Studenti all’opera!
No, il titolo non fa riferimento alle attività di avvio del nuovo anno scolastico, ma alla straordinaria partecipazione degli studenti di molte scuole genovesi, tra le quali l’Istituto che dirigo, al percorso educativo promosso dal Teatro Carlo Felice, sotto il coordinamento del Progetto da parte di Elisa Moretto insieme ad Alberto Macrì, Docente di Storia della Musica del Liceo Musicale “Sandro Pertini”, per sensibilizzare i giovanissimi alla musica classica attraverso iniziative coinvolgenti e accessibili.
Il Progetto prevede la possibilità di far conoscere il prestigioso teatro genovese attraverso le opere e i concerti della nuova stagione sinfonica con il supporto degli studenti liceali, avvalendosi, quindi, di un efficace tutoraggio dei ragazzi più grandi verso i più piccoli, per raggiungere gli obiettivi trasversali di un rapporto educativo non formale, capace di veicolare efficacemente messaggi e contenuti, facilitando il coinvolgimento degli alunni.

Educare alla meraviglia attraverso la musica
È noto il valore inclusivo della musica che, con un linguaggio universale che non conosce barriere linguistiche, promuove l’acquisizione di abilità sociali, migliora l’apprendimento cognitivo e sviluppa il senso d’appartenenza alla comunità. Ma ritengo che, in particolare, l’avvicinamento alle opere nella cornice del Teatro Carlo Felice, di cui gli studenti hanno appreso la storia e conosciuto le macchine sceniche e le curiosità, significhi qualcosa di più, poiché può diventare un potente strumento di educazione estetica.
Lo stupore suscitato dalla visione del mondo incantato della lirica, che porta in scena non solo le meravigliose voci dei cantanti, i costumi, spesso sorprendenti, i giochi di luce, ma anche la forza delle passioni, educa alla meraviglia, all’ascolto delle proprie emozioni, alla consapevolezza che la coralità, quindi il “gioco di squadra”, è determinante per ottenere il risultato.
Un’esperienza totale per le nuove generazioni
Il teatro lirico, essendo al contempo musica e narrazione, è molto vicino alle caratteristiche emotive dei più giovani, che possono vivere un’esperienza immersiva – per una volta, senza la tecnologia! – atta a condurli a conoscere ed apprezzare melodie immortali nella perfetta composizione di poesia, musica e teatro, educandoli all’ascolto e alla contemplazione, ad esprimere ed affrontare emozioni.
Sono ambizioni educative alte, ma la magnificenza, in tutti gli aspetti, del Teatro Carlo Felice, grazie all’intraprendenza illuminata e alla grande sensibilità civica ed educativa del Sovrintendente Michele Galli, unite al pregio che connota il Liceo Pertini, rappresentano la garanzia che le iniziative messe in atto con le scuole cittadine consentano la realizzazione di un vero e proprio “laboratorio di cittadinanza, dove le nuove generazioni imparano a riconoscere nell’arte uno spazio comune e vitale” nel “mare di musica… felice!” che intitola il Progetto.
Una felicità espressa anche nel “colpo di teatro” finale, quando tutti i giovani spettatori lanciano aeroplanini di carta colorata contenenti pensieri e considerazioni verso il palco: un gesto trasgressivo e liberatorio, che sicuramente ha riscosso “un grande successo di pubblico”!
Il messaggio pedagogico del Don Giovanni
Ritengo opportuno, infine, soffermarmi sulla scelta di inaugurare la stagione teatrale con il Don Giovanni, nome entrato nel linguaggio quotidiano per definire un corteggiatore irresistibile: è uno dei capolavori assoluti del repertorio lirico, dramma giocoso di Wolfgang Amadeus Mozart, in una lettura che, con la regia geniale di Damiano Michieletto, rinnova l’opera senza tradirne l’essenza.
È importante evidenziare che la versione appositamente adeguata al pubblico delle scuole genovesi porta in scena lo stesso allestimento e gli stessi interpreti della pièce destinata ad avviare la stagione stessa.
Il Don Giovanni di Mozart, mitico seduttore, non esprime la netta demarcazione tra bene e male, ma si autocondanna per “eccesso di vita”, incapace di frenare i suoi desideri al punto da non poter mai essere appagato. È, in un certo senso, il peggior nemico di sé stesso, prigioniero di un ego che lo costringe a “fagocitare” ogni cosa, ogni persona.
È un messaggio profondamente pedagogico quello che arriva ai docenti e agli studenti in platea, la cui età, soprattutto nella fase della preadolescenza e dell’adolescenza, porta sé una voglia di sperimentare, di cercare soddisfazioni, di appagarsi, che devono saper governare senza soccombere: l’ungarettiano “ardere di inconsapevolezza” senza bruciarsi.

Dirigente Scolastico


