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I viaggi nel tempo e la “pagnotta” di Forlì e di Ercolano

Forno per cuocere pagnotte

Il tempo

Hanno ritrovato una pagnotta di origine remota a Forlì, ma già a Ercolano ne fu scoperta una nel lontano 1930. Abbiamo parlato di viaggi nello spazio e progetti del futuro, oggi invece ci occupiamo di viaggi mentali nel passato. Qui le difficoltà non sono poche, facciamo un esempio.

Normalmente, se qualcuno ci chiedesse di recuperare un oggetto depositato in cantina, ad esempio, tre, quattro anni prima, avremmo un attimo d’incertezza:

L’avevo messo lassù in alto sullo scaffale, dopo l’ho spostato per metterci gli sci e poi … l’ho spostato di nuovo per fare posto ai documenti … ora dovrebbe essere più in basso. Ci sarà ancora?”.

A meno di essere maniaci della precisione, più o meno tutti ci porremmo questa domanda.

Se poi l’oggetto in questione fosse stato visto per l’ultima volta dieci, vent’anni prima, allora saremmo veramente nei guai.

 I balzi indietro nel tempo

Da questi “minuscoli” balzi indietro nel tempo, è facile capire la difficoltà dell’archeologo nel recuperare reperti di tre, quattromila anni fa e ancor più del paleontologo che indaga periodi in cui l’uomo era ben lontano dal calcare il pianeta.

Può accadere, tuttavia, che la “freccia temporale” se inverta. No, nulla di quantico o extraterrestre. Semplicemente, in condizioni particolarissime, si possono recuperare frammenti di mondi perduti.

E’ il caso dell’ambra che può contenere al proprio interno insetti perfettamente conservati o dei mammut (ma non solo) ritrovati tra i ghiacci o ancora dei geodi che al cui interno vi è acqua fossile …

Insomma, i casi sono veramente tanti eppure al contempo rarissimi.

La pagnotta di Forlì

Ricadiamo decisamente in quest’ottica con la notizia riguardante il ritrovamento, a Forlì, di una pagnotta risalente al primo secolo, massimo inizio secondo. Ritrovata all’interno di una tomba facente parte di una necropoli romana, a sua volta, come spesso accade, rinvenuta per caso durante lavori ordinari, si è conservata grazie anche ad una serie di fattori tra cui anche una certa quantità di argilla penetrata nel pane.

Accurate analisi, ancora in corso, hanno comunque permesso di accertare le componenti essenziali di questo alimento del passato: orzo, miglio o forse sorgo (peccato per l’argilla!). Sembrerebbe che, grazie a un fenomeno legato allo stato dell’amido, questo pane sia ancora adatto al consumo.

La pagnotta di Ercolano

L’antica Ercolano

Tuttavia, chi volesse provare il pane dei nostri progenitori senza rischiare infezioni batteriche o peggio, potrà farlo in maniera più sicura sapendo che nel 1930, a Ercolano (la famosa eruzione del 79 d.C.) è stato ritrovato un forno che conteneva, appunto, una pagnotta.

Ovviamente bruciacchiata, ma il panis siligeus floris, chiamato così per via della siliga, farina raffinata di grano tenero, dal colore bianco, è stato conservato grazie alla nota azione protettrice della cenere.

Si trattava certamente di un alimento per ricchi.

La pagnotta è divisa in otto spicchi per facilitarne il consumo da parte dei singoli, esattamente come alcuni panini dei nostri giorni.

Nell’ambito dell’iniziativa Pompei Live, il British Museum si è avvalso di uno chef italiano, Giorgio Locatelli, per proporre quest’antico alimento.

Leggete la ricetta del nostro Locatelli, se desiderate  provare a “fare il romano” anche se, ricordiamo, ci sono differenze con l’antica ricetta ma, chiudendo gli occhi, possiamo gustare una buona approssimazione di “quello che fu”.