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Private equity e atmosfere vittoriane, il futuro in franchigia

Private equity - the Hundred
La nuova formula “a franchigie” del cricket britannico (da The Hundred)

Private equity nello Sport britannico

Tutti fanno a finta di sapere cosa significhi ” Private Equity, ma traducendolo letteralmente non se ne esce. Per fare prima meglio uscire dal letterale e parlare di “investimenti esterni nello sport”.

Mi dicono gli studiosi di storia dello sport che questa maniera di fare affari è molto antica, ma è sempre stata minoritaria e mai visibile. Mi fido e sposto la lente a questi ultimi anni, perché è proprio da questa ultima decade che si può parlare di metodo comune. Anche chi non ne usufruisce sicuramente ne ha avuto la possibilità o lo sta valutando.

NEGLI STATI UNITI

USA: nel 2019 la Major Baseball League ha aperto agli investitori “PE”, le altre grosse leghe si sono accodate in ordine sparso e l’ultima è stata la NFL, quindi adesso i cinque sport maggiori a stelle strisce e dollari sono aperti a questa forma di finanziamento che spesso equivale a una vera rifondazione delle basi.

NEL REGNO UNITO

Per dare un angolo diverso ho scelto di vedere l’impatto nel più conservatore degli sport anglosassoni, il Cricket. Ho aperto con i modernissimi sport nordamericani, specificamente con il baseball, e continuo con il suo genitore, con la disciplina dal quale deriva, quello più legato al territorio, alla tradizione, alle contee, alla famiglia reale, quello che ancora chiama “tea” la pausa tra le lunghe mezze giornate di competizione.

Intendiamoci, vittoriano, vestito di bianco, reale e ducale ma con audience (soprattutto la IPL) da capogiro anche in giorni di Private Equities.

The Hundred“, una formula nuova, molto televisiva, con regole fatte per le entrate, i media, le piattaforme e quanto di più moderno. Eppure… “The Hundred” è inglese. L’entrata di nuovi soci ha portato soldi per le basi, il femminile, e le forme più tradizionali di Cricket.

L’England and Wales Cricket Board (ECB) sta finalizzando la vendita a privati di quote delle franchigie “Hundred“, le otto squadre del campionato lanciato nel 2021. Le entrate dovrebbero essere intorno ai 500 milioni di sterline.

CHI INVESTE IN “THE HUNDRED”?

Inevitabilmente molti Paperoni della IPL (Indian Premier League, una lega titanica le cui cifre vi invito a verificare, pregandovi di strofinare bene gli occhi davanti agli zeri), ma c’è di mezzo anche Todd Boehly, co-proprietario e CEO del Chelsea football club.

La percezione?

Trattandosi di un campionato recente si sperava che le reazioni tradizionali e tradizionaliste (ben diverse) fossero attenuate, ma il problema identitario si sente molto. Una volta lo spettatore sapeva vagamente che “la Juve era di Agnelli“, ma l’identità tifosa si giocava su un piano più elementare, adesso (certo, ho scelto uno sport e una terra particolari, ma credo che gli esempi rendano meglio se sono estremi) il pubblico inglese è diviso tra chi applaude le entrate e le conseguenti aperture alla base dei vivai e della manutenzione degli impianti, e chi dice che non tiferà mai “Foxes“, “Invincibles” e altri nomi commerciali di una squadra che ha padroni lontani.

L’IDENTITÀ

Il rischio di distacco identitario è molto forte, e rotto quel collante (non è detto, sono tesa e curiosa ma priva di certezze) è grosso. Impressione mia?

Questo “PE financing and franchising” continuerà, il risultato sarà buono o cattivo a seconda dei casi, della passione (o mancanza di) da parte degli investitori. Riflettiamo proprio su questi tifosi inglesi, che vivono il Private Equity come una forma di colonizzazione, proprio loro.

Pubblicato il: 31 Agosto 2025
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