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Altre storie dentro la Storia. Da quando esiste l’uomo

Altre storie - senza parole
Senza parole. Silenzio!

Altre storie

Altre storie dentro la Storia. La Storia dell’umanità si costruisce attraverso tante altre storie, cosi come la guerra si vince o si perde attraverso tante battaglie, a partire “dalle battaglie più antiche”. È da sempre così, da che esiste l’uomo.

Il punto di svolta

Alcuni sostengono che la mente del consumatore sia come un campo di battaglia dove i produttori di beni e servizi si sfidano a suon di spot per conquistare preziose posizioni. Da qui, una capillare profilazione risulta fondamentale per raggiungere lo scopo.

È difficile stabilire con esattezza quando sia iniziata la dicotomia tra censimento e profilazione E’ chiaro però che l’introduzione della tecnologia a “schede perforate”, come elemento in grado di elaborare grandi quantità di dati in breve tempo, ha segnato un punto di svolta.

20000 sfumature di altre storie

Cercando materiale a questo proposito, ci siamo imbattuti in un volume che potrà forse sorprendere alcuni lettori. Si tratta di un’opera supportata, dichiara l’autore, da circa ventimila pagine di documentazione provenienti da differenti Paesi. Il tutto ha richiesto un immane lavoro di acquisizione, ordinamento e, in molti casi, di vera e propria “decodifica” delle informazioni le quali hanno a loro volta svelato particolari inediti. Entriamo nel dettaglio.

Il libro di Edwin Black

Altre storie - Edwin Black
Edwin Black – autore del libro “L’IBM e l’olocausto”

Le macchine perforatrici ebbero, negli anni ’20 e soprattutto ’30 del secolo scorso, un vero e proprio successo grazie alla politica commerciale dell’IBM.

Ed è attorno a questo brand che Edwin Black, figlio di genitori ebrei vittime delle persecuzioni naziste, nato a Chicago nel 1950, giornalista investigativo, editorialista, specializzato in diritti umani, ha incentrato il suo libro intitolato “L’IBM e l’olocausto – i rapporti fra il Terzo Reich e la grande azienda americana”. (Rizzoli). (Amazon). (IBS).

L’autore ritiene il “punto di svolta” coevo con lo sviluppo del concetto di “informazioni altamente specializzate”, sfociato in seguito nel “controllo sociale”, e ritiene inoltre che possa datarsi 30 maggio 1933, la salita al potere di Hitler.

L’olocausto a prescindere dall’IBM

È opportuno precisare, cosa che dichiara senza mezzi termini anche lo stesso Edwin Black nel suo libro, come l’Olocausto avrebbe avuto luogo con o senza l’IBM, ma dalle sue pagine risulta evidente come la multinazionale abbia avuto un preciso ruolo.

Una volta al potere, i nazisti necessitavano di un sistema in grado di raccogliere ed incrociare un’immensa mole di dati. A partire dalla capillare registrazione dell’intera popolazione tedesca.

Questo per determinare genealogie (censimento razziale), dati anagrafici, proprietà, aventi diritto alla distribuzione dei viveri …

Anche la ferrovia doveva essere “sincronizzata” in previsione del traffico per/dai campi che avrebbe incrementato la circolazione. Quindi l’orario dei treni venne codificato e ottimizzato attraverso le schede perforate.

Campi di sterminio

Il controllo sociale

Al di là del genocidio, il nuovo regime puntava ad esercitare un totale controllo sociale. Nel 1896 il tedesco-americano Hollerith fonda la Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft o Dehomag il cui scopo è produrre macchine per redigere tabulazioni a fini censuari.

Nel 1933 l’IBM, ex Dehomag con sede ormai negli USA, disponeva di un efficiente sistema per la perforazione e selezione di schede. Già da tempo in espansione, ad esempio l’Olanda utilizzava le macchine IBM sin dal 1916, l’azienda americana è in grado di rispondere alla domanda teutonica.

A partire dal ’33 sino alla fine del conflitto, Black ci parla di duemila apparecchi forniti nella sola Germania più altre migliaia nei territori occupati. Inoltre, dopo l’avvio dell’Olocausto, una macchina per la selezione delle schede viene installata in ogni campo principale.

L’IBM si comporta come una vera e propria azienda moderna.

Una sorta di attuale Software House

Inizialmente utilizza i suoi contatti ad alto livello all’interno del Reich per promuovere i propri prodotti. In seguito stipula contratti di noleggio (non vendita) per le macchine perforatrici garantendo inoltre assistenza, manutenzione ed aggiornamenti.

Prepara gli ufficiali nazisti all’uso dell’hardware e del “software” che ha progettato e personalizzato per il “cliente”. Addirittura Black svela come i tecnici IBM abbiano inviato presso gli uffici tedeschi le schede-tipo, affinché fossero verificate ed eventualmente rispedite al mittente per le necessarie modifiche al fine di renderle idonee all’impiego previsto.

L’esclusiva

L’IBM era l’unica a poter creare e commercializzare le schede usate sulle sue macchine. Ne ha fornito un miliardo e mezzo nella sola Germania in aggiunta a quelle consegnate nei territori occupati oltre, come sottolineato, ai clienti pregressi.

Simile ad un odierno “server”, la sede berlinese dell’IBM conservava il backup dei dati di tutti i “clienti”. Un vorticoso giro d’affari in accordo al detto “se possiamo farlo, dobbiamo farlo”.

La politica commerciale

Naturalmente la politica commerciale è quella di vendere ad entrambe le parti in conflitto. Nazisti ed Alleati. In modo che, come scrive l’autore, l’IBM possa prosperare a prescindere dal vincitore.

I rivenditori IBM d’Europa gareggiavano per entrare nel “Club del 100%”, ovvero essere riconosciuti dall’azienda come i più capaci commerciali in ordine all’incremento annuo del fatturato.

Il rapporto tra IBM e Reich

Il rapporto tra l’IBM e il Reich dura circa dodici anni ma, quando le leggi negli USA impediscono contatti commerciali diretti, Black ci dice che la sede IBM di New York inizia ad utilizzare la propria filiale svizzera per “dialogare” con quella tedesca.

Impossibile quindi che i vertici ignorassero a cosa servivano le loro macchine. A questo punto forse alcuni si sentiranno un po’ “sorpresi”, ma proviamo ad ampliare la visuale abbandonando Black e concentrandoci invece su un’altra grande protagonista del secolo scorso: la Standard Oil di Rockfeller.

La Standard Oil di Rockfeller e altre storie

È noto, infatti, come la Standard Oil abbia rifornito di carburante sia gli alleati che la Germania e, per un certo periodo, l’Italia.

Condannata da un tribunale statunitense per le sue “pratiche”, la multinazionale del petrolio ha iniziato a rifornire i tedeschi attraverso le sue filiali argentine sino alla sconfitta del nazismo. In merito a questo troviamo un articolo molto esaustivo in lingua inglese ad opera del giornalista tedesco Gaby Weber (“Getting along with their own business” al 22/11/2020), che ha svolto una capillare ricerca riportando interessanti elementi.

Risulta quindi evidente come non sia tanto una questione legata alla sola IBM, Standard Oil, IG Farben, Krupp … ma alla modalità con cui l’alta finanza persegue la logica del profitto.

Notizie, altre storie e fake news

Come di consueto riportiamo una notizia. In questo caso una recensione, evitando qualsiasi commento in modo che il lettore tragga le proprie conclusioni scevro da qualunque condizionamento. Va tuttavia notato come le “pieghe” della storia siano talvolta più sorprendenti rispetto alle sequele di nomi e date cui solitamente è associata questa materia. Alla nostra curiosità sta il compito di percorrere l’oceano di “fonti aperte” che la rete ci offre. Ma attenzione alle fake news.