La nona di Beethoven? No. Quella di “Saremo a Sanremo”
Non è la nona sinfonia di Beethoven, ma la nona puntata del viaggio direzione Sanremo, per promozionare il disco di Carlo Denei, autore, attore, cabarettista e chi più ne ha, più ne metta.
Ormai lo conosciamo tutti e la nona puntata o la nona tappa come preferite, ci propone un ulteriore avvicinamento verso Sanremo. Siamo ancora in provincia di Savona, come la puntata precedente.

Intemperie
martedì 6 febbraio 2018 – Celle Ligure-Spotorno
Spinti dalla brezza marina ripartiamo a vele spiegate. In certi momenti credo davvero che non ci fermerebbe nessuno.
La colazione è importante, perché ha il compito di fornire la giusta benzina per una buona partenza e ciò che serve sono carboidrati, zuccheri e vitamine. Salutato e ringraziato il nostro amico Tommy, che lasciamo tra muratori e architetti surgelati, siamo andati nel primo bar per la sopracitata benzina. Oggi ci spingeremo fino a Spotorno, percorrendo circa 20 chilometri.
Incontreremo Albisola, Savona, Vado Ligure e Bergeggi.
Prima di partire abbiamo visto il nostro pezzo trasmesso su Primocanale, preceduto dalle notizie meteo dove Luca Russo ha detto che siamo nella peggior settimana dell’inverno. L’unica cosa che non mi preoccupa, almeno stavolta, è la notizia che annuncia code in entrata a Savona. La neve è ovunque intorno a noi e il mio regista, che la notte si lamenta per il freddo, di giorno fa l’eroe e continua a pregare per una nevicata a bassa quota. Che dire? Lui è il regista che passa il convento, devo tenermelo caro.
Albisola
Il tempo avverso non può cancellare le bellezze della mia Liguria. Così ho potuto rivedere dopo tanti anni l’imperdibile Lungomare degli artisti, una delle passeggiate più belle d’Italia.
Completamente piastrellata negli anni ’60 di bianco e azzurro a strisce, è inframmezzata da mosaici composti da tutti i migliori ceramisti della zona che, con il loro contributo, hanno donato splendore alla città di Albisola, madre della ceramica ligure.
Max ha deciso di microfonarmi affinché il documentario abbia un audio perfetto. Per ottenere questo pare sia importante che si senta ogni mio respiro. La cosa non mi fa impazzire di gioia, perché con un microfono davanti alla bocca perdo parte della mia spontaneità. Ho commesso l’errore di dirlo a Max, così m’ha messo il microfono in testa, incastrato tra il berrettino di lana e il cranio.
Si cammina senza sosta
Oggi non abbiamo negozi da visitare, se non quelli che troveremo a Spotorno; quindi si cammina senza sosta immersi nel libeccio. Per ora niente pioggia, anche se le belle giornate di sole sono preferibili.
Il freddo fa male alle mani e, aprendo la bocca, a un certo mio dente cariato. Camminando nel freddo non sono più in grado di rispondere ai numerosissimi messaggi e like che mi stanno inviando dal giorno della partenza. La bassa temperatura logora anche le batterie del microfono. Per cambiare le pile, ma anche per asciugare il sudore delle schiene, ci fermiamo in un bar albisolese.
Angelo, che nel frattempo è già stato a Spotorno a depositare i bagagli ove dormiremo stanotte, ci ha raggiunti e, sorseggiando un caffè, ha raccontato un aneddoto legato alle batterie che si scaricano troppo in fretta: pare che un grande fotografo degli anni ’90, trovandosi di fronte un orso polare e avendo le batterie della fotocamera scariche, decise di ricaricarle infilandole in una parte intima del proprio corpo. Siamo rimasti basiti. Da questo, dopo alcune battute da osteria che vi risparmio, abbiamo dedotto che un eterosessuale con le pile scariche non potrà mai fotografare un orso bianco.
Savona

È la prima volta che entriamo in un capoluogo di provincia dopo aver lasciato Genova. Tra qualche giorno toccherà ad Imperia, ma allora saremo già in vista dell’arrivo.
Il percorso per arrivare fino a Savona non è piacevole in quanto attraversa la galleria Valloria e arriva nella zona del porto costeggiando il vecchio terminal del carbone. Arrivando si vede Torre Leon Pancaldo detta anche La torretta. Il vento non smette di tormentarci, anche se da qualche minuto ha preso a soffiare a nostro favore, facendoci risparmiare un po’ di fatica. Negli ultimi anni Savona è diventata molto carina. Ci sono stato diverse volte, per presentare un paio di miei lavori alla libreria Ubik e per recitare nello splendido teatro Sacco. Poco dopo le prove dei suoni, mi ero immerso nelle stradine del centro storico, notando con piacere che Savona è una cittadina in grado di sorprenderti ad ogni angolo. Senza contare che in uno dei suoi vicoli che trovo sempre a memoria, c’è una storica friggitoria dove fanno il panino con le fette, una morbida pagnottella di pane bianco imbottito da fette di “panissa”, che è una specialità ligure a base di farina di ceci, acqua e sale.
Chi sa della “panissa” e va a Savona senza mangiarla credo vada rinchiuso in una casa di igiene mentale. Stavolta è il mio caso.
Via da Savona senza cibo
Nonostante avessimo una certa fame, abbiamo lasciato la città senza ingerire cibo. La pausa l’abbiamo fatta in un locale di Vado Ligure che abbiamo soprannominato “Bar gli impiccioni”. Il nome glielo abbiamo dato perché, mentre noi mordicchiavamo brioche, il barista parlava con un cliente di un loro conoscente comune che, avendo il fratello imprenditore ed essendo quest’ultimo stato assunto nella ditta del fratello, voleva partecipare al dividendo dell’azienda in quanto parente. Non vi dico le malignità che hanno tirato fuori su quel pover’uomo! In soli cinque minuti io e Max abbiamo saputo tutto di lui, della sua famiglia che non lo vuole più, della sua passione per il gioco d’azzardo e dei suoi non confermati ma possibili vizi sessuali. Fosse stata presente una vecchia portinaia, avrebbe detto: “Ragazzi, così mi pare esagerato!” Questo episodio m’ha fatto nascere una riflessione: i vermi, quando muoiono e si decompongono, fanno gli uomini? A Savona saremmo dovuti passare da Decathlon per comprarci delle scarpe antipioggia, invece abbiamo deciso di tirar dritto perché la voglia di arrivare a Spotorno è più forte del desiderio di un futuro dai piedi caldi.
Speriamo solo che da domani il tempo sia più clemente. L’unico acquisto savonese l’ho fatto da un fioraio dove ho preso un vaso col basilico. Mi serve per fare qualche foto sul tema “pesto alla genovese”.
Eolo strumentista
Dopo il frugale pasto al “Bar degli impiccioni” siamo ripartiti verso il porto di Vado, dove abbiamo trovato ancora vento, ma stavolta fortissimo. La mia amata Liguria in questi giorni mi fa sentire come una Fiat Punto dentro un autolavaggio.
Prima l’acqua in abbondanza, ora la zona asciugatura. Sopra al porto di Vado siamo stati costretti a tenerci forte alla ringhiera perché avevamo l’impressione di poter volare di sotto, poi come per incanto ecco la spiaggia di Bergeggi, con l’isolotto di Sant’Eugenio in tutto il suo splendore. Il tempo non è dei migliori, ma lo spettacolo qui ti lascia senza fiato, anche per via del vento che spira in ogni direzione formando in acqua dei mulinelli simili a piccole trombe marine. I colori, mescolati al profumo del mare, che offre questa stagione, sono strabilianti ed anche per questo, pur passeggiando con gli occhi quasi serrati a difesa delle pupille, mi innamoro della mia Liguria ad ogni passo. Ma è inutile descrivere, l’esperienza va fatta e basta, e lo dico soprattutto ai non liguri.
Un’altra cosa che non avevo mai notato pur venendo qui sovente, ma solo in estate, è che il vento può suonare meglio di un umano.
Scagliando il suo invisibile corpo contro la ringhiera dell’Aurelia, trasforma quest’ultima in uno xilofono da cui escono vibrazioni inquietanti e meravigliose. Sembra un canto di sirene. E giuro che non ho fumato niente!
Per fare un po’ di cabaret con Max, gli ho parlato di manifestazioni atmosferiche, ricordandogli che in Italia non avremo mai gli uragani che hanno in America, però nella Pianura Padana si manifesta spesso una tempesta detta “Tifone di fienili” che arriva, e porta via le balle. Poi c’è il ciclone Murano, quello con l’occhio di vetro. Ma il più curioso di tutti, anche se non si manifesta in Italia, è l’uragano “Shanghai” che ti scoperchia il tetto senza muovere la casa.
E a questo punto, vi do l’appuntamento alla prossima per continuare il viaggio insieme



