Sporteinment: portare la narrazione a un nuovo livello

Non ho dubbi, le Serie TV di Sport cambieranno le cifre e il modo di guardare e giocare.
AAAALT: non mi riferisco alle docuserie Netflix o Prime sui giocatori, sul dietro le quinte, sul seguire la preparazione a un match, ma alle fiction tipo CSI, Criminal Minds, Happy Days o Baywatch.
SCRIPTED E LIVE
Il legame tra intrattenimento scritto e live sarà sempre più stretto. Certo le serie-documentario stanno prendendo mercato e credo continueranno a guadagnarne in ogni senso, ma le serie “scripted“, quelle insomma con una sceneggiatura, le parti attoriali, l’indagine e il colpevole ancora non sono state capite nel loro vero potenziale. Il motivo è semplice: quasi non esistono.
Varie serie hanno per fondale lo sport, ma i delitti e le soluzioni sono gli stessi di altri “procedurals” non sportivi.
Esisteva “Necessary Roughness“, in italia “Terapia d’Urto“, interamente basata su un’agenzia sportiva americana, ma – ancora – si trattava di ottimi gialli che tenevano la parte atletica come (bellissimo) artificio di spettacolo, non come protagonista.
Ricordo da un episodio: un atleta infortunato per recuperare da uno strappo ai pettorali effettuava spinte alla panca piana al massimo della forza, cioè il contrario esatto di quello che ti direbbe di fare il fisio (e ogni minima logica funzionale).
Non erano stupidi, semplicemente gli autori hanno pensato a una scena spettacolare più che strettamente tecnica in senso bio-atletico, pensando che in pochi avrebbero notato questa rottura di logica. I tempi cambiano, ragazzi.
Sì, come titolava il Novi List e anche il giornale del Festival di Cannes, Sport Crime inaugura un nuovo genere, come Baywatch per le spiagge o ER per gli ospedali. Attori nelle parti attoriali e veri sportivi con attenzione tecnica nelle parti di campo, doccia, pesi, terapia, etc.
Qualche lettore penserà che siamo di parte in quanto genitori di questo prodotto, che solo per questo lo dichiariamo del tutto nuovo e innovativo: va letto all’inverso. Abbiamo investito tutto quello che avevamo (e non avevamo) perché ci siamo accorti che mancava. E che la gente ne aveva bisogno.

I SEMI
Dove si scrutano le “sementi” di questa evoluzione? Nei magazine sportivi, nel bellissimo documentario sul “Settebello” recentemente citato, in tutti i prodotti di classe che vogliono presentare il lato narrativo e personale dei protagonisti, portandoti a seguire l’evento live (la partita, la finale o anche l’intero campionato) come fosse l’ultima puntata di una serie.
Accompagnato, affezionato, non te la puoi perdere. I biglietti, gli abbonamenti, i gadget – in una matematica sottovalutata e non contabilizzata per ignoranza – dipenderanno da quel lavoro di narrazione precedente. Per il momento accade solo a tratti, a pezzi, a seconda della creatività dei produttori e dei presidenti, tra pochi anni sarà metodo, oggetto di slide e pallose riunioni di chi salirà in ritardo sul carro pronunciando male “Storytelling”.
Avremo molti imitatori, ben vengano e ben guadagnino, farà comunque bene allo sport.

Autore TV, Scrittore, Atleta


