Pianeta Tifo. Il tifo “distante”

il legame tra sport e ricordo
Un viaggio, un’impressione, un contatto, a volte una squadra si lega a una serie di immagini staccate dal nostro quotidiano. Non parliamo quindi del tifo di chi va costantemente allo stadio che contribuisce e partecipa alle sorti di una squadra, ma di chi magari va negli Stati Uniti, vede una volta i Boston Celtics, e tifa quella squadra di basket “sul ricordo”. C’è chi dall’estero sceglie e tifa le grandi squadre italiane di calcio o la Ferrari per il blasone, l’identità, il marchio che riverberano a livello internazionale o chi, in una trasferta reportage nel nord dell’Inghilterra, ha incontrato la mascotte dei Warrington Wolves di rugby a 13 e se la è portata a casa. La tecnologia ha cambiato e migliorato molto questo aspetto, una volta il ricordo era l’unico souvenir, adesso un’occhiata al sito o agli highlights si può sempre e comunque dare.
L’esempio perfetto del tifo distante
A metà quindi tra il tifo distante e quello costante, a parte il mio amico Wolfie di Warrington, mi trovo un’affezione particolare per il Primorje di pallanuoto, Fiume, Rijeka, Quarnaro. Ereditata dal mio collega (sì, sempre il solito), che la coltiva da decenni, passata per uno speciale ancora ai tempi della televisione sportiva, ampliata dal contatto con un giocatore spagnolo (poi diventato croato), Xavi Garcia, e sublimata dalle riprese di “The Legacy Run” e di “Sport Crime”, mi trovo a guardare il sito della squadra più italiana di Croazia: quanto vincono, chi va, chi viene, chi emerge dalle giovanili.
Lo stadio a Kantrida (che è anche il nome del LP di Luca Tramontin con la colonna sonora della stagione 1 di Sport Crime), le giovanili collegate che giocano nei porticcioli di Volosko, Ica, Icici, i post-partita (terzi tempi) che dal “Mirage” (il locale sopra alla piscina) si prolungano ad Abbazia o sul Korzo: si tifa un’area, un’atmosfera, e forse il non andarci spesso aiuta a ricordare ancora meglio, ancora “più bello”.
Il tifo che attraversa lo schermo
Certo, influisce il fattore “Italia”, approfondendo la storia emerge anche questo sentimento di appartenenza, che ha anche un certo ritorno, perché in fondo una parte dei giocatori tifano per la mia serie televisiva, alla quale hanno partecipato o parteciperanno.
Idem per chi lavora nei bar, nei ristoranti vicini, indimenticabile nell’episodio “Rijeka” (stagione 1, episodio 2) quella scena in cui all’imbrunire, in quel porticciolo di Cantrida vecchia (“c” iniziale in italiano, “k” in croato), la banda di amici beve e scherza. È una scena “vera”, senza dialoghi, con uno slow-motion che mi dà ancora i brividi, e una musica, “Ronnie Lane”, parte di un tifo incrociato che va oltre lo sport.
Capisco perché il nostro Dabs-Luca-Luka stia progettando di trasferirsi lì, e perché abbia imparato il croato per immergersi meglio in quell’acqua da pallanuoto e commozione.
Questo è l’articolo numero 2 della rubrica anti-confort “Pianeta Tifo“. Clicca e leggi l’articolo 1 “Il tifoso autoironico”



