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Ricordando Flaubert e la disistima per Emma Bovary

Flaubert: Bovary
Copertina del libro

Gustave Flaubert

Oggi è il compleanno di Gustave Flaubert. Lo scrittore francese nacque infatti il 12 dicembre 1821 e se l’essere umano fosse più longevo di quanto già è, oggi avrebbe ben 201 anni. Tutti conosciamo Flaubert per il suo romanzo più noto Madame Bovary, che portò lo scrittore al successo nel 1857, ma la passione per la scrittura di Gustave risale a quando era bambino. Alunno dotato, ma indisciplinato, era appassionato di romanticismo, leggeva e apprezzava Hugo, Walter Scott, Byron, e a 15 anni ebbe un colpo di fulmine per Elisa Schlesinger, donna molto più grande di lui, moglie di un editore musicale. 

“Madame Bovary” e “I Fiori del male”

Ma il 1857 è anche l’anno in cui uscì un altro capolavoro: I fiori del male di Charles Baudelaire. Anche Baudelaire era nato nel 1821 e chissà, forse è anche per questo che le due opere condividono la stessa tensione estetica, ricercando la bellezza artistica nella condizione più cupa, se non addirittura nel male. Ambedue concepiscono inoltre, uno nell’ambito del romanzo e l’altro nella poesia, un nuovo modo di scrivere nonché un nuovo ruolo dello scrittore.  Madame Bovary, nella quale anche la più misera vicenda di cronaca diviene specchio della condizione umana, è un capolavoro dell’insoddisfazione esistenziale che eredita dal realismo la propensione alla descrizione e al racconto dei meccanismi di funzionamento della vita moderna.

I fiori del male si distanziano invece dal realismo, focalizzando l’attenzione sulla sensibilità, l’irrazionalità e la malinconia, esaltando un mondo ideale e immaginario nel quale fuggire, perché la realtà è spaventosa, piena di delusioni e intrisa di noia.

Flaubert non amava Emma

MADAME BOVARY interpretata da Isabelle Hupper

Certo è che Flaubert non amava affatto Emma. E’ palese che le sia odiosa sin dalle prime pagine, perché il nostro scrittore non inizia il libro parlando di questa bellissima e tormentata donna, ma del suo futuro marito, Charles, una persona genuina. E’ per lui che nutre simpatia. Attraverso il sarcasmo, Flaubert tenta quasi di dissuadere il lettore dal non cadere vittima del fascino della signora Bovary, spingendolo a concentrarsi su Charles, a non perderlo di vista, tenendo sempre in conto il suo animo incompreso. Ma sarà tutto vano, un’operazione completamente fallimentare in quanto è Emma a prendere la scena. Una protagonista che non va collocata in una dimensione temporale, ma simbolica, metaforica.

Sin da subito la associamo alla lettura stessa, tanto che il “bovarismo” finisce con l’identificarsi in un tentativo di uscire a tutti i costi dalla realtà, di raggiungere un ideale, sacrificando ogni aspetto del reale pur di riuscirci. Emma tradirà il marito, non perchè è innamorata del suo amante. Lei non ama nessuno dei suoi amanti, lei non ama nessuno. Il tentativo di Emma è quello di entrare attraverso l’azione del tradimento all’interno dei romanzi sentimentali che legge.

Emma non è mai autentica

Flaubert detesta la protagonista del suo romanzo perchè Emma non è mai autentica. Perfino per morire usa l’arsenico, un rimedio letterario. Emma è come un vampiro, che si nutre allo stesso tempo del sangue altrui e del proprio. Sarà questo vampirismo ad ucciderla, un desiderio che non è capace di procurarle altro che appetiti sempre più grandi e un’infelicità sempre più vorticosa, alla cui tremenda accelerazione di ritmo ella non sarà più in grado di reggere.

Che il libro di Flaubert ci insegni che nella vita bisogna sapersi accontentare? Sembrerebbe riduttivo, ma in fondo sarebbe un grande insegnamento da non sottovalutare.

Pubblicato il: 12 Dicembre 2022
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