Eco-ansia o ansia ecologica. Un eco mostro nella testa?

Eco-ansia o ansia ecologica. Ci mancava anche questa. Diciamolo subito non è ancora ufficialmente riconosciuta come nuovo disturbo mentale. Almeno ad oggi, ma in un futuro prossimo sono chiare le premesse che entri a far parte delle nuove “patologie” della psiche.
Eco-ansia
Se ne parla da un po’, ma quando lo scrive una fonte autorevole come il New York Times, citando come esempi casi e testimonianze di persone che provano forte disagio. Che non stanno bene, a causa del cambiamento climatico e di quello che sta’ avvenendo sotto i nostri occhi in ogni parte del pianeta, ecco che il “fenomeno” eco ansia o ansia ecologica o chiamatela come vi pare per il momento, diventa argomento di punta a livello globale. Aggiungi poi il bombardamento dei media main stream che “battono cassa” sul clima. Sui disastri provocati dal nostro comportamento inadeguato, se non incivile e il gioco è fatto. Immaginiamo già la crescita esponenziale di psicologi e psichiatri specialisti di “eco ansia”. E in contemporanea una Pfizer o Moderna o una casa farmaceutica all’avanguardia pronta a lanciare sul mercato la pillola Eco-AnxBeta (sta per Eco – Anxiety), con richiamo annuale.
Come possiamo descrivere l’eco-ansia?
Secondo l’APA acronimo di American Psychology Association, l’eco-ansia è “la paura cronica del cataclisma ambientale che deriva dall’osservare l’impatto apparentemente irrevocabile del cambiamento climatico e la preoccupazione associata per il proprio futuro e quello delle prossime generazioni”.
Come riconoscerla?
Nella mente
Premesso ancora, che mancano criteri ufficiali e quindi dati certi per poter fare una analisi obiettiva, una delle prime sensazioni riscontrate sui “pazienti”, è a livello psichico (sotto vedremo i sintomi fisici). Per alcuni ricercatori il malessere è sintetizzabile nel provare un senso di impotenza e nel sentirsi sopraffatto dagli eventi. Il nervosismo, l’ansia, la paura sono altre manifestazioni psicologiche, dovute alla visione e all’incapacità personale di intervenire di fronte al cambiamento climatico. Ci si sente deboli, se non inutili o incapaci nel non riuscire a modificare la situazione e quindi nel non riuscire a intervenire per modificare il contesto.
Nel fisico
Mente e corpo sono collegati tra loro. Se non si sta bene nella testa, anche il corpo subisce conseguenze collaterali e viceversa. Lo stomaco che è un po’ un secondo cervello reagisce con dolori, nausea, problemi di digestione. Il cuore può cominciare a battere irregolarmente e accentuare l’ansia. Si dorme male e pare si riscontrino pure dolori muscolari e mal di testa. Insomma se curi il corpo, curi anche lo spirito e viceversa, giusto per confermare quanto scritto sopra.
Aggiorniamo le statistiche
La psichiatra Robby Berman, ha recentemente scritto, nel settembre 2021, che una ricerca effettuata su 10.000 giovani di 10 paesi nel mondo, ha riscontrato una diffusa eco-ansia a causa del cambiamento climatico e che l’argomento e molto sentito. Altre notizie e ricerche avrebbero riscontrato una maggiore propensione a questo malessere, da parte delle donne, rispetto all’uomo. La causa più probabile è dovuta a influenze ormonali. Non si escludono anche altre cause, magari per traumi specifici.
Come reagire?
Certo non possiamo risolvere singolarmente i problemi dell’eco sistema. Possiamo però renderci conto che qualcosa si può fare per migliorare la nostra psiche e migliorare il mondo. Ognuno di noi può apportare piccoli, ma significativi cambiamenti. Una nuova coscienza ecologica è intanto necessaria. Usiamo meno la plastica per esempio, sprechiamo meno acqua, usiamo energie alternative sfruttando il sole e il vento. Anche in casa nostra. Meglio se si trasferisse questo all’interno di una comunità.
Non ci si sentirebbe meglio, non avremmo più forza, non ci sentiremmo meno soli se tutti insieme, per esempio, tenessimo più pulito l’ambiente, raccogliendo i rifiuti, curando i giardini intorno alle nostre case, anche nelle parti comuni? Intanto in attesa di aggiornare la situazione su questo tema, prendiamo atto, proprio qui all’interno del nostro magazine che l’arte e i suoi artisti, come sempre “visionari” e sensibili hanno già captato che esiste un problema eco, in anticipo su tutti. Per esempio rileggendo “Ventimila tele sotto i mari: come l’arte salva l’ambiente”.



