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“The new wave of British Heavy Metal” ed ecco gli Iron Maiden

Ed eccoci a Londra. Nel senso che da oggi nella città più cosmopolita, eclettica, multietnica, forse anche unica e originale, ci sarà un nostro nuovo e prezioso corrispondente. Lo scrittore Antonio Biggio. Di lui sotto c’è una breve biografia. Partiamo con “il botto”, parliamo di metal e dei mitici Iron Maiden. “Col botto” perché la rubrica di Antonio pensate si chiama «Contro Armonie: Riflessioni alternative». Cosa significa? Lo comincerete a capire leggendo sotto. Sappiate comunque che con l’autore eravamo indecisi se titolare la rubrica “Culture Distorte: Spunti eccentrici”, o “Fughe Culturali: Esplorazioni eterodosse”, o ancora “Sinfonie di Idee: Variazioni insolite”. Questo perché tutto va visto con la propria prospettiva e quindi se la maggioranza di voi lettori ritiene sia più bello un altro titolo , lo scriva via mail o sui social . Le idee sono sempre dinamiche, mai statiche!

Decadenza e disillusione: il Metal come via di fuga dalla periferia

La musica metal

Nel cuore delle periferie di Londra, verso la metà degli anni settanta, si respirava polvere, decadenza e abbandono sociale. Subito dopo il punk, un nuovo movimento musicale prendeva forma, dando voce ai giovani che vivevano in un ambiente contrassegnato da una forte disillusione, in netto contrasto con il centro della capitale britannica che sfoggiava magnificenza e lusso. A far da contraltare ai grattacieli della skyline che già cominciava a prendere forma guardando al nuovo millennio, le strade oscure e trascurate, le opportunità mancate e una realtà priva di prospettive avevano un impatto profondo sulla vita di coloro che chiamavano quelle periferie la loro casa. In mezzo a questa desolazione, la rabbia e la frustrazione cercavano una via d’uscita, trovando rifugio nella musica metal.

Le radici dell’heavy metal e quel senso di comunità

Le radici dell’heavy metal affondano in un contesto che era tutto tranne che tranquillo e ordinato. Era un luogo dove molte persone si sentivano oppressi e dimenticati, una realtà difficile in cui la vita quotidiana era una lotta costante. La periferia di Londra, abbandonata a sé stessa, non offriva molte opportunità e i giovani cresciuti in quel contesto si trovavano ad affrontare una serie di sfide senza una guida chiara per il futuro.

La musica metal si è rivelata il veicolo perfetto per canalizzare l’energia negativa accumulata in quelle periferie. Le chitarre distorte, le ritmiche martellanti e le voci urlate hanno dato voce a un senso di ribellione e a un desiderio di rompere gli schemi imposti dalla società. I testi profondi e impegnati dei pionieri del genere, come i Black Sabbath, i Kiss, i Judas Priest e soprattutto gli Iron Maiden, hanno parlato alle persone che cercavano un’uscita dalla monotonia e dalla frustrazione della loro realtà suburbana.

La musica metal ha creato un senso di comunità tra coloro che si sentivano emarginati o non compresi. Insieme, hanno trovato una famiglia in cui poter condividere le loro esperienze, i loro sogni e le loro lotte. I concerti sono diventati luoghi di riunione, dove gli estranei si sono abbracciati, uniti da un amore per il metal e una comprensione delle battaglie che affrontavano quotidianamente.

“The new wave of British Heavy Metal” ed ecco gli Iron Maiden

Metal: Iron Maiden
I mitici Iron Maiden

La potenza di quello he un giornalista battezzò “metallo pesante” ha dato voce a un’intera generazione ed è passato alla storia come “The new wave of British Heavy Metal”. Le canzoni parlavano di alienazione, di oppressione, di guerra e di angoscia. Ma nonostante le tematiche oscure, c’era un senso di catarsi e liberazione che si manifestava attraverso la musica. Le melodie travolgenti e i ritornelli epici rappresentavano una fuga temporanea dalla realtà, un momento in cui le preoccupazioni quotidiane potevano essere abbandonate e sostituite dall’energia travolgente del metal.

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L’influenza degli Iron Maiden è stata particolarmente significativa in questo contesto. Originaria del quartiere East End di Londra, la band fondata da Steve Harris ha portato una visione unica al movimento del metal. Le loro canzoni epiche, cariche di tematiche oscure e testi riflessivi, hanno toccato le corde più profonde dei giovani che vivevano nelle periferie di Londra. Brani come “Wrathchild” e “The Number of the Beast” hanno incanalato la rabbia e la frustrazione di una generazione, diventando un inno per coloro che cercavano di superare le avversità.

“Modalità” Iron Maiden e metal come stile di vita

Attraverso la musica metal, gli Iron Maiden hanno offerto una prospettiva diversa sulla vita. Le loro canzoni erano una testimonianza delle sfide che affrontavano e allo stesso tempo offrivano un messaggio di speranza e di resilienza. La musica diventava una forma di ribellione pacifica, un modo per sfogare le emozioni e trovare un senso di identità e appartenenza.

Metal: stile di vita
Metal stile di vita

Ma il metal non si limitava solo alla musica. Era un intero stile di vita, una cultura che abbracciava l’arte, la moda e le ideologie controculturali. I giovani delle periferie di Londra trovavano una forma di espressione attraverso l’abbigliamento, i tatuaggi, i poster alle pareti delle loro camere e le conversazioni appassionate su band e album. Il metal diventava una bandiera da sventolare orgogliosamente, un modo per riaffermare la propria individualità in un contesto che sembrava uniformare e omologare.

La voce di un’intera generazione

In conclusione, il metal è emerso come un’importante via di fuga per i giovani cresciuti nelle periferie di Londra. In un ambiente contrassegnato da decadenza e disillusione, la musica metal ha offerto un’opportunità di espressione per le emozioni repressive e la frustrazione accumulata. Gli Iron Maiden e il movimento del metal hanno dato voce a un’intera generazione, offrendo un senso di comunità e di appartenenza a coloro che si sentivano emarginati o ignorati. Il metal è diventato un veicolo di trasformazione, offrendo un’alternativa alla monotonia e alla privazione di prospettive, riscattando così l’anima delle periferie di Londra.

Antonio Biggio

Sin da bambino si dedica al teatro, cominciando sotto la guida di Mario Forella e diplomandosi in discipline dello spettacolo nel 1992 alla Starline di Cinecittà. Fonda e dirige tre compagnie teatrali, l’ultima delle quali la Compagnia Stabile del Teatro R&G Govi di Genova, dove ha anche svolto il ruolo di Direttore di Produzione. Per oltre 15 anni, oltre a praticare l’attività di attore e regista, si dedica all’insegnamento e alla diffusione delle tecniche teatrali, sia nella scuola della Compagnia che nelle scuole medie e superiori.

Sin da bambino si dedica al teatro, cominciando sotto la guida di Mario Forella e diplomandosi in discipline dello spettacolo nel 1992 alla Starline di Cinecittà. Fonda e dirige tre compagnie teatrali, l’ultima delle quali la Compagnia Stabile del Teatro R&G Govi di Genova, dove ha anche svolto il ruolo di Direttore di Produzione. Per oltre 15 anni, oltre a praticare l’attività di attore e regista, si dedica all’insegnamento e alla diffusione delle tecniche teatrali, sia nella scuola della Compagnia che nelle scuole medie e superiori.

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