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Cona dei Lani l’opera misteriosa di Domenico Napoletano

Cona dei Lani - Certosa San Martino
Napoli, Certosa di san Martino Chiostro grande – By Attribution-Share Alike (CC BY-SA 3.0)

La “Cona dei Lani” mette allo scoperto un altro “pezzo di valore” della nostra cultura e della nostra ricchezza di opere d’arte. L’Italia è piena di “meraviglie” che non sono conosciute da tutti, ma che hanno un valore inestimabile. Non solo “La pietà e il Cristo velato” sotto i riflettori, vogliamo proporre tante realizzazioni e proposte artistiche nella nostra rubrica di “Arte & Creatività”.

La “Cona dei Lani

Alla Certosa di San Martino di Napoli a breve verrà musealizzata e quindi mostrata al pubblico, un’opera d’arte dalla storia misteriosa e affascinate ancora oggi non del tutto risolta.

La storia

Si tratta del polittico in terracotta dipinta denominato “Cona dei Lani”. Nome dovuto alla sua collocazione originaria, la cappella dei Lani presso la chiesa di Sant’Eligio di Napoli. La cappella, commissionata dalla ricca congregazione dei macellai, era incastonata fra l’abside e l’altare maggiore in posizione predominante rispetto alla navata centrale.

Dell’opera, firmata Domenico Napoletano e datata 1517, ce ne parla lo storiografo Summonte nel 1524 in una lettera indirizzata a Marcantonio Michiel in cui attesta: «In la ecclesia di Santo Eligio, un gran lavoro pulire di plastice, nella cappella dei Lanii, di mano di maestro Dominico napolitano, persona ingegnosissima».

Tuttavia nei secoli se ne persero le tracce. Poi ricomparse improvvisamente negli anni sessanta del novecento durante i lavori di ristrutturazione della chiesa, nella quale furono scoperti numerosi frammenti di terracotta dipinta, individuati come facenti parte del polittico andato perduto.  Questi frammenti appartengono sia a sculture sia ad elementi architettonici. I frammenti prima trasferiti a Castel Sant’Elmo, sono ora collocati definitivamente alla Certosa di San Martino dove sono stati restaurati e studiati.

L’inusuale scoperta

Ciò nonostante l’aspetto più interessante di questa vicenda è il luogo di ritrovamento dei frammenti, scoperti incorporati nelle volte settecentesche della cripta e utilizzati come materiale di risulta. A conferma di ciò ne parla lo studioso Roberto Pane nel primo volume di “Rinascimento nell’Italia meridionale”, uscito nel 1977.

Il motivo di questo inusuale seppellimento non è ancora del tutto chiaro. Sembra però molto plausibile, pensare che le norme borromaiche del periodo di controriforma, possono esserne state la causa. Infatti le opere d’arte sacra, se danneggiate, erano considerate offensive per i fedeli e dovevano essere nascoste sotto il pavimento delle chiese o sotto il suolo dei cimiteri. Questo occultamento avvenne quasi sicuramente fra il 1725 e il 1788 quando si perdono notizie riguardanti l’opera.

Il restauro

Il restauro ha permesso di ricomporre alcune parti di sculture e di elementi architettonici, sebbene non ci sia certezza di quale dovesse essere la precisa disposizione delle parti del polittico. Si discute infatti su come musealizzare nel modo migliore i vari e differenti frammenti ritrovati, restituendo al pubblico la complessità della sua storia.  Essi presentano tagli e fratture di varia origine, dovuti sia a danneggiamenti sia a tagli di esecuzione tecnica (le sculture in argilla di grandi dimensioni erano tagliate prima di entrare nel forno). Il lungo interramento ha deteriorato ulteriormente l’opera lasciando poche tracce di pittura e di doratura a bolo che le rivestivano esteriormente.

Ciò che è certo è la tematica che rappresenta la Cona dei Lani: l’annunciazione della nascita di Cristo da parte di profeti e di sibille. Sono infatti individuabili sibille, profeti, una madonna con bambino, un Cristo Benedicente, il coro degli angeli, Sant’ Ambrogio, il busto di un altro santo. Al suo posto, nella cappella dei Lani, è posizionata una tela dipinta nel settecento dal Fischetti raffigurante lo stesso soggetto, la Natività, creando così un legame con l’opera precedente.