Victim blaming. C’è una sola risposta al gioco delle parti: NO!

No, non ci stiamo chiariamolo subito! Al gioco delle parti in questo caso non ci stiamo. “Victim blaming”, sempre in Inglese, ma lo abbiamo già spiegato, è necessario che una forma verbale unica nel mondo, sia immediatamente riconoscibile da tutti. Come la parola “mamma” oppure “ciao”. La capiamo noi, la devono capire in Cina, devono capirla tutti. Subito. Cosa significa “victim blaming”, lo capirete molto bene guardando il video e leggendo l’articolo.
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Victim blaming
“Victim blaming” letteralmente significa “incolpare la vittima”. È un fenomeno vile che porta “a dedurre” che una donna uccisa, stuprata, picchiata o offesa, abbia una sorta di corresponsabilità per quello che è accaduto e per quello che ha subito.
Questo è un meccanismo che stravolge la visione degli eventi, alimentando una narrazione tossica, atta a giustificare o a cercare una causa al di fuori delle responsabilità di chi la violenza la effettua. Di conseguenza la parte lesa si trova a vivere una seconda violenza. Per questa ragione, tale fenomeno lo si definisce anche: vittimizzazione secondaria.
I fatti passano in secondo piano e si attribuisce maggiore rilevanza alla sequenzialità e al rapporto causa-effetto, per cui se hai subito uno stupro, evidentemente eri vestita in un certo modo, oppure eri in una strada isolata, o ancora ubriaca etc….! L’esigenza di creare questa etichetta nasce dal modo in cui il pubblico tende a reagire ad alcuni fatti di cronaca e deriva da retaggi culturali stereotipati e patriarcali.
Tendenzialmente la colpevolizzazione della vittima viene narrata maggiormente per quei fatti di cronaca legati alla sessualità, vedi lo stupro, l’abuso sessuale, il catcalling, lo stalking…
La tutela della vittima
La cosa più anomala è quando a praticare il victim blaming sono categorie di helping profession. Ovvero tutti quei professionisti che dovrebbero tutelare innanzi tutto la vittima. Assistenti sociali, psicologi, educatori, psichiatri, ma anche istituzioni, forze dell’ordine e professionisti come avvocati, giudici e magistrati.
Sarebbe opportuno che questi esperti la cui mission è di attivare una relazione di sostegno e di aiuto di natura professionale in numerosi campi, dal socio-sanitario alla sicurezza e alla prevenzione, venissero formati meglio sul tema “violenza di genere” in ogni forma e sfaccettatura. Questo aiuterebbe a evitare il rischio di innescare un duplice trauma, causato talvolta da domande inopportune e inammissibili insinuazioni. Sarebbe anche un incoraggiamento importante, allo scopo di impedire che le vittime rinuncino a sporgere denuncia contro il colpevole di questi atti aberranti e di fatto proteggerebbe la vittima dalla paura di essere giudicata, non capita, non creduta. Addirittura accusata velatamente “di essersela cercata”!
Se sei vittima di violenza contatta il 1522. Numero antiviolenza attivo h 24, 7 giorni su 7 e/o rivolgiti ad un centro antiviolenza della tua città. Troverai persone formate ed empatiche pronte ad accoglierti senza giudicarti.



