata in carrozzeria per farla rimettere in ordine e magari tenerla ancora. Mentre il carrozziere carteggiava la portiera destra, venne alla luce un Tiepolo del Settecento. Onestamente non pensavo fosse così vecchia! Comprai allora una bella macchina giapponese, con i fari a mandorla. La pagai parecchi soldi e piangevo mentre firmavo le cambiali. Però dovevo ammettere che la Panda ormai era carente in molte cose, ad esempio nella velocità; aveva tre velocità, come un frullatore: “Ferma” (ferma era perfetta), “Avanti lenta” e “Indietro veloce”. “Avanti lenta”, andava talmente lenta che una volta il vigile mi mise una multa per divieto di sosta mentre andavo. “Indietro veloce” andava benissimo.

A marcia indietro era una soddisfazione

Sì, con quella macchina, le più grosse soddisfazioni me le sono tolte in retromarcia. Una mattina dovevo andare a Milano, ero in ritardo, per recuperare dovetti farla tutta a marcia indietro. L’unico vantaggio fu che al casello autostradale diedero dei soldi a me. Per il resto furono solo beffe. Ad esempio l’autovelox, non ha mai guardato in faccia nessuno tranne me: perché andando in retromarcia, ero l’unico al mondo ad avere le foto in primo piano, il verbale, e il listino prezzi nel caso mi fossero interessati gli ingrandimenti. 

La zanzara

Un altro problema di quella Panda erano gli insetti. Ormai da anni ero costretto a dover dividere il mio abitacolo con formiche, ragni e cervi volanti. L’ultima volta che andai a Milano, che poi fu quella in retromarcia, fui costretto a fare mezzo viaggio con una zanzara che andava a Pavia. Oltretutto la bestia volle che mi fermassi in una piazzola perché doveva vomitare. Animali ingordi come le zanzare ne ho visti pochi. Mi punse cinque volte e soffrì di stomaco per il viaggio in retromarcia.

Le auto hanno un cuore

Devo però ammettere che ho amato quell’automobile, anche se mi tradiva nei momenti più inopportuni. Molto meglio le macchine che tradiscono sempre! A volte non andava in moto, a volte andava in moto quando non avrebbe dovuto. Ero a letto e la sentivo avviarsi da sola. Un giorno ero fermo a un semaforo e mi voltai a guardare una Porsche: lei si spense e per quel giorno non ripartì più! Questo dimostra che persino le auto hanno un cuore e quello della mia vecchia Panda ormai era malandato, aveva un bypass e tre telepass.

Insomma, con l’arrivo di un bambino fui obbligato a cambiarla con un mezzo più confortevole e sicuro. Confortevole, sicuro, ma – purtroppo per me – costosissimo.

L’airbag

Gli optional non mancavano, questo è vero, c’erano i vetri elettrici, una novità per quei tempi, volante in pelle, carburatore a doppio corpo e poi, altra novità dell’epoca, l’airbag. Il concessionario mi disse: “Signor Denei, se con quest’auto dovesse fare un incidente, l’airbag le salverà la vita!” 

Dopo qualche attimo di sbandamento presi una decisione irrevocabile e chiesi di far rimuovere l’airbag. Dissi: “Ma quale vita e vita! Con tutti i soldi che l’ho pagata, se sfascio questa macchina devo morire!”   

Codina per noi genovesi: in caso d’incidente con una macchina nuova pare stiano studiando l’airbard, una piccola alabarda gonfiabile che, appena sfasci la macchina, ti trafigge alleviandoti dalle sofferenze.

Vendo Panda

Le Belle Arti, in seguito, sbloccarono il sequestro della Panda e me la restituirono.

Il Tiepolo si rivelò un falso del 1912. A quel punto provai a venderla con un’inserzione sul Secolo XIX. Certo, difetti ne aveva tanti, come quello dei tergicristalli. Non che non funzionassero, anzi, c’era un falso contatto che li faceva funzionare sempre. Lo so, non è facile fare un viaggio in autostrada con il sole e sentire lo “zin zin” dei tergicristalli. Succedeva pure con la macchina spenta, ma questo era da considerarsi un pregio perché in quelle condizioni, si poteva parcheggiare ovunque: coi tergicristalli in movimento nessun vigile è mai riuscito a metterci la multa.

La cintura di sicurezza

Un altro difetto, se vogliamo cercare il pelo nell’uovo, era quello delle cinture di sicurezza La cintura del passeggero era leggermente difettosa. Se veniva agganciata non si sganciava più finché non si faceva un incidente, anche piccolo. Una mia vecchia zia, cui avevo dato un passaggio, commise l’errore di mettere la cintura e rimase imprigionata per 48 ore. Alla fine, per liberarla, fui costretto a schiantarmi contro un palo della luce. Subito dopo l’incidente la cintura si sganciò e la zia si liberò contro il parabrezza. Non potevo certo lasciarla in macchina per la terza notte. Nella Panda ci pioveva pure.

Intendiamoci, non che ci piovesse a dirotto, e non sempre: solo nei giorni di pioggia insistente. Quando fuori c’era il sole, nella mia Panda c’era l’arcobaleno. Anzi, in estate, se la lasciavo al sole diventava la succursale del Sahara. Il volante era incandescente e per poterla guidare dovevo usare le presine del forno.

Il CD della Mannoia

Un giorno dimenticai sul cruscotto un CD di Fiorella Mannoia che rimase tutto il giorno sotto i raggi diretti.

Ritrovai il CD della Mannoia apparentemente intatto. Lo ascoltai: Tina Turner.

Certo, la mia Panda avrà avuto mille difetti ma aveva una grande tenuta di strada sul bagnato. Non sbandava assolutamente. Questo, però, non era merito della Fiat, era dovuto al fatto che, in caso di pioggia, non partiva neanche.

Sì, devo ammetterlo, grazie a quella Panda il mio meccanico era diventato ricco. Per lei coniai un nuovo scioglilingua: “Sotto la Panda il meccanico campa, sopra la Panda l’autista crepa”. 

L’inserzione sul Secolo

Per invogliare la gente a comprare la mia utilitaria usata, nell’inserzione sul Secolo feci cenno ad un pregio che, anche ventidue anni fa, non era trascurabile: era già parcheggiata. 

Io non ero come certi truffaldini che vendevano la loro auto in doppia fila o in sosta vietata. La mia era messa in un bel: “TRANNE CHE ENTRO I LIMITI SEGNATI PER SOLE AUTOVETTURE”. Gratuito. A Genova, di quei posteggi lì, ormai non se ne trovano più. Lo individuai per caso, mentre la riportavo a casa dopo la restituzione da parte delle Belle Arti. Quando vidi quel posticino d’oro, il cuore mi fece una rullata nel petto. Parcheggiai e la lasciai lì fino al giorno della sua cessione.

Tratto da Secolo Focaccia e Fantasia di Carlo Denei