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Il Treno Del Ricordo: l’esilio spiegato ai più giovani

Treno del ricordo: esule
Questa immagine parla da sola (Erdonzello)

 Il treno del ricordo

Sabato 10 febbraio u.s., nella stazione di Trieste Centrale, è partito il Treno del Ricordo nell’ambito del programma per il Giorno del Ricordo, istituito con legge 30 marzo 2004, n.92 “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.  All’interno del convoglio storico, organizzato dal Ministro per lo Sport e i Giovani, i visitatori possono ripercorrere idealmente, attraverso una mostra multimediale, il viaggio compiuto dagli esuli giuliano dalmati dalle loro terre nel secondo dopoguerra, nella complessa cornice della tragedia delle foibe, le cavità naturali, tipiche della Venezia Giulia, dove erano spesso gettati quanti si opponevano all’instaurazione del potere rivoluzionario nell’area istriano-dalmata.

Il passaggio del treno

Dal momento che, grazie alla promozione e al contributo organizzativo dell’Ufficio Scolastico Regionale, gli studenti genovesi hanno aderito alla Commemorazione nel passaggio del Treno presso la stazione di Genova Principe il 15 febbraio, ho chiesto ai Docenti della mia Scuola di partecipare, ottenendo un immediato assenso da parte delle Maestre delle due classi quinte della Scuola primaria N. Tommaseo. Sono senz’altro gli allievi più giovani rispetto agli altri Istituti che visiteranno i quattro vagoni che ospitano le altrettante sezioni dell’esposizione – Italianità, Esodo, Viaggio del dolore, Ricordi di una vita – ma, proprio per questo, la partecipazione può risultare ancora più preziosa, certamente per la conoscenza delle “pagine di storia buia” citate dal Presidente della Repubblica Mattarella in occasione dell’inaugurazione, ma anche per avvicinare i giovanissimi ad una percezione della Storia non solo come “lezione da studiare” ma come emozione, compartecipazione, condivisione civica.

In particolare, per adeguare il più possibile il significato del Treno del Ricordo all’età anagrafica degli alunni, ho condiviso con le Insegnanti l’opportunità di richiamare la nota immagine di Egea Haffner, la bambina con la valigia diventata il simbolo dell’esodo, ritratta in una fotografia in bianco e nero il 6 luglio 1946, mentre, non ancora compiuti i cinque anni d’età, stava per lasciare Pola per iniziare il suo viaggio da esule: la creatività delle Docenti ha colto proprio nell’utilizzo di una valigia, costruita materialmente dalle classi, la metafora più efficace da portare in occasione della visita.  

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La valigia

Probabilmente i ragazzi delle due quinte associano facilmente alla valigia il tema del viaggio, che per molti implica aspettative di svago e per quanti di loro provengono da altri Paesi rappresenta soprattutto un’opportunità, anche se spesso complicata da fattori sociali e linguistici. Per fortuna, anche se le vicende belliche internazionali hanno drammaticamente attualizzato la necessità di lasciare la propria terra, difficilmente i giovanissimi conoscono il significato dell’esilio, che personifica nella figura dell’esule il dramma di chi è costretto a lasciare la casa, gli affetti, la storia personale, l’identità, poiché ex solum, fuori dal suolo.

Dicevano che chi emigra parte per tornare, mentre chi è costretto all’esilio parte per sempre. Scolasticamente, la figura dell’esule evoca immagini più letterarie che storiche. Basti pensare a Ugo Foscolo, veneziano con la Grecia nel cuore, che scriveva” non oblierò mai che nacqui da madre greca, che fui allattato da greca nutrice e che vidi il primo raggio di sole nella chiara e selvosa Zacinto”, cui dedicò il celebre sonetto, con il sentimento di chi, sebbene in allontanamento volontario, è consapevole di non poter più ritornare.

L’esilio dantesco

Ma è l’esilio dantesco a dominare nella letteratura italiana, il cui Padre costretto a trascorrere gli ultimi vent’anni lontano dall’amata Firenze, attraversò da esule diverse città sino alla morte, che lo colse a Ravenna dove ancora è sepolto.

Gli esuli istriani, fiumani e dalmati, come la moltitudine di quanti nella Storia di tutti i tempi hanno dovuto lasciare il suolo natale, non hanno avuto l’onore dei versi eterni dei grandi Poeti, ma sono stati protagonisti, loro malgrado, di una drammatica pagina di Storia. Ai nostri ragazzi il compito altissimo di non dimenticare l’importanza del diritto a coltivare il senso d’appartenenza alla propria Città, al proprio Paese, dal quale si possa partire solo per scelta e nelle condizioni di potervi tornare.

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