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Germania e Italia fuori dagli Europei 2024 ma il tifo no

Stuttgart Luglio. In questa estate 2024 caratterizzata dai Campionati Europei di calcio, abbiamo voluto dedicare un pensiero al tifo. Di calcio, visto l’esito sportivo di Germania e Italia meglio passare sopra, sorvolare. Ma di questo fenomeno senza confini che non fa distinzioni di alcun genere, di razza, di colore, di religione, di etnia, di classe sociale vogliamo invece soffermarci per qualche riga.

Il “Campanile “alle origini del “Tifo”

Colorato, adrenalinico, che a volte toglie il sonno e altre invece lo intensifica, il tifo per chi ama la propria squadra è una ragione di essere, di stile, di vita, di fratellanza. E senza andare troppo lontano scomodando Guelfi e Ghibellini, basta pensare al Palio di Siena dove la rivalità tra le contrade di una stessa città porta a spaccare le tifoserie che in altre occasioni (tipo quelle calcistiche) invece sono unite, compatte e pronte a tutto pur di sostenere e incitare la propria squadra. O ad esempio, restando in tema calcistico i Derby tra Roma e Lazio, tra Milan e Inter o tra Juventus e Torino. E qui scende in campo il “campanilismo” ovvero l’attaccamento esagerato alla propria squadra, ai propri colori. Ma facciamo brevemente un passo indietro e scopriamo da dove deriva questo termine che a prima vista sembrerebbe non avere niente a che fare con lo sport.

Pare che il termine nacque in Campania e precisamente a San Giuseppe Vesuviano e Palma Campania. Il comune di San Giuseppe Vesuviano costruì il campanile che era quasi sul confine, mettendo l’orologio volutamente verso la “vista” sangiuseppese per far sì che i cittadini di Palma Campania non potessero vedere l’ora sul Campanile di San Giuseppe. Da questa piccola querelle pare ebbe inizio il “campanilismo”.

Ma non bisogna per forza essere così vicini per tifare una squadra. Non necessariamente si tifa per la squadra della propria città. Non è raro infatti che un meridionale tifi per una squadra del Nord e viceversa.

Il tifo a Euro 2024

Ma torniamo alla Coppa Uefa 2024 vista dalla Germania. Il paese teutonico è risaputo essere una terra multietnica dove le culture e le tradizioni si fondono a usi e costumi di altre nazioni. In Germania oltre agli italiani, le comunità più numerose sono rappresentate da turchi, spagnoli, croati, albanesi e rumeni. Tutte queste etnie hanno o hanno avuto un ruolo in questi Europei 2024. Quindi come a Napoli che si tinse di celeste per la vittoria dello scudetto dell’anno scorso, anche Stoccarda, ma la Germania in generale, ad ogni vittoria della squadra del cuore abbiamo assistito a cortei interminabili di auto strombazzanti che sbandieravano la propria bandiera nazionale.

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In centro città a Stoccarda nella piazza principale è stato allestito una cittadella della tifoseria con mega schermi, street-food con specialità di diversi paesi e, naturalmente, stand per l’acquisto di gadget e bandiere. Questa cittadella, una vera fortezza considerando l’enorme dispiego di controlli e sicurezza, ha ospitato, nel corso della partita tra la Germania e la Spagna, oltre 30.000 tifosi. Da considerare che a meno di 2 chilometri c’è lo stadio dove la partita si è disputata. Quindi altri 60.000 tifosi all’interno dell’impianto sportivo. Se poi consideriamo quanti non sono riusciti ad accedere ad una delle due strutture, si fa presto a fare due conti che ci fanno capire quanto l’amore per uno sport può essere costruttivo o, purtroppo a volte, distruttivo.

Tifo e tifosi

C’è chi per i colori del cuore ha preso espressamente le ferie dal lavoro, chi ha seguito la propria squadra in tutti gli stadi dove ha giocato: Berlino, Monaco, Stoccarda, Dortmund, Colonia, Francoforte, Amburgo, Lipsia, Gelsenkirchen e Düsseldorf.

Ma non solo. Per esempio dalla Scozia sono arrivati decine di voli carichi di tifoseria e tifosi in kilt (i tipici gonnellini), e artisti con le loro cornamuse che si sono esibiti nelle piazze e per le vie di Stoccarda e delle altre città dove la Scozia ha avuto modo di disputare i suoi incontri fino all’eliminazione.

Spesso purtroppo queste manifestazioni colorate e allegre, proprio per il loro campanilismo, si trasformano in atti vandalici costringendo le forze di Polizia ad interventi massicci e ad una prevenzione che vede impiegare migliaia di agenti anche in incognito tra le tifoserie. Non sono purtroppo mancati casi di cronaca dove diversi tifosi sono dovuti ricorrere alle cure sanitarie.

Ma perché il tifo è così violento a volte? Abbiamo rivolto alcune domande ad un paio di tifosi in trasferta, e ne deduciamo che di per sé il tifo sportivo, è una passione che di per sé non è mai violenta… lo diventa in seguito.

Tifo e Tifosi a Soccarda agli Europei 2024

L’amore per uno sport unisce e divide città e persone. Spesso unisce anche due anime, e altrettanto spesso le divide. Questo è il “tifo”: una malattia. Ricordate la celebre canzone di Rita Pavone? “Perché…. la domenica “la” lasci sempre sola…”.

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