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Transumanesimo: il modello ideale. Cosa diventeremo

Transumanesimo: il modello ideale esiste?

Transumanesimo: il modello ideale. Esiste? Cosa potremo diventare? È una domanda di difficile risposta. In questo articolo infatti non ci sono soluzioni. Dopo la misteriosa “macchina di Majorana”, un altro argomento e alcuni concetti per cui riflettere!

La marcia funebre delle marionette

“…il suo intero scheletro, gran parte della muscolatura, e una grande porzione della pelle, erano stati rimpiazzati da elementi bionici potenziati. Le sue sole braccia erano un piccolo miracolo di ingegneria, dotate, nel breve spazio dalle spalle ai polsi, di oltre diecimila giunture flessibili. Anche il sistema nervoso era soltanto parzialmente originale, il che aveva senso, dal momento che il cervello umano non è programmato per far funzionare un arto capace di piegarsi in così tanti punti. Isadora possedeva un complesso sistema di microcontrollori lungo tutta la lunghezza del braccio, in grado di trasmettere gli impulsi diretti al cervello o da esso provenienti. Lei doveva solo decidere quali movimenti fare; i micro conduttori permettevano ai suoi arti di conoscere come arrivare a compierli. I polmoni erano anche dotati di speciali filtri chimici, allo scopo di aumentare l’efficienza con cui elaboravano l’ossigeno…”.

Transumanesimo: il modello ideale

Questo estratto dal romanzo fantascientifico di Adam-Troy Castro, dal titolo “La marcia funebre delle marionette” pubblicato nel 1998 in un’antologia “Premio Hugo”, edito dalla Editrice Nord, ci presenta un modello ideale di “transumano”.

Il termine “transumanesimo” nasce dal francese Pierre TeilHard de Chardin nel 1949.

Nel 1957 il significato viene ulteriormente declinato dall’ inglese Julian Sorell Huxely. 

In questa originaria accezione indica, a grandi linee, un uomo che, pur restando umano, riesce a migliorare sé stesso potenziando la propria “umanità” sempre entro i limiti della stessa che ne caratterizza lo sviluppo in senso positivo. 

La svolta del 1980

Una svolta importante avviene nel 1980, presso l’Università della California di Los Angeles dove un gruppo di scienziati si ritrova per indirizzare ciò che fino ad allora era stata più una “filosofia”, una “traccia di vita”, verso una direzione più “concreta” ma anche meno “sociale” e più “utilitaristica-individuale”.

In sostanza, il transumanesimo si trasforma in un connubio di discipline filosofiche, scienza e tecnologia per permettere all’individuo di essere “qualcos’altro”.

Queste poche righe possono solo dare una pallida idea di concetti e problematiche molto più complesse, dove non è chiaro se la maggior complessità stia nella difficoltà tecnico-scientifica di ottenere obiettivi come quelli descritti nello stralcio del romanzo o nella sfera etica e più propriamente umana.

È già possibile artificializzare parti del corpo

Già ora, pur essendo agli inizi di questo insieme di discipline, è possibile “artificializzare” molte parti del corpo umano.

C’è tuttavia chi fa un distinguo tra parti del corpo non funzionanti o in via di deterioramento che giocoforza obbligano, dove possibile, alla loro sostituzione e un “rafforzamento” delle naturali capacità umane per fini diversi dalla stretta sopravvivenza.

Per fortuna la nostra è una generica panoramica e non intendiamo addentrarci in questioni così profonde, ma vale la pena di segnalare che, soprattutto negli Stati Uniti, qualche ricercatore si è già fatto impiantare elementi bionici (ad esempio un occhio, pur non avendone assolutamente bisogno,) con risultati soddisfacenti in termini di funzionalità e di rigetto. 

Questo drappello non è unico

Questo drappello non è unico. Tra gli anni settanta-ottanta ricordo un manovale presso una cava di zolfo sud americana il quale si era fatto inserire sulla schiena una “gobba” di silicone (o simile) onde poter appoggiare meglio la cesta per aumentare il peso del minerale consegnato, dal momento che guadagnava in base al carico di zolfo che riusciva a portare dalla miniera presso la zona di carico.

Più recentemente, molte persone accetterebbero (e altre lo hanno già fatto) il microchip sottopelle per facilitare procedure tipiche dei posti di lavoro: apertura delle porte, fare fotocopie, riconoscimento all’entrata…

20 umani “campionati” : le reazioni

Nel nostro piccolo, abbiamo provato a “campionare” venti soggetti “normali” per valutare la loro reazione ad un eventuale “transumanizzazione”.

Venti soggetti di cui dieci maschi e dieci femmine, con livello culturale superiore-universitario.

Nel gruppo delle signore, sei avrebbero accettato purché i “ritocchi” fossero in primo luogo migliorativi dal punto di vista estetico e, per tre, la richiesta ulteriore consisteva in un potenziamento fisico generalizzato.

Per i signori solo cinque si sarebbero sottoposti al “trattamento” e di questi cinque, ben quattro avrebbero voluto un “aiutino” per incrementare le proprie qualità sul lavoro.

Un futuro da definire

È impossibile indovinare se i transumanisti di oggi o post umanisti di domani saranno la maggioranza o resteranno confinati in un ristretto club, certo è che, a vedere le moderne applicazioni in campo transumanista, si rimane interdetti poiché, salvo alcuni casi, le apparecchiature sono ancora vistosamente artificiali ma sicuramente, con l’evoluzione dei materiali, la direzione piegherà verso “device” difficilmente distinguibili da quelli naturali.

Resta da vedere cosa potremo diventare “dopo”. Forse, la giusta misura, consisterebbe nel non esagerare.