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Le api si estinguono? Usiamo i droni per impollinare

Il futuro vedrà ancora le api protagoniste? – Foto di H.Been

Api se ne vedono sempre di meno purtroppo. Droni ne volano sempre di più. Poco fa, proprio sopra l’ufficio della nostra redazione, ce n’era in volo uno. Bianco e emetteva un leggero e continuo ronzio. Ha ripreso il nostro edificio e quelli intorno. Diciamolo subito, ci siamo sentiti un po’ spiati. Forse avremmo preferito un “drone taxi” come già scritto, ma sicuramente meglio che un drone impollinatore, di cui si legge sotto. Chiariamolo subito preferiamo le api!

Le api e il rischio sparizione

È ormai noto che da più di vent’anni il numero delle api sta diminuendo. Inquinamento, pesticidi, predatori naturali o introdotti accidentalmente, ne stanno riducendo drasticamente la popolazione mondiale. La loro estinzione sarebbe, come rilevò anche Einstein, una catastrofe a livello planetario.

Molti si dispiacciono sentendo pronunciare questo termine tuttavia le specie sino ad ora estinte, anche in tempi recenti, non ci hanno creato particolare disagio (escludendo agli addetti ai lavori e agli ecologisti). Quindi perché preoccuparsi oltremodo, in questo caso?

Le api necessarie all’impollinazione

Perché le api sono tra i principali vettori di impollinazione, perché se sparissero le api la mancata impollinazione si ripercuoterebbe a catena su tutta una serie di specie vegetali che, senza esagerare, alla lunga (ma non troppo) metterebbero in discussione l’esistenza stessa dell’uomo. Chi non ci crede può informarsi sulle presso le riviste specializzate.

Dal momento che il processo, per ora, sembra irreversibile, scienza, tecnica ed industria cercano di fronteggiare la situazione.

La soluzione tecnologica giapponese

Una delle soluzioni è costituita dai droni. In campo ci sono parecchie idee.

Nel 2017, ad esempio, scienziati giapponesi hanno semplicemente acquistato on line piccoli droni quadri elica delle dimensioni di un colibrì dotandoli di setola ricavata da pennelli che hanno successivamente spalmato con una sostanza appiccicosa in modo da favorire l’impollinazione.

Comandando a distanza i droni hanno ottenuto ottimi risultati. Naturalmente è prevista un’implementazione grazie all’intelligenza artificiale che consentirà a queste micro-macchine di volare in piena autonomia.

La soluzione tecnologica made USA

Altra soluzione possibile è quella offerta dalla statunitense Dropcopter che si basa su un’idea più “tradizionale”. Ovvero impiega i modelli di droni che conosciamo i quali possono impollinare, a differenza delle api, col buio e nella stagione fredda nonché ricostituire la “carica di polline” eventualmente asportata da forti piogge.

Tra l’altro risultano essere più produttivi delle api arrivando, secondo quelli della Dropcopter, al 25-60% in più (noci e frutta) rispetto agli insetti. L’impollinazione di 40 acri avviene in circa un’ora. Dando un’ultima, rapida, occhiata analizziamo il “domani”.

Il brevetto per “api robotizzate autonome”

La Walmart ha depositato un brevetto per “api robotizzate autonome”, al secolo “droni impollinatori”, che avrebbero le dimensioni di un’ape, si comporterebbero come tale e sarebbero in grado di distinguere i tipi di coltivazioni trasportando il polline da un fiore all’altro grazie all’utilizzo di telecamere e sensori. Anche in questo caso l’efficienza sarebbe maggiore rispetto alla naturale impollinazione.

Gli altri progetti e la responsabilità morale

Esistono decine di altri progetti, alcuni già consolidati, per l’impollinazione artificiale quindi è facile immaginare come un’eventuale, disastrosa, estinzione delle api possa essere compensata tenendo conto del fatto che questi sistemi non sono più “fasce” ma attendono una loro “vita adulta”.

Ciò non toglie la terribile responsabilità morale di noi tutti e la forte preoccupazione che una volta sviluppata e consolidata la tecnica, come spesso avviene nell’ambito commerciale, le varie aziende detentrici dei brevetti non costituiscano un cartello imponendo un loro monopolio sull’intero globo. Per ora plaudiamo amaramente all’ingegno dell’uomo ma speriamo che ciò non ci porti a guai peggiori.