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Sport nei giorni di festa. La percezione del dovere

Sport - Luca a Sportitalia
Chi pratica o commenta sport di professione percepisce la domenica come giorno lavorativo

Sport e giorni di festa

Sport nei giorni i festa. Sembra un argomento commercio/morale (lo fanno per soldi / non c’è più religione), ma il tema delle partite di campionato a Natale e Pasqua nasconde molti altri aspetti, ne trattiamo solo una piccola fetta, quella dei match dei super-professionisti. Senza nemmeno la pretesa di coglierne tutti i significati.

C’era una volta

C’era una volta il “ non si gioca nei periodi festivi”. Appena appena nei periodi che introducevano o concludevano le vacanze lunghe, cose tipo il 23 dicembre o il 3 gennaio, massimo il 2. Impensabile (se non per casi eccezionali o recuperi) di usare vigilie o “giorno dopo” la grande festività.

Il cammino sacro

Il cammino sacro è stato graduale e inverso, sempre di più i calendari si sono avvicinati alla festa grossa, partendo dal basso della scala economica, cioè dall’amatoriale. Per una volta il dopolavoro è arrivato prima dell’artiglieria pesante dei professionisti.

Cosa è sacro e dove (le coppe)

Quali sono i giorni sacri? Nella nostra versione europocentrica i natali e le pasque quelli sono. Ma attenzione,  l’Europa ha anche i natali “ortodossi”. Definizione imprecisa ma tanto per capirci, e volendo anche le festività musulmane di molte comunità dei Balcani. “Problema” tecnicamente minore, perché l’Islam europeo (prima delle ultime reazioni e derive) è sempre stato accomodante verso i calendari maggioritari, idem per gli ebrei, nessuna pretesa di spostare gironi e finali di nazioni e campionati di maggioranza cristiana. Dentro i club che si definiscono tali vedi atleti di qualunque persuasione partecipare alla festa di Natale della squadra.

Con le prime coppe un caos: quassù il sabato, laggiù la domenica, di là l’Immacolata Concezione che da noi è minore e da loro è maggiore. Un caos positivo che è servito a conoscersi.

Ma per stare “a noi”

Premesso che il “noi” vada virgolettato, le partite del mondo britannico sono storicamente di sabato, nell’Europa cattolica di domenica, in Svizzera (anche italiana) si gioca a rugby di sabato, come al nord. Piaccia o no, sono calendari basati sulle scadenze religiose, e sulla conseguente percezione di dovere e divertimento.

Celebri i casi di rugbisti che si rifiutavano di giocare la domenica, anche ai Mondiali. E le civili ma incendiarie discussioni che contrapponevano il “giusto, loro si che sono convinti, altro che noi” e il “si ricordino chi li paga”. Per qualcuno (stando solo al cristianesimo occidentale) il dovere professionale viene prima. Per altre classifiche comportamentali ci sono prima la riflessione e la pausa.

Sport - Michael Jones
Michael Jones, il grande All Blacks ha rinunciato a molti “caps” internazionali: per motivi religiosi non giocava di domenica

Perché

La tv che non prega ma paga, sa bene che più la gente è a casa più gli spot pubblicitari rendono. Passando ovviamente per gli indici di ascolto. Per questo ormai si gioca a Natale, Pasqua e Capodanno. Anche qui tiriamo dritti sulle differenze specifiche e puntiamo ai concetti. C’è anche il dovere professionale di offrire qualità a chi è a casa, e di unire la famiglia. Il picnic è più sacro del guardare la NBA? Dopo messa, si intende. Cosa unisce di più?

Come il cameriere, il parroco e l’infermiere

Persone che lavorano di più quando gli altri non lavorano proprio. Tutti peccatori? Secondo me no, ma non sottovaluto le posizioni opposte. Sì, ma lo sportivo fa una cosa futile. No signori, la messa e l’ospedale sono in classe A, ma come si va a ingozzarsi di capretto e nessuno ti urla dietro (è tradizione) nessuno dovrebbe permettersi di discutere un’usanza antichissima come i giochi sportivi nei giorni di festa. Non scomodo nemmeno gli antichi, le arene e la storia, rispondo male d’ufficio.

Se vogliamo buttiamo anche un pensiero a chi è obbligato a stare a casa per salute o isolamento sociale: meglio con un Boston-Calgary o un Wasps-Clermont da commentare con un amico. Può leggere un bel libro? Sì, come quello del capretto può stare a casa a mangiare il tofu, ma nessuno si permette di farglielo notare.

La fiction spesso “usa” i buchi temporali tra allenamenti e partite. La bandiera dell’HC Lugano Sebastien Reuille sul set di SPORT CRIME

Qualche esempio, solo per capire la vastità

La “cristianità’ muscolare” (non mi dilungo ma invito ad approfondire il concetto che si trova ovunque) ha assimilato lo sport alla crescita umana, permettendo se non inducendo l’avvicinamento tra momenti sacri e agonistici. Discutibile, ma non trascurabile. In Asia (come nell’Europa antica) molte competizioni sono legate a divinità specifiche e a momenti della loro evocazione o incarnazione. Mi viene in mente il Kabbadi perchè l’ho visto da poco, ma la lista è infinita. E sacra. Molte squadre dei vari football e derivati (includendo pallanuoto e calcio, che sempre da lì “vengono”) sono in origine parti di socialità religiose, soprattutto parrocchie evangeliche e/o riformate. Messa e partita.

Ancora presto

Presto (e i tempi di Covid lo hanno indicato in varie tinte) per vedere lo sportivo come un lavoratore, un operatore della salute e dello spettacolo, un ristoratore della fruizione, un elemento della aggregazione diretta o indiretta. Il professionismo compie qualche secolo ma l’aggiornamento percettivo è ancora indietro. Le giovanili salva-ragazzi dei grandi club vivono anche con i soldi dei diritti televisivi.

Qualcuno si appende

Qualcuno si appende alla parabola dei talenti dal Vangelo secondo Matteo (che andrebbe completata con quella “delle mine” dal vangelo secondo Luca) per mettere davanti il dovere di rendere e riutilizzare, sempre che questo non porti peccato. Altri (rarissimi per fortuna) ricordano addirittura che Gesù si era opposto alle comunità di Zeloti così ellenizzate da praticare sport e palestraggini varie. Ma Gesù si opponeva al materialismo generale, ragazzi, non alla cura del corpo. Poi se vogliamo usare l’arma del “saltiamo il contesto” arriviamo a qualsiasi interpretazione intollerante.

Quando avremo voglia di guai

Un giorno, quando io e la redazione di Globe ci sveglieremo eroici e arroganti, affronteremo il tema delle corsette nel bosco durante le feste e (peggio) durante la pandemia. Peggio ancora: parleremo di chi si porta i pesi nel bosco e fa allenamenti seri quando il mondo ha ben altro da risolvere. Non promettiamo niente, teniamo (per ora) famiglia.

Pubblicato il: 14 Maggio 2021
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