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Paola Lavini in “Volevo Nascondermi” al cinema

Paola Lavini carattere emiliano

Paola Lavini ovvero Pina, nel film di Giorgio Diritti “Volevo Nascondermi”, recita una parte importante nel film e nella vita reale di Ligabue il pittore, l’uomo l’artista forse più naif dello scorso secolo. Già il titolo ha attirato, da subito, la mia attenzione. Ha colpito il mio immaginario: sofferenza plasmata in una figura e sembianza di uomo, più che uomo per davvero, per caratteristiche per concezioni comuni. Non rimane che andarlo a vedere oggi al cinema.

Gli attori

Così scorrendo l’elenco dei protagonisti da Elio Germano eccelso Ligabue adulto, Oliver Ewy e Leonardo Carrozzo nelle parti dell’artista adolescente e bambino e via via tutti gli altri personaggi del film, ho letto il nome di Paola Lavini nella parte della Pina.

Paola Lavini

Se c’è lei in un film, se hanno scelto lei per una parte, sicuramente quel film è di spessore. Lo dico senza retorica e convinto di quello che scrivo.

Giusto per non annoiarvi, su cose che potrete leggere in modo più completo in rete, ricordo solo che è attrice, cantante e performer di musical. Ci siamo conosciuti, non a caso al Festival di Sanremo, come leggerete nell’intervista. Ha lavorato con Gigi Proietti, Gianfranco Jannuzzo, Marco Pontecorvo, Pupi Avati, Marco Bellocchio, Federico Moccia, Paolo Cevoli nel film “Soldato Semplice”, dove si evidenziano anche le sue doti canore, ma mancano altri nomi che ripeto potrete scoprire sulla sua biografia.

Ha recitato in diverse fiction per la televisione: ‘Rome’, ‘Boris’,‘Gente di mare’, ‘Don Zeno’, ‘La squadra’, ‘Non uccidere’ e la serie pluripremiata ‘Il miracolo’. Nel suo passato recente e nel presente cito solo ‘Cetto c’è, senzadubbiamente’ con Antonio Albanese e ora nel film di Giorgio Diritti ‘Volevo nascondermi’ sulla storia del pittore Antonio Ligabue, che esce, come scritto sopra proprio oggi nelle sale italiane e che è stato in concorso alla 70esima Berlinale. Nell’anno appena trascorso, prende parte a ‘L’isola del Perdono’ di Ridha Behi, un film girato in Tunisia con Claudia Cardinale. Il resto ce lo racconterà lei.

L’intervista a Paola Lavini

Non vorrei aggiungere altro, ma ho la sensazione, se non la certezza che stia arrivando il momento in cui Paola si affermerà come protagonista importante della cultura e del cinema italiano. Cominciamo a conoscerla meglio

Paola, la prima domanda è quasi obbligata. Essendo reduce dal Berlinale 2020, perché eri nella delegazione del film “Volevo Nascondermi”, uno dei tre film italiani in concorso al Festival, mi piacerebbe, se per questa volta potessi tramutarti, da attrice a giornalista. Potresti fare un resoconto personale e oggettivo della visita in Germania?

Nella delegazione del film in concorso sulla vita di Ligabue – Berlino 2020

Berlino, festival di sostanza. Poco glamour, molto cinema…di qualità. Molta raffinatezza. Rigore. Una bella accoglienza, sentita, per il film ma forse anche per il cinema di Diritti. Un festival d’autore, essenziale. Un festival che conta e che è necessario.

Qualche sensazione l’hai colta certamente anche a Berlino, ma approfondiamo ancora. Pongo la domanda in gergo sportivo: com’è “lo stato di forma” del cinema italiano e come si posiziona all’estero. 

Secondo me il cinema italiano sta bene e all’estero è apprezzato.  Molto.  Forse di più che in patria. Dall’Italia ci si aspetta …qualcosa. Sempre

Torniamo a oggi. Proprio oggi, infatti, esordirà in tutte le sale italiane il film “Volevo Nascondermi” di Giorgio Diritti, con Elio Germano nel ruolo del pittore Antonio Ligabue e con Paola nel ruolo di Pina. Cosa puoi dire della parte che hai recitato in questo film e che sensazioni hai, nel senso come pensi verrà accolto dal pubblico e dalla critica?

Insieme a Elio Germano – Ligabue

La Pina è una donna piena di femminilità della pianura emiliana, a cui l’artista, Antonio Ligabue, si avvicina, nel momento in cui si è già arricchito grazie ai suoi quadri e tra i due si crea un rapporto che si fa a tratti intimo, ma con la giusta distanza. Toni (Antonio) e le donne: un rapporto irrisolto.  Io penso che questo film così pieno d’arte sotto tanti punti di vista, verrà accolto bene.  Già se ne parla tanto e bene, dopo la proiezione di Berlino. Spero che arrivi…a tutti. Anche ai meno ‘intenditori’. Se lo merita il film. Se lo merita Antonio Ligabue.

Sei un’attrice, ma in realtà sei anche un eccellente cantante e performer di musical. Non a caso ci siamo conosciuti al Festival n.70 a Sanremo, che peraltro la casualità vuole sia la stessa edizione di quello di Berlino sempre n.70. Ti ispiri a qualcuno nella musica? Come attrice invece?

Anche io ho pensato al numero 70 di entrambi questi festival a cui ho presenziato quest’anno. Mi piace. Nella musica ho ascoltato ed ascolto di tutto.  Sono cresciuta con tre grandi voci che mi hanno ispirato, anche attraverso le loro vite, il loro percorso artistico: Whitney Houston, Barbra Streisand, Mina. Whitney è un amore a prima vista e per sempre.  Mi scateno con Jennifer Lopez. Come attrice amo tanto Monica Vitti che passava dal drammatico al comico. Ma anche la Magnani, ma anche la Marchesini, ma anche Meryl Streep, Glenn Close, ma anche Isabelle Huppert, la Binoche. Ma anche tutte le donne di Almodovar.  Ho il mito della Callas e di Dalida.

Ho una curiosità che mi prende. Molti attori americani, nel recitare usano il metodo Stanislavskij. Il tuo “essere attrice “segue questa modalità?

Sì, all’inizio del mio percorso. In modo viscerale. Sì all’immedesimazione. Sì allo studio meticoloso.  Oggi però ti dico che poi la tecnica, i vari metodi, acquisiti e conquistati nel tempo e coi lavori fatti, li riesco a liberare, come fossero dei pulsanti che spingo e pronti all’uso, perché sono già corde che sono in me. Che conosco. E da lì…la verità e autenticità dei personaggi a cui do vita.

Sei un’attrice in ascesa è evidente. Quando un film da protagonista assoluta?

Intanto grazie per l’ascesa. Il film da protagonista? Il prossimo. Lo chiedo all’Universo. Ok? Ho bisogno di esprimermi completamente. È giunto il tempo. Ci sono due film in post-produzione dove comunque…ho molto spazio.  In uno, sono protagonista. Spero che le sceneggiature in Italia si riempiano sempre di più di personaggi femminili forti, pieni di sfaccettature.

Mi collego alla domanda di prima. Ti stai affermando sempre più, la personalità e la femminilità che evidenzia la tua figura, colpisce gli uomini, ma anche le donne. Potresti allora dirci qualcosa di più di Paola Lavini, al di fuori dell’attività di attrice per soddisfare i fan e i lettori di Globe?

Che bello piacere sia agli uomini che alle donne. Grazie. Amo essere come sono sia sul set, sul palco che fuori e quindi gioco, rido, ballo. Forse questo arriva a tutti. Credo che la mia chiave di lettura sia la mia coerenza tra vita e lavoro.  Insomma, sono quella famosa ragazza della porta accanto, ma non così noiosa e insipida. Sono chiassosa. Pasticciona. Rido e mangio con godimento. Mi vesto in modo colorato, anche metaforicamente parlando. Vivo.  Amo. Adoro la natura…selvaggia. Gli alberi, i fiumi. Amo le persone. Amo parlare con tutti. Amo lo scambio.  ‘Portami a ballare’…diceva una canzone ma anche…’E lasciami gridare…’