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Gentilezza e amorevolezza per gestire ansia e paura

Paura: un gesto di meditazione
Un gesto di meditazione

Quando si parla di ansia, paura, nervosismo e preoccupazioni, spesso ci viene naturale pensare a soluzioni rapide e pratiche. Parlare di gentilezza e amorevolezza può sembrare estraneo a questi temi, eppure è proprio qui che si nasconde una profonda verità: è impossibile liberarsi dell’ansia senza imparare a trattarsi con amore e rispetto.

Molti dei sentimenti negativi che proviamo, infatti, derivano da una mancanza di gentilezza verso noi stessi. Questo atteggiamento interiore si manifesta sotto forma di ansia e paura immotivata, che ci assillano riguardo a ciò che potrebbe accadere o non accadere.

Ma il punto cruciale è proprio questo: potrebbe. Ma anche no.

Il fatto che qualcosa sia già andato storto in passato, a noi o ad altri non significa che si ripeterà. È solo una possibilità tra tante, non l’unica realtà possibile. Eppure, spesso, la nostra mente tende a considerare quella possibilità come inevitabile, perché ama il controllo e teme l’incertezza.

Mente, ansia e paura

Il nostro cervello è programmato per cercare certezza e sicurezza. Quando percepiamo una minaccia, anche solo immaginata, tendiamo a focalizzarci su di essa, rendendo così più probabile che la nostra paura si manifesti nella realtà. Questa predisposizione mentale crea un ciclo di ansia, una profezia autoavverante in cui la nostra paura dell’incertezza alimenta altre paure.

La verità è che l’incertezza è una delle principali fonti di paura. Tuttavia, non tutte le paure sono nocive: una paura sana, quella che ci avverte di un pericolo reale e immediato, non si trasforma in ansia. In quei casi, la paura è utile perché ci protegge. Ma quando la paura diventa cronica e immotivata, si trasforma in ansia, e questo è ciò che dobbiamo imparare a gestire.

Le vere fonti della paura

Anche Lama Michel del Kunpen Lama Gangchen, una delle chiavi per affrontare l’ansia è imparare a riconoscere le vere fonti della nostra paura, riconoscendo le attitudini da cui scaturiscono le sensazioni spiacevoli che proviamo. Esse non derivano tanto dalle circostanze esterne, quanto dalle nostre reazioni interiori a ciò che “succede” all’esterno.

Un antico insegnamento spirituale ci ricorda che le tre principali cause della sofferenza sono il desiderio (kama), la collera (krodha) e l’avidità (lobha). Queste sono le porte che ci conducono a stati d’animo negativi e ci separano dalla pace interiore.

O figlio di Kunti, chi ha saputo evitare queste tre porte dell’inferno (kama, krodha, lobha) sta agendo veramente per il proprio bene/ si dedica ad attività che favoriscono la realizzazione spirituale e gradualmente raggiunge la destinazione suprema. 

Bhagavad Gita XVII.22 

Ma come possiamo liberarci da queste attitudini negative, che generano sofferenza e alimentano l’ansia? Spostando il nostro focus su qualcosa di più elevato. Gli oggetti materiali, così come le esperienze sensoriali, attraggono costantemente la nostra attenzione e ci imprigionano in cicli di desiderio e paura. Ma possiamo scegliere di interrompere questo schema.

Creare un ambiente mentale positivo

Per rompere il ciclo dell’ansia, dobbiamo creare consapevolmente un ambiente mentale positivo. Possiamo farlo attraverso un semplice sforzo: sostituire i pensieri negativi con quelli positivi. Decidere, ad esempio, di non alimentare pensieri di paura, violenza o mancanza. Anche se all’inizio può sembrare difficile, con la pratica costante questo diventa un approccio di vita naturale che modifica le nostre vibrazioni interiori. È importante ricordare che anche i pensieri possiedono una carica energetica che influisce sul nostro stato interiore ed esteriore.

All’inizio non sarà facile. Ma bastano pochi minuti al giorno per iniziare a vedere un cambiamento. E se non dovesse funzionare? Non c’è nulla da perdere: si può sempre tornare alla vecchia abitudine di pensare in modo negativo. Ma prima, provate. Solo 5 minuti al giorno di pratica possono fare la differenza.

Yoga e meditazione: strumenti per calmare la mente

Un altro potente strumento per gestire l’ansia è la pratica dello yoga. Lo yoga aiuta a calmare le onde cerebrali e porta la mente in uno stato di tranquillità. Quando pratichiamo yoga, riportiamo la nostra attenzione al qui e ora, interrompendo il ciclo di pensieri ansiogeni e occupando la mente con movimenti fisici che non le sono abituali. Questa disconnessione dalle abitudini mentali negative ci offre una pausa dagli stati di ansia e paura che spesso ci accompagnano.

Lo yoga inoltre è un ottimo strumento per riportare in equilibrio il sistema nervoso la cui parte simpatica prende il sopravvento negli stati d’ansia. Parlo del funzionamento del sistema nervoso correlato agli stati d’ansia qui su questo articolo.

Allo stesso modo, la meditazione ha un impatto profondo sulla nostra mente. Praticando la meditazione, possiamo sviluppare la capacità di mantenere pensieri positivi anche al di fuori della meditazione stessa. Questo accade perché la meditazione agisce sulle frequenze cerebrali, riducendone la velocità e riportandoci a uno stato di calma. Troppi input dall’esterno mandano in tilt il sistema nervoso e le onde cerebrali con cui i neuroni comunicano diventano frenetiche. La meditazione spezza questo circolo in cui al giorno d’oggi la maggior parte di noi è, ahimè, imprigionata.  Anche solo pochi minuti di meditazione al giorno possono fare una grande differenza.

Non attirato dal mondo dei sensi, lo yogi realizza la gioia sempre nuova che vi è nel Sé. Impegnato nell’unione divina dell’anima con lo Spirito, egli ottiene l’eterna beatitudine.

Bhagavad Gita V.21

Diventare maghi della propria mente

Sembra magico, e in un certo senso lo è davvero. Quando impariamo a modulare le nostre onde cerebrali attraverso la meditazione e lo yoga, diventiamo un po’ come maghi: persone capaci di trasformare il proprio stato interiore, andando oltre ciò che consideriamo “naturale”. Con la pratica, possiamo identificare le emozioni negative, come la paura, prima che esse prendano il sopravvento sulla nostra mente conscia e inconscia.

In questo modo, la paura può essere vista sotto una luce diversa: non più come un nemico, ma come un monito che ci aiuta a capire noi stessi e il nostro cammino. Se siamo in grado di interpretarla correttamente, la paura può diventare una guida che ci avvicina alla libertà interiore.

Le vie per la liberazione: amore, non violenza e meditazione

Le antiche tradizioni spirituali ci insegnano che l’amore, la devozione, la fiducia e la non violenza sono le chiavi per raggiungere la moksha, la liberazione dalla sofferenza. Questi sono valori che possiamo coltivare quotidianamente attraverso la meditazione, imparando ad arrenderci alla vita con fiducia, invece di opporci costantemente a ciò che non possiamo controllare.

Non c’è bisogno di dedicare ore intere alla meditazione: bastano 5 minuti al giorno per iniziare. All’inizio, può sembrare difficile, ma con il tempo questa pratica diventerà una parte indispensabile della tua vita.

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Pubblicato il: 4 Novembre 2024
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