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“Venghino siori venghino”… che il turismo spaziale abbia inizio!

Turismo spaziale

Venghino siori venghino! Non è la voce dell’uomo del circo Barnum, ma l’invito della Virgin Galactic a inaugurare il turismo spaziale!

Da “Neom città del futuro”, a “l’astronauta fai da te”, il passo successivo non puo’ che essere consequenziale: “Il turismo spaziale”. Ecco!  

Turismo spaziale? Ora sì.

Per anni si è parlato del turismo spaziale e finalmente ci siamo: a fine 2019 la Virgin Galactic assicurerà un servizio regolare dalla base di “Spaceport America” in New Mexico.

 La lista di attesa è ora composta di circa settecento vip ma si sta allungando. Per ora solo persone particolarmente facoltose possono permettersi il biglietto da duecentocinquantamila dollari (Lady Gaga, Leonardo di Caprio …) ma, con l’intensificarsi dell’attività, è previsto un notevole calo delle tariffe.

L’importo comprende una “permanenza” di quattro giorni: tre per l’addestramento e uno per vivere l’esperienza, anche se il volo durerà circa un’ora e mezza, di cui sei minuti in microgravità poiché lo Space Ship 2 sorpasserà appena la linea di Karman, ovvero la convenzionale frontiera tra atmosfera e spazio posta a cento km di altezza.

Le fasi sono tre

Le fasi sono tre: il Black Knight 2, ovvero l’aereo che trasporta il razzo Space Ship 2 decolla da una normale pista e, raggiunta l’altezza di circa quindicimila metri, sgancia la navicella la quale effettua il volo sub orbitale raggiungendo la velocità di quattromila km/h (l’accensione totale del motore a combustibile solido dura circa tre minuti).

Dal momento che la potenza non è sufficiente per inserire il veicolo in orbita poiché si tratta di un volo parabolico, i passeggeri non saranno “sparati” come invece accade agli astronauti. Il rientro è effettuato semplicemente “spiraleggiando”.

La previsione è quella di effettuare quarantaquattro voli all’anno per un totale di duecento turisti trasportati e, confrontando questi numeri con la lista sempre in crescita, si capisce come il lavoro non mancherà.

La novità interessante

C’è però un’altra novità ancora più interessante.

La Virgin (come altre compagnie private) sta pensando di collegare attraverso orbite basse diversi astroporti sparsi nel globo e, uno dei siti ottimali, è stato individuato vicino a Taranto, in località Grottaglie che diventerà il primo sito privato al mondo al di fuori degli States con una frequenza di partenze pari allo spazioporto americano.

Il progetto dovrebbe vedere la luce entro il duemila venti, a brevissima distanza dall’inaugurazione di Starport America.

In vista di quest’obiettivo, la Virgin ha firmato già dal 2018 accordi con alcune realtà italiane che dovrebbero quindi entrare a pieno titolo in questo progetto.

Tra l’altro, uno dei piloti Virgic Galactic è italiano.

Se volete di più

Se però tutto questo per voi è poco, allora abbiate un po’ di pazienza e armatevi di una carta di credito più consistente rispetto a quella usata per assicurarvi il posto sulla Starship 2: La NASA, per sostenere gli alti costi di gestione della stazione spaziale, ha intenzione di ospitarvi turisti dal 2020.

E allora venghino siori venghino! Solo che qui però i costi sono diversi.

Per otto giorni di permanenza si spendono circa diciotto milioni di euro (due milioni e duecentocinquantamila al giorno) però è “tutto compreso” e comunque è vietato soggiornarvi per più di trenta giorni.

Si possono anche fare alcune attività “proprie” come produrre spot pubblicitari (le aziende hanno una limitazione oraria annua) o testare manufatti ma è necessario tanto, tanto spirito di adattamento.

Anche se i costi sono ora inavvicinabili, certamente tutto questo rappresenta il primo vagito di un aspetto commerciale che promette ricavi incredibili anche in considerazione del fatto che caleranno rendendo lo spazio realmente accessibile a tutti.

La riflessione

Tuttavia nasce spontanea una riflessione.

Se da un lato si parla giustamente di “democratizzazione dello spazio”, c’è da auspicare che nasca altrettanto parallelamente una “educazione civica spaziale” per evitare di trattare il cosmo come si sta facendo con le più suggestive località turistiche della Terra. Non si tratta di una riflessione scontata e di facciata: è vero che nel cosmo c’è molto spazio, ma è anche vero che non è poi così tanto. La prova sono i frammenti dei satelliti che saltuariamente rischiano di finirci sulla testa.

Meditiamo su come ci comporteremo lassù.