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Indro Montanelli nasceva oggi. Grande giornalista del 900

Indro Montanelli
Lo sguardo sicuro di Montanelli

Sono trascorsi 111 anni dalla nascita di Indro Montanelli, figura di spicco del 900. Grande giornalista e grande uomo di cultura.  Indro Alessandro Raffaello Schizogene Montanelli, il nome completo, come complete e lucide erano le sue analisi scritte sui giornali o esposte di persona. In questo 2020 quasi monotematico, ci piace ricordare le figure che hanno fatto grande il secolo, ma anche il millennio scorso: Nureyev, Händel, Grace Kelly e man mano parleremo di altri.

Indro Montanelli

Quando si pensa ad un nome di un giornalista famoso, il primo che viene in mente è quello di Indro Montanelli.

Montanelli era nato oggi, il 22 marzo, dell’anno 1909 e di lui si ricorda soprattutto quella presenza sanguigna e amante della verità che ce lo fa rimpiangere ogni giorno di più. Giornalisti del suo stampo infatti ne sono rimasti pochi in un mondo in cui questo mestiere ha perso completamente di valore. Oggi tutti scrivono senza essere titolati per farlo e chi lo sarebbe magari è disoccupato perchè la redazione della testata per cui scriveva ha dovuto chiudere. Anche di questo fenomeno dobbiamo ringraziare l’avanzare della tecnologia e internet che hanno pesantemente ridotto la vendita della carta stampata. Ma questo è tutto un altro discorso.

Montanelli e “Il Giornale

Torniamo al nostro Montanelli a cui io personalmente sono particolarmente legata in quanto ho scritto per dieci anni al Giornale, testata che lui ha creato e diretto per 20 anni, dal 1974 al 1994, e che è stata la sua creatura prediletta anche dopo aver tentato nuove avventure. Attraverso questa sua amata testata infatti ha continuato a diffondere i suoi insegnamenti a dispetto di internet e social che hanno soppiantato la mitica Olivetti Lettera 32.

Un cane sciolto

Montanelli è stato spesso definito un cane sciolto, ma questo voleva significare che era soprattutto un personaggio incapace di aderire ai luoghi comuni più conclamati. Fu l’ultimo vero inviato d’assalto, un esempio di quel tipo di giornalismo che sembra ormai scomparso, quello che produceva storia nel suo farsi avanti in prima linea.

Montanelli parla con Adolf Hitler e incontra Maria Josè

È in Germania quando il Terzo Reich avanza verso Danzica e Montanelli parla con Adolf Hitler in persona. Poi va in Finlandia e Norvegia, e proprio le corrispondenze sul conflitto russo-finlandese lo impongono definitivamente come grande inviato.

Maria Josè del Belgio

Fu l’interlocutore preferito della principessa Maria Josè, appassionata lettrice delle disincantate corrispondenze di guerra che il giornalista inviava dalla Finlandia. La principessa lo volle conoscere personalmente e affinchè questo succedesse intervenne il comune amico Umberto Bossi Pucci che li fece incontrare a Cortina nell’estate del 1940. Da lì nacque una grande ed importante amicizia: “Maria Josè è autenticamente colta. – racconterà Montanelli – Non parlava mai del re, nè del principe Umberto, suo marito.

Ma una volta che vi cadde il discorso mi disse sorridendo: Io frequento poco Casa Savoia, non è una famiglia, è un frigidaire”. Dal canto suo la principessa belga il giorno del suo novantesimo compleanno a un giornalista che le poneva domande indiscrete sulla sua vita privata rispose così:” C’è un solo giornalista al mondo al quale confiderei tutti i miei segreti: Indro Montanelli”.

A San Vittore perché antifascista

Nel 1944 Montanelli finisce in prigione a San Vittore per antifascismo e viene condannato a morte dai nazisti, ma scampa miracolosamente alla fucilazione per intervento della madre, che riesce a far intercedere per lui l’allora arcivescovo di Milano, fatto che scoprirà solo qualche decennio dopo. La prigionia gli suggerisce uno dei suoi libri più belli, “Il generale Della Rovere”, che tradotto in film da Roberto Rossellini riceverà il Leone d’oro a Venezia.

Gambizzato dalle Brigate Rosse

Indro Montanelli
Montanelli soccorso dopo l’attentato subito

Venne gambizzato dalle Brigate Rosse nel 1977 (fatto che molti continuano a tacere). Amatissimo dal suo pubblico e fieramente avversato dalla sinistra, con un’ultima mossa a sorpresa lasciò Berlusconi che entrava in politica per diventare un involontario idolo di almeno una parte della sinistra che perfino lo applaudì al Festival dell’Unità.

Chi lo ha conosciuto non potrà negare che fu anche un uomo cinico, le cui esperienze coloniali contribuirono indubbiamente a plasmargli una forma mentis consolidata, cui non rinunciò mai fino alla fine.

A distanza di sicurezza dal potere

Ma chi è senza peccato scagli la prima la prima pietra, disse qualcuno, e francamente sfido chiunque a non ammettere che Indro Montanelli è stato il più grande giornalista italiano del Novecento, personaggio tutto d’un pezzo, tanto da rifiutare, quando gli fu offerta, la nomina a senatore a vita, affermando che per un giornalista è necessario tenersi a distanza di sicurezza dal potere.