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Tutta colpa dell’Uomo di Neanderthal?

Ci mancava pure il virus prestorico

Neanderthal Man o Homo Neanderthalensis

Neanderthal : Neanderthal Man
Neanderthal Man (Neanderthal Museum)

Udite, udite! Sembra che la vera e unica causa che ha portato alla morte, nei mesi di febbraio, marzo, aprile 2020 nel bergamasco seimila malati di covid non siano stati gli acciacchi di un’età avanzata o altri fattori di rischio come malattie pregresse, un’alimentazione non corretta, lo smog o uno stile di vita squilibrato, uniti, diciamolo pure, allo scriteriato protocollo “tachipirina e vigile attesa” senza praticare le terapie specifiche che pure erano previste.

Senza dimenticare anche, in presenza di polmoniti interstiziali, l’abominevole uso di maschere d’ossigeno con compressione e iperventilazione, pensando di dover curare un’insufficienza respiratoria mentre si trattava di una proliferazione di trombi polmonari. Insomma, in aiuto di un qualsivoglia per quanto labile senso di colpa dei responsabili di tale politica sociosanitaria è stata scoperta una sequenza di geni appartenenti al genoma del Neanderthal, un homo coevo del Sapiens fino a 50mila anni orsono, i cui resti furono scoperti per la prima volta nel 1856 nella valle di Neanderthal in Germania. 

Origin

Ebbene, in questo sequenziamento e precisamente nel cromosoma 3 è presente il rischio, identificato dagli specialisti come <<aplotipo>>, di una serie di geni in grado di variare la risposta immunitaria delle cellule degli alveoli polmonari. Lo studio, messo a punto dall’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che ha, come logica, assunto il nome di “Origin”, ha trovato risonanza sulla rivista scientifica “Science“. Lo studio approntato è per rispondere alla ragione per la quale alcune persone contraggono il covid manifestando solo sintomi lievi, mentre altre subiscono gravi conseguenze per cui necessitano del ricovero ospedaliero con il risultato che alcuni finiscono per morirvi.

Questo studio che riprende le conclusioni di un’altra ricerca pubblicata nel 2020 su “Nature” firmata dal biologo svedese Svante Paabo, premio Nobel per la medicina del 2022, è consistita prima nella diffusione di un questionario on line che ha raggiunto 10mila persone della provincia di Bergamo. In seguito, sono stati selezionati 1200 soggetti divisi per età, per sesso e per malattie concomitanti e separati in tre gruppi: 400 che hanno contratto il virus in forma grave, 400 che lo hanno sviluppato in modo lieve e 400 immuni alla patologia.

Chi ha i geni di Neanderthal nel DNA si ammala con maggiore probabilità

DNA

Al termine dello studio, i ricercatori hanno concluso che i possessori nel loro DNA dei geni del Neanderthal hanno avuto maggiori probabilità di ammalarsi gravemente rispetto a chi non ne possedeva. Non solo, l’indagine ha anche rilevato la presenza di questo residuo di genoma neanderthalense nei residenti nella provincia di Bergamo sottoposti ad esame. Tuttavia, questo non è sufficiente a determinare il nesso causale tra la presenza dei geni preistorici nel cromosoma 3 e la forma grave della malattia covid 19.

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Questi geni infatti sono presenti nel 15% della popolazione italiana, nel 16% dei cittadini europei e nel 50% di quelli asiatici, pertanto, come ha dichiarato il dottor Remuzzi, direttore dell’Istituto Negri: “non è soltanto una questione di genetica, ma l’aplotipo Neanderthal è la regione del genoma umano più strettamente collegato alle forme gravi del covid 19…”. In definitiva, al di là di ogni altra considerazione, il risultato della ricerca si presenta come un’ulteriore prova del fatto che la genetica svolge un ruolo fondamentale nel determinare le funzioni vitali dell’organismo.

Il dottor Barone e il gene MTHFR

Infatti, il dott. Luigi Barone ricercatore indipendente, naturopata, dottore in Scienze dell’alimentazione e Nutrizione Umana e giornalista scientifico, da me ascoltato, afferma tuttavia che a mutare da generazione in generazione è anche il gene metilene tetraidrofolato reduttasi in codifica MTHFR, un enzima che converte l’omocisteina in metionina ed è fondamentale nel metabolismo umano. La mutazione del gene MTHFR causa una non corretta metilazione – termine usato in biologia (ma anche in biochimica) come sostituzione di elementi enzimatici nella regolazione dell’espressione genica – ed indebolisce il sistema di difesa dell’organismo.

Da Scienzaoscienza

Al momento il dott. Barone è un pioniere nella ricerca genetica della MTHFR, in conseguenza di ciò sarebbe auspicabile che la ricerca concentrasse il suo impegno in questo ambito scientifico, specifico per un ripristino del corretto funzionamento del corpo umano, partendo dall’assunzione di integratori prodotti con piante ed erbe naturali senza alcuna manipolazione chimica, ma è chiaro che ciò non è di alcun giovamento per le grandi multinazionali del farmaco per le quali la malattia è un business (come dichiarò Gino Strada fondatore di Emergency) utile per piazzare il miracoloso ritrovato chimico farmacologico di turno.

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