Sport e Sponsor: sembra che non ci sia più “niente da inventare”

Invece no, non è così.
La sponsorizzazione sportiva è in evoluzione, e – come per la musica, la scienza e altro – si arriva sempre a pensare che tutto sia già stato detto, fatto e usato, senza margini per la novità. Basta un breve e umile sguardo indietro per capire che questa impressione è una malattia temporanea di chi vive il suo presente.
Senza troppa paura di sbagliare, e con la solita disponibilità a passare da matto, vi anticipo qualche sistema di sponsorizzazione che vedremo in un arco di tempo tra i 3 e i 7 anni dalla pubblicazione di questo articolo su “Globy”.
IL NOME DELLA “CAUSA”
Vedremo presto “cause” al posto di marchi commerciali sulle maglie e sui cartelloni. Esempio concretissimo. Lo speaker che annuncia: «E ora le formazioni del Riduzione CO2 Casale. Con il numero 15…».
Insomma, ci saranno degli investimenti per portare all’attenzione globale dei progetti di legge, dei referendum, delle – appunto – cause da sostenere. Esattamente come adesso si fa con manifesti o spot.
Preso nota? Conservato il link di “Globy”?
LA NARRATIVA FILMATA
La fiction sportiva sarà un genere grosso e a parte, con un mercato suo, che permetterà di introiettare soldi molto prima delle riprese e – come con gli abbonamenti che permettono alle squadre di avere soldi in anticipo rispetto ai biglietti – club e atleti verranno pagati anche per le riprese che faranno dentro film e soprattutto serie TV.
I DIVERSAMENTE “PRO”
Parliamo chiaro, secco e brutale: gli sport per persone con disabilità sono tanto applauditi ma poco guardati. Non prendetevela con me che li sostengo, li alleno e gioco, ma con i dati di audience, confrontate quelli delle Olimpiadi con quelli delle “Para”.
È dovuto al fatto che (con qualche bella eccezione) gli atleti con disabilità sono dilettanti, quindi la politica è portata ad applaudirli per dovere elettorale e poco altro. Devono essere più spettacolari, più professionali.
Ritengo necessario, forse triste ma obbligatorio partire dagli sport di collisione, a formula numerica ridotta, per contenere i costi. Deve esserci mercato, vendita dei giocatori migliori, destinazioni dalle giovanili e non solo ereditate da disgrazie in tarda età.
So che verrò frainteso, ma so che molti capiranno cosa dico e prevedo.
E adesso passo alle forme che perderanno di valore o scompariranno a breve (qualche anno, per ovvi motivi non ho la pretesa di azzardare tempi precisi).
LE “DISTURBANTI”
Il spot che ti disturba prima di vedere quello che vuoi in rete. O quello che interrompe a metà facendoti giurare di evitare quel prodotto.
A volte funzionano, perché ti suggeriscono (essendo “a tema”) qualcosa che ti può servire, ma il sentimento di ostilità che per ora viene nascosto dalle agenzie agli inserzionisti, sarà codificato e combattuto. Insomma, durerà ancora poco, a favore di forme che creino reali affezioni, profonde o istantanee, buone entrambe.
LE “S-COERENTI”
Finiranno anche (stanno già finendo, ma nessuno ha interesse a dirlo) le pubblicità buone-buonissime di facce amichevoli le cui aziende poi hanno comportamenti opposti. Facci caso: si inizia già a satirizzare con trucchi, filtri ed effetti, ne ho vista una da poco che diceva «XY al servizio del cittadino» e sotto un’impiegata del settore elettrico che dormiva.
Ormai lo spettatore si difende in rete da chi ti fa vedere la vecchia fattoria e ti impesta di glifosati. C’è accesso alle fonti e ai dati. Moltiplica per mille e prendi nota.

Autore TV, Scrittore, Atleta


