Alfred Hitchcock il regista amato da Truffaut

Alfred Hitchcock
Il 13 agosto 1899 nasceva una delle personalità più importanti della storia del cinema:Alfred Hitchcock. Malgrado i genitori fossero persone umili, erano proprietari di un negozio di frutta e verdura, trasmisero ai figli, di cui Alfred era il più piccolo, un grande amore per il teatro. Alla domenica infatti si recavano tutti insieme nei teatri della zona, l’Est End di Londra, e Alfred ben presto conosce, attraverso commedie e drammi, tante storie con cui nutrire la sua fantasia. Impara così ad apprezzare le interpretazioni di attori e attrici famose, guarda ammirato le spettacolari scenografie, ma nel mondo del cinema entrerà solo nel 1920.
Il primo ciak di Hitchcock? A Genova
Forse non tutti sanno che tra la città di Genova e il famoso regista inglese esiste un legame forte in quanto il suo primo “ciak” cominciò proprio dal capoluogo ligure. Il regista, allora appena ventiseienne con alle spalle solo un paio di cortometraggi o lavori incompiuti, riprese la partenza di una nave dalla vecchia stazione marittima per il suo “The Pleasure Garden”. Ma non tutto nel suo viaggio in Italia andò come previsto. Anzi. Alla frontiera (Hitchcock arrivava da Monaco) gli venne sequestrata la pellicola, mentre a Genova gli rubarono tutti i soldi, lasciandolo completamente al verde in terra straniera.
Dopo questo non felice esordio, il regista che a Genova ospite dell’Hotel Bristol (ancora oggi esistente), si spostò verso Alassio. Anche qui non si può certo dire che si trovò bene in quanto lui stesso disse di essere stato insistentemente disturbato da una folla di curiosi. Insomma, uno “shock” di cui parlò e riparlò negli anni a venire, un vero “incubo” come lo definì su molti giornali.
La Nouvelle Vague
Ma c’è un’altra cosa, forse più importante, di cui molti non sono a conoscenza e cioè che il maestro del brivido è stato un esempio e di grande ispirazione per quel movimento cinematografico che pur avendo avuto vita breve, dal 1958 al 1962, ha rivoluzionato le regole della settima arte, la Nouvelle Vague.
Le provocazioni di Truffaut
Francoise Truffaut, esponente del gruppo venuto dai Cahiers du cinemà, assieme a Godard, Chabrol, Rivette e Rohmer, era un grande ammiratore di Hitchcock, e scrisse anche un libro in cui interroga provocatoriamente l’autore di “Psycho”. I due parlano di invenzioni visive, montaggio, taglio delle inquadrature, narrazione. Ma il discorso sfocia volentieri nella sfera del sogno, dell’eros, delle emozioni e svela la figura enigmatica e geniale di Hitchcock, tanto rigoroso e metodico nella sua arte quanto umorale e lunatico nelle sue relazioni con il mondo. Per capire l’audacia di Truffaut che si basa sulla mise en scene bisogna guardare ai vecchi cineasti, tener conto che negli anni’50 l’Europa guardava ad Alfred Hitchcock come ad un ammaliatore di masse, ma è nel promuovere assieme Hitchcock, Rossellini, Renoir e Hawks che si arriva inevitabilmente a un discorso di metodo e strategia che ha portato la Nouvelle Vague ad essere quella che è stata.
Louis Malle dal canto suo affermò la sua forte tentazione di fare un film alla Hitchcock. Così, in Ascensore c’è indubbiamente qualcosa del regista inglese. “Imitavo Hitchcock nel tentativo di fare, forse con un po’ di ironia, un thriller che funzionasse bene. La suspense, i colpi di scena… chiaramente, dal punto di vista stilistico, a parte il fatto che era il mio primo lavoro e quindi pieno di goffaggini” ammise il regista francese.
Il grande maestro della messa in scena

Insomma Hitchcock, apprezzato senza dubbio più dal pubblico che dalla critica di allora che tendeva a valutare la qualità letteraria di un film piuttosto che quella cinematografica, è stato un grande maestro della messa in scena, per lui era fondamentale riuscire a caricare d’emozione il rettangolo dello schermo, consegnandolo in mano al pubblico. Per questo non gli importava che le sue sceneggiature non fossero verosimili e che il suo fosse un genere di cinema in cui le immagini erano funzionali allo svolgimento della narrazione. La verosimiglianza non gli interessò mai, e questa sua scelta però è stata quella che lo ha reso diverso, felicemente e fantasticamente attuale ancora oggi che festeggiamo virtualmente il suo 122esimo compleanno.



