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Nuova era nella costruzione dei messaggi interstellari (1)

Il fascino discreto dei messaggi interstellari è un argomento senza fine ma forse con un nuovo inizio (domani il seguito nella seconda parte)

Messaggi interstellari: Messaggi in cielo
Nel cielo ipotetici messaggi interstellari

Nuova era per i messaggi interstellari

In due precedenti articoli [Messaggio interstellare. Come comporre un msg spaziale, 17/07/2021Comunicare tra le stelle. Dalla scienza alla cultura, 12/08/2021] avevo raccontato l’appassionante storia del tentativo di immaginare come si potrebbe costruire un messaggio per comunicare con altre civiltà. Sempre che esistano e che un giorno si riesca a entrare in contatto con loro, ovviamente. Ma poiché è almeno possibile (anche se nessuno sa quanto probabile) che ciò accada, è importante cominciare a pensarci, per non trovarci completamente disorientati qualora dovesse accadere realmente.

Se infatti un giorno dovessimo ricevere un segnale radio extraterrestre di origine chiaramente artificiale, in tutto il mondo si creerebbe una grandissima agitazione. Verosimilmente si scatenerebbero discussioni accesissime (in effetti ci sono già oggi, senza avere ancora trovato nessun segnale alieno) tra chi vorrebbe rispondere e chi no, temendo che sia pericoloso. Ma è altrettanto verosimile che molti vorrebbero inviare comunque la “loro” risposta, senza aspettare che i governi si mettano d’accordo.

E ci riuscirebbero, dato che basterebbe un radiotelescopio di media potenza, del costo di qualche decina di milioni di dollari: una cifra relativamente modesta, che può facilmente essere sborsata da qualsiasi Stato, ma anche da moltissime organizzazioni private e perfino da singoli individui.

Poi, col tempo, ci si renderebbe conto dell’assurdità di questa reazione. Si capirebbe che comunicare in queste condizioni è estremamente difficile e soprattutto estremamente lento, per cui non ha senso affrettarsi a mandare verso le stelle la prima cosa che ci passa per la tesa. Ma ormai il danno sarebbe fatto e potrebbe anche essere irrimediabile.

Il Paradosso di Fermi

Non però perché gli alieni potrebbero offendersi e venire qui a distruggerci: anche se molti lo pensano, questo, oltre ad essere un po’ ridicolo, è escluso dal Paradosso di Fermi. [Segnali da e verso lo spazio alla ricerca di altre vite, 04/05/2021] Tuttavia, ricevendo una quantità di segnali incomprensibili potrebbero perdere interesse e smettere di ascoltarci. Inoltre, una situazione di questo genere potrebbe causare scontri e violenze tra sostenitori e oppositori del contatto. Per questo è meglio cominciare a pensarci prima, in modo che, se dovesse arrivare quel fatidico giorno, ci sia già, se non proprio una soluzione completa, almeno una ragionevole ipotesi su come procedere.

By Universe Today

E in effetti alcuni hanno iniziato a pensarci davvero, addirittura già nell’Ottocento. Tuttavia, si era sempre trattato di iniziative individuali, mentre non c’era mai stato un lavoro sistematico al riguardo. Poi, proprio all’inizio del nuovo millennio, il SETI Institute di Frank Drake, che ci ha lasciati poco tempo fa, [Le due lezioni di Frank Drake, il padre del SETI, 29/09/2022] decise di organizzare qualcosa di assolutamente nuovo: un seminario internazionale in cui esperti delle più diverse discipline lavorassero insieme per cercare di produrre qualcosa di reale e tangibile, che rappresentasse un primo passo verso la composizione di un vero messaggio interstellare.

Workshop on Interstellar Message Composition

Così, dal 30 settembre al 2 ottobre 2001, in occasione del 52° International Astronautical Congress (IAC), si tenne a Tolosa il primo Workshop on Interstellar Message Composition della storia. Vi presero parte 12 persone di 7 diversi paesi, sotto la guida di Douglas Vakoch, psicologo e storico della scienza assunto dal SETI Institute poco tempo prima per coordinare questa pazza quanto affascinante impresa. In realtà gli invitati erano originariamente 18, ma 6, quasi tutti degli Stati Uniti, decisero di non venire, per paura di altri attentati dopo quelli dell’11 settembre.

Tra quanti invece decisero di partecipare c’ero anch’io, che feci la mia parte, come tutti gli altri e forse anche un po’ meglio degli altri, visto che Doug mi affidò l’incarico di esporre le nostre principali conclusioni al Workshop successivo, che si tenne a Parigi l’anno seguente.

Leggi anche:  Messaggio interstellare. Come comporre un msg spaziale

Tuttavia, il protagonista indiscusso di Tolosa fu Yvan Dutil, un giovane astronomo canadese che, insieme al suo amico e collega Stéphane Dumas (che purtroppo sarebbe poi morto prematuramente nel 2016, a soli 46 anni), aveva appena inviato nello spazio il Cosmic Call, che fino ad oggi rimane il miglior esempio di come potrebbe essere un vero messaggio interstellare, benché sia ancora di gran lunga troppo breve e sintetico. Soprattutto grazie a lui, il Workshop di Tolosa fu un’esperienza non solo entusiasmante, ma anche produttiva.

Qualcosa su cui lavorare

astronomical observatory

Per la prima volta, infatti, avevamo qualcosa su cui lavorare che non era puramente dimostrativo, come il mitico Messaggio di Arecibo o i quasi altrettanto famosi dischi d’oro caricati a bordo delle sonde Pioneer e Voyager, di cui ancor oggi si parla, ma che non hanno in realtà la minima speranza di essere mai ricevuti da qualche civiltà aliena. Facemmo dei grossi passi avanti nella comprensione delle difficoltà e delle possibili soluzioni e riuscimmo perfino a elaborare qualche ipotesi su come comunicare non solo i concetti scientifici e matematici, ma anche quelli culturali, impresa ovviamente ben più ardua.

E poi… ci perdemmo per strada.

Certo, pesarono molto i problemi economici che di lì a poco cominciarono ad affliggere il SETI Institute, dovuti in parte ai drastici tagli alla ricerca “inutile” dovuti proprio all’11 settembre e in parte a difficoltà interne. Ma anche Vakoch commise degli errori.

Per ragioni che non ho mai capito, già dal successivo Workshop di Parigi abbandonò il metodo di Tolosa, basato su poche relazioni e molto “brainstorming”, trasformandolo di fatto in una specie di mini-congresso, con tante relazioni molto eterogenee e pochissimo spazio per la discussione.

Inoltre, decise di cambiare ogni volta tutti i partecipanti, cosicché i vari gruppi si trovarono ad avere lui solo come unico punto di contatto. Per questo, almeno, un motivo c’era: la sua idea era infatti di coinvolgere il maggior numero possibile di persone in tutto il mondo, per poi convocarci tutti insieme di lì a qualche anno per cominciare il vero lavoro. Ma era un piano troppo astratto per funzionare. E infatti non funzionò. Senza una continuità di lavoro e di rapporti, la gente incontrata un po’ alla volta si perse, finché i Workshop vennero cancellati per mancanza di soldi. Ma credo che sarebbe finita così comunque.

Vakoch continuò a lavorare sul tema del messaggio

Per diversi anni Vakoch continuò comunque a lavorare sul tema del messaggio, perlopiù da solo, a volte con qualcuno dei partecipanti ai Workshop con cui era rimasto in contatto. Ma ormai il grande progetto iniziale era svanito e nel 2015 Vakoch lasciò il SETI Institute per fondare il METI International, che fin dal nome (METI sta infatti per Messaging Extra-Terrestrial Intelligence) si proponeva non solo di costruire, ma anche di spedire messaggi interstellari. Non avendo però l’appoggio di nessuna grande istituzione, il METI è rimasto di fatto una scatola vuota, che non ha mai prodotto iniziative degne di nota. E, nel frattempo, ai congressi del SETI (che sta invece per Search for Extra-Terrestrial Intelligence, il che significa che, almeno per il momento, ci si limita ad ascoltare, senza trasmettere) le relazioni sui messaggi interstellari sono diminuite sempre più, fino a scomparire del tutto.

Io però non avevo mai dimenticato i giorni magici di Tolosa e avevo giurato a me stesso che un giorno o l’altro sarei riuscito a rivivere quell’esperienza, a costo di doverla ricreare io stesso. E così ho fatto.

…Fine parte prima

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