Milano è a tempo. In 15 minuti casa, lavoro e sicurezza

Milano
Milano è tra i centri urbani più colpiti dalla pandemia eppure, onorando la sua secolare operosità, risponde compatta alle nuove, difficili sfide che la situazione impone.
La giunta comunale ha infatti elaborato un piano che dovrebbe, almeno sulla carta, consentire la ripartenza in sicurezza e tentare di prevenire ulteriori contagi attraverso il raggiungimento di un doppio obiettivo. La “desincronizzazione degli orari” e il conseguente “decongestionamento” del traffico che necessariamente si forma per raggiungere il di lavoro.
Decentramento e co-working
In quest’ottica è previsto il decentramento di alcuni uffici/servizi nelle periferie in modo da “avvicinare” il posto di lavoro ai cittadini con il co-working ovvero la condivisione di spazi comuni posti in posizione decentrata proprio per permettere l’avvicinamento del posto di lavoro.
Sempre in linea teorica, questa nuova impostazione dovrebbe consentire a chiunque di raggiungere il proprio posto di lavoro entro una quindicina di minuti.
Naturalmente sarà necessaria anche un’efficace pianificazione “a tavolino” su dove dislocare i vari uffici/servizi e in quali spazi.
A queste soluzioni si affiancano alcune più “classiche” già sperimentate in passato. La digitalizzazione sempre più capillare attraverso la dotazione di device al personale e la flessibilità degli orari di entrata ed uscita.
Milano pubblica e Milano privata
C’è da dire che questo vale solo per i dipendenti comunali e non ancora per i privati. Con i quali, ad ogni modo, è previsto un confronto per cercare di applicare, anche parzialmente, questo schema sperimentale.
Certamente il privato ha più vincoli che una pubblica amministrazione. E’ innegabile però,che le esperienze fatte nel lock down abbiano “aperto” qualche prospettiva in tal senso, con chiara esclusione di quei siti produttivi che materialmente non possono essere decentrati.
Naturalmente si tratta di una sperimentazione. In caso di esito positivo, potrà sicuramente costituire un punto di partenza per ripensare le future città ed i relativi spazi.
Ci rimarrà forse il rimpianto di averci pensato in ritardo. Solo a causa di una tragedia e non per libera scelta dettata dalla “maturità” che dopo duecento anni di industrializzazione avremmo dovuto sviluppare.


